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venerdì 7 dicembre 2012

Altro che biscotto. Juventus rules

Gran partita della Juve ieri sera. Sarà un caso, ma all'avvicinarsi del ritorno in panchina di Antonio Conte, si sono rivisti lo spirito combattivo, il pressing e il forcing del girone d'andata dell'anno scorso. Altro che "biscotto": anche se il pareggio poteva andar bene a tutti, con buona pace del Chelsea campione d'Europa, la Juve ha giocato per vincere, e ha vinto. Espugnato il campo dello Shakhtar, squadra che prima della gara era in testa al girone (un po' a sopresa, per quanto mi riguarda).
Con quel che ne consegue: primo posto nel girone, evitato il rischio di incontrare Barcellona, Manchester United, Bayern Monaco negli ottavi, anche se tra i secondi ci sono il Real Madrid e l'Arsenal. Inoltre i bianconeri giocheranno in casa il ritorno degli ottavi. Altri potenziali avversari della Juve nel primo turno a eliminazione diretta saranno Porto, Valencia, Celtic, Galatasaray. Il sorteggio, in programma a Nyon il 20 dicembre alle 11.30, eviterà ai bianconeri il Paris Saint Germain, lo Shalke 04, il Malaga, il Borussia Dortmund, oltre allo Shakthar (perchè proveniente dallo stesso girone) e al Milan (perchè della stessa nazione). 







 
Tornando alla partita, sottolineo la prestazione maiuscola di Vucinic, che ultimamente era stato poco efficace: ieri ha corso parecchio, è stato incisivo, ha messo molto in difficoltà i difensori avversari, e ha regalato un gran pallone a Giovinco (che ancora una volta ha peccato di precisione nel tiro). Il vantaggio, arrivato su autogol, mi è sembrato meritato. La Juve poi ha continuato a giocare in attacco, senza fare melina o cercare di addormentare la gara (attività in cui si solito non eccelle). E ora aspettiamo gli ottavi.

Massimo

mercoledì 21 marzo 2012

Grazie Del Piero


Juventus Milan 2-2. Gran partita, gol spettacolari. Grazie al cognato Stefano, che mi ha proposto di andare allo stadio, e ha fatto la fila per i biglietti. Eravamo a 6 metri dalla porta dove Del Piero e Vucinic hanno segnato i gol della qualificazione.
Notare, nel contributo fotografico sul post partita, il "non sorriso da foto" tipico del vostro affezionato blogger di quartiere. Eppure era un momento "toda joia tanta roba". Oh, son fatto così, ho questo rapporto complicato con le foto.




Passiamo alle cose serie. Standing ovation per Alessandro Del Piero: 694 presenze, 287 gol. 7 scudetti conquistati sul campo, 4 Coppe Italia, tutte l
e coppe attualmente disponibili. In bianconero sin dall'adolescenza: 19 anni di tecnica sopraffina, fantasia, classe e signorilità. Grazie.





Massimo

venerdì 23 luglio 2010

Post leggero sui mondiali africani

In questo periodo di stanca del blog, attendo un po' più di calma per raccontare qualcosa del viaggio che ho fatto in Terra Santa a inizio luglio. Intanto rompo il ghiaccio con un tema più leggero e ormai "retrò": provo a fare il punto sui primi mondiali di calcio giocati in Africa, a mio avviso originali per una serie di motivi che vado ad elencare. Il mondiale "africano" ha visto uscire nella fase a gironi tutte le squadre del "continente nero" tranne il Ghana. C'è da dire che Sudafrica e Costa D'Avorio hanno sfiorato la qualificazione. Complice la simpatia per le squadre del continente, ho rivolto appassionatamente al Ghana il mio tifo dopo la penosa eliminazione dell'Italia, e dopo le disfatte della Juve, degli azzurri e delle Black Stars inizio a pensare che potrebbe essere utile tifare per le squadre che voglio veder perdere... L'andamento dei mondiali è stato anomalo anche nell'equilibrio tra i 2 continenti tradionalmente più forti, Europa e Sudamerica. Dopo la fase a gironi, i giornalisti annunciavano il tramonto del calcio europeo: eliminate Italia e Francia - finaliste nel 2006 - Danimarca, Grecia, Serbia, Svizera, Slovenia. Restavano in lizza 6 squadre del vecchio continente, meno della metà delle 13 nazionali partecipanti. L'en plein delle 5 squadre sudamericane, tutte qualificate agli ottavi, annunciava un mondiale "latino", con Brasile e Argentina che sembravano avere una marcia in più. E invece le due corazzate sono uscite ai quarti (la prima per sbadataggine, la seconda spazzata via dalla Germania). Perciò, a sorpresa, in semifinale l'unico rappresentante latinoamericano è l'Uruguay, e le finaliste sono due europee che non hanno mai vinto il titolo. Il trionfo va alla Spagna, alla sua prima finale, che colleziona una "doppietta" Europei-Mondiali. Come già fatto notare da altri, tutte le stelle attese ed acclamate dallo spot Ni*e non hanno brillato (per usare un eufemismo): Cannavaro non era più il muro di Berlino ma la bella statuina, Drogba si è rotto il braccio (e la Costa D'Avorio non si è qualificata), Ribery e Henry non hanno impedito alla Francia di arrivare quarta nel girone con un solo punto, il Portogallo di Cristiano Ronaldo è uscito agli ottavi (e "CR9" ha abbandonato il campo sputando sulla telecamera), Rooney è stato contestato dai connazionali ben prima del 4-1 inflitto dai tedeschi agli inglesi. Mai come in questa edizione le polemiche si sono abbattute sul pallone ufficiale: molti commentatori ritengono che Jabulani, particolarmente leggero e dalle traiettorie anomale, sia stato la causa di molti errori nei passaggi, nei tiri, e nelle parate (ma molte papere dei portieri sembravano "naturali").
Il tormentone Vuvuzela ha trasformato un oggetto di plastica in un fenomeno di costume: una semplice trombetta ha scatenato polemiche per l'alto volume e il rumore fastidioso, anche se molti ipotizzano che il suono fosse trasmesso dagli altoparlanti, visto che in tv non si vedevano tante persone impegnate a suonarle con continuità, e visto che è un'attività meno semplice di quel che sembra.
Ho provato la mitica Vuvuzela e mi sembra davvero difficile che fossero così tanti a suonarla da produrre un suono molto forte, uniforme e continuo per tutta la partita.
In ogni caso, durante i mondiali sono comparsi anche i software per filtrare la frequenza delle vuvuzela e garantire un'audio meno disturbato alle telecronache. Non ricordo precedenti di un gadget legato a un singolo evento sportivo che abbia fatto tanto "rumore"... Si parla già di spartiti "monotoni" per vuvuzela. Ma niente a che fare con la musica. Waka Waka!




Massimo

lunedì 28 giugno 2010

Forza Ghana


Neanche il tempo di parlare di mondiali come agli esordi di queste pagine telematiche, e già l'Italia è eliminata. Complici anche i ritmi del blog, ultimamente molto rilassati, ma soprattutto una squadra inguardabile. Ammetto che da tifoso, dopo tre partite deludenti avrei concesso un'immeritata proroga se uno dei tanti "quasi gol" degli ultimi 10 minuti fossero stati convalidati.

Penosa comunque l'eliminazione in un girone abbordabilissimo, ultimi dietro la Nuova Zelanda (buoni dilettanti nel mio immaginario) e l'esordiente Slovacchia, una bella lezione per i nostri viziatelli presuntuosi. L'ultimo dei problemi in questo Paese in crisi economica, culturale, istituzionale, e mi fermo qui.

Il TG1 delle 20 ormai è costantemente troncato a metà per "la partita dei mondiali", in realtà per il collegamento pre-partita e relativi spot, anche se la gara non è fondamentale. Idem la domenica a ora di pranzo se c'è il Gran Premio. Fortunatamente a farne le spese sono prevalentemente le notizie del lato B, cioè il secondo quarto d'ora in cui veniamo aggiornati su cuccioli, i servizi "di costume", marchette a nuovi prodotti, dichiarazioni dei vip su temi che non li riguardano. Temi che una volta erano quasi esclusiva del rotocalco e fino a qualche anno fa delle testate più "fru fru" come Tg2 e Studio Aperto.

Se uno
alle 20 vuol vedere il TG, purtroppo deve scegliere tra Minzolini, TG5, e Tg di La7, che ho provato solo un paio di volte, ma me l'aspettavo più "alternativo" (cioè che desse il giusto spazio alle notizie importanti...).

Tornando alla figuraccia mondiale dell'Italia calcistica: è diventata persino l'unica motivazione che il "ministro" Brancher riesce a dare alle polemiche che l'hanno investito: «L’Italia perde i Mondiali e se la prende con me». Persino i leghisti si sono scandalizzati, persino la base dei pidiellini si è lamentata della nomina a ministro (per un fumoso nuovo dicastero
senza portafoglio) con l'unica apparente finalità di consentirgli di chiedere il legittimo impedimento e ritardare il processo per appropriazione indebita e ricettazione. Persino Il Giornale non conforta Brancher. Si, proprio il quotidiano "della famiglia Berlusconi".

Il Paese ha raggiunto livelli tali che talvolta è difficile una scelta serena tra ridere e piangere. Anche in presenza di personaggi da operetta che dichiarano "L’opposizione vada a vedere le deleghe, quelle che sono scritte, in Gazzetta Ufficiale". Colpo di scena: "Vedo che ancora non sono state pubblicate, sono sereno".

Tornando ai Mondiali, leit motiv e pretesto di questo "postino estivo": è rimasta un'unica squadra africana, il Ghana. "This time for Africa",
dice la guru estiva Shakira. E le squadra africane sono simpatiche, spesso più spettacolari delle nostre, rappresentano un mondo che merita riscatto. E allora forza Ghana!

Massimo

sabato 5 settembre 2009

A 20 anni dalla morte di Scirea

Giovedì ricorreva il ventennale della morte di Gaetano Scirea, campione sul campo ed esempio da imitare per tutti gli sportivi. Libero della Juventus e della nazionale campione del mondo nell'82, a soli 36 anni morì in un incidente in Polonia, dove era andato a seguire, in qualità di secondo dell'allenatore Dino Zoff, un'avversaria di coppa Uefa della Juve. Mai espulso o squalificato, ancora oggi è ricordato per la sua correttezza in campo e fuori. Per questo sarebbe forse il caso di ritirare la maglia numero 6, che invece viene consegnata al neoacquisto Fabio Grosso.



Passando alla juve di oggi, cerco di non farmi travolgere dall'entusiasmo: con l'impressionante demolizione del Milan, l'Inter ha impressionato, confermando di essersi rafforzata nonostante la partenza di Ibra. Eto'o e Milito sono una coppia d'attacco da 40 gol, Thiago Motta e Sneijder hanno rinforzato il centrocampo, Lucio si è aggiunto a un gruppo di centrali già di prim'ordine.
Tuttavia, la Juve può festeggiare il primato in classifica e l'acquisto di un grande giocatore. Troppo presto per definire Diego "un fenomeno" o "il nuovo Zidane", ma l'inizio è stato decisamente strepitoso. Dopo la buona partita (e assist) contro il Chievo, è arrivata una prestazione maiuscola contro la Roma: la sua doppietta ha consentito rimanere a punteggio pieno nonostante la prima trasferta impegnativa sia arrivata già il 31 agosto. Lanciato da un errore clamoroso Cassetti, Diego è partito da metà campo, ha resistito all'intervento di Riise, e ha superato il portiere con un colpo d'esterno spettacolare.
Non manca qualche difetto: la difesa ancora un po' ballerina, un centrocampo che sente la mancanza di Sissoko, la svagatezza che porta Melo a perdere palloni importanti. Ma gli ottimi risultati, l'acquisto in extremis di Grosso e soprattutto il talento mostrato da Diego fanno sperare nello scudetto.

Massimo

sabato 10 gennaio 2009

Mister X?

Parentesi leggera.
Ho formulato diverse ipotesi sull'identità del Mister X che vuole comprare il Toro. Ve le sottopongo come se foste il pubblico in studio a "Chi vuol essere milionario" (la cui nuova formula non mi convince affatto...)

A. Una famiglia di ereditieri piemontesi come si sosteneva inizialmente
B. L'ennesimo furbetto del quartierino che vuol farsi un po' di pubblicità facendo finta di voler rilanciare il Toro, magari comprandolo davvero ma mettendoci pochi soldi e affondando società e squadra
C. I Ferrero di Alba
D. Mister X - il nemico dell'Uomo Tigre



Massimo

martedì 11 novembre 2008

Capitano, mio capitano

Grazie all'amico Alessandro, ho visto il video della standing ovation regalata ad Alex Del Piero dagli sportivissimi tifosi del Real Madrid (e dai tifosi bianconeri in trasferta). Pinturicchio continua a segnare, quasi sempre gol importanti e su punizione dalla distanza. Ma soprattutto continua ad essere un campione di stile, lealtà e comportamento, uno dei pochi esempi positivi che il mondo del calcio offre ai ragazzi.
Grazie capitano!






Massimo

venerdì 7 novembre 2008

YES, WE DID

La notizia di questi giorni è lo straordinario successo di Barack Obama, primo Presidente di colore degli Stati Uniti. Un evento eccezionale che segna una pietra miliare nel percorso di integrazione degli afroamericani e di tutte le minoranze (quella ispanica, la più numerosa, ha appoggiato il senatore democratico). In un periodo di paura, prima generata ad arte dagli stessi USA e ora legata alla grave crisi economica, Obama ha puntato sulla speranza e sul cambiamento, e ha vinto. Mettendo fine nel modo migliore agli 8 terribili anni di amministrazione Bush. L'eredità lasciata dal petroliere si aggiunge alle enormi sfide che attendono Obama: crisi economica, emergenza ambientale, conflitti in Irak e Afghanistan, tensioni con i "Paesi canaglia" e rapporti diplomatici complicati con Russia e Cina.
Il sogno di un Presidente americano di colore, condiviso da tante persone nel mondo, si è avverato. Ora si spera che le pressioni e i poteri forti non impediscano a Obama di concretizzare la speranza con un cambiamento all'altezza delle grandi aspettative che si sono accumulate su di lui.




A questo evento storico fanno contorno due imprese sportive. La Juventus, in una stagione che fino a qualche settimana fa sembrava piuttosto deludente, ha bissato la vittoria dell'Olimpico contro il Real Madrid andando a vincere 2-0 al Santiago Bernabeu, tempio del calcio quasi inviolabile. Probabilmente è la prima volta che il Real perde sia l'andata sia il ritorno nelle coppe europee. In precedenza, solo 3 volte le squadre italiane avevano vinto sul campo delle merengues: nel 2002 la Roma di Capello, nel 1967 Inter di Helenio Herrera, e nel 1962 ancora la Juve che, grazie a un gol di Omar Sivori, piegò il Real di Puskas, Di Stefano e Gento.
La serata di mercoledì scorso è stata dominata da Alex Del Piero, che alle soglie dei 34 anni continua a mostrare il suo talento puro, sorretto da un carisma e una forma eccezionali. Sempre più capitano e uomo squadra, ha steso il Real Madrid con un rasoterra angolato al termine di un'azione personale (17') e con una punizione sul primo palo (67') che sta diventando il marchio di fabbrica della sua strepitosa stagione. E' infatti il suo quarto centro su calcio piazzato dalla distanza, sempre in partite importanti: prodezze simili gli erano riuscite in campionato contro la Roma e in Champions League, nelle partite interne contro lo Zenit e il Real. L'impresa di Alex ha scatenato anche la sportività degli spagnoli: l'ovazione all'uscita dal campo (una bella lezione alle tifoserie italiche) e i titoli entusiasti della stampa spagnola.

da La Stampa del 6 novembre:

«Un capitano, c’è solo un capitano», gridano i 2.500 tifosi bianconeri arrivati dall’Italia e appesi al terzo anello dello stadio dei sogni. Cantano loro, e applaude il resto del popolo merengues, troppo deluso dai suoi, e troppo competente per non rendere omaggio a un campione che t’ha appena abbattuto in casa. Alex si inchina. «Quell’applauso me lo ricorderò per tutta la vita», confesserà. Ronaldinho con la maglia del Barcellona era stato l’ultimo nemico a ricevere l’ovazione del Bernabeu.



Infine, un evento solo apparentemente di nicchia. Tresette, squadra di calcio a 7 che in 26 gare aveva collezionato due pareggi e nessuna vittoria, ha colto ieri sera il primo successo, maturato in modo epico: con 7 giocatori contati, grazie all'assenza del portiere titolare e del suo sostituto a gettone, di un attaccante infortunato di lungo corso e di un fantasista poco attaccato alla maglia, la squadra dell'amicizia ha schierato l'ex attaccante Gigi tra i pali e, trascinata dal capitano-bomber con gli occhiali, nonché da un gol su rinvio dello stesso Gigi, ha rimontato un pesante parziale di 1-4 segnando 4 reti nella ripresa e con una prestazione maschia ha chiuso gloriosamente l'incontro sul 5-4.
Lo si era detto, e si è mantenuto l'impegno: qui si scrive la storia. Grazie all'ultrà Teri che, pur seguendo fedelmente una squadra mai vincente (fino a ieri sera), era stato bistrattato dagli ingrati giocatori. Bordate di fischi per chi ha marcato visita per andare alla riunione di condominio: mentre lo stolto sentiva disquisire sulla pulizia delle scale e il collocamento dei bidoni, e si animava in dispute a colpi di millesimi e postille del regolamento, 7 eroi scrivevano la storia.
Yes, we can. Yes, we did.


Massimo

giovedì 21 agosto 2008

Zona 30 e Linea 58b

Blogger e blog (anche detti "bloggereblog") vanno in vacanza per qualche giorno. Prima di abbandonare i famosi 25, segnalo a quanti utilizzano il pullman 58 barrato che da lunedì 25, causa lavori per la realizzazione di una rotonda nell'incrocio Filadelfia-Castelgomberto, la linea sarà deviata nei pressi della fermata Gorizia/Filadelfia: in direzione Salvemini, dall'incrocio suddetto proseguirà per via Gorizia, corso Orbassano, piazza Pitagora, corso Orbassano, piazza Omero, via Guido Reni, corso Salvemini, percorso normale. Stesso percorso dal capolinea Salvemini alla fermata Gorizia/Filadelfia: via Guido Reni, piazza Omero, corso Orbassano, piazza Pitagora, corso Orbassano, percorso normale.




La nuova rotonda è il primo degli interventi previsti nell'àmbito di un progetto molto più ampio, la Zona 30. L'occasione è propizia per fare qualche precisazione a riguardo: nel quadrilatero compreso tra via Guido Reni, corso Sebastopoli, corso Siracusa e corso Orbassano (i suddetti corsi e vie di scorrimento sono esclusi), sarà appunto istituita una zona in cui le auto non potranno andare oltre i 30 all'ora, per dare precedenza - e sicurezza - a pedoni e ciclisti. Non si tratta di divieti o telecamere pronte a sanzionare, ma di un intervento di riqualificazione urbana reso possibile da un bando regionale, cui la Circoscrizione 2 ha partecipato l'estate scorsa con un progetto classificatosi al primo posto della graduatoria. Alcuni semafori saranno sostituiti da rotonde, come in via Filadelfia, la zona sarà resa più vivibile da interventi di arredo urbano, un incrocio "storicamente pericoloso" come quello tra via Boston e via Castelgomberto sarà messo in sicurezza da un passaggio rialzato.

A questo proposito, ci tengo a ricordare che nel 2002 la Circoscrizione aveva dato parere favorevole su un progetto del Comune che prevedeva l'innalzamento di tutto l'incrocio a livello del marciapiede. L'intervento cadde in una spirale di rinvii legati alle "urgenze olimpiche" che hanno monopolizzato le risorse e dagli attuali "chiari di luna" del bilancio cittadino. Speriamo che sia la volta buona.

La Zona 30 è una scommessa, un tentativo di restituire sicurezza e vivibilità al territorio, adottando quello che in tante città europee è la prassi da decenni (in contesti dotati probabilmente di maggior senso civico).



Sull'articolo pubblicato da La Stampa il 29 luglio scorso trovate altre informazioni ma soprattutto spunti comici irresistibili, come "questo quartiere residenziale a due passi dalla centralissima piazza San Carlo" (saranno 5 chilometri in linea d'aria, e 6 in automobile). Un "numero" che rende ancora piu' fuori luogo il tono ironico e beffardo dell'articolo, dove non si spiega qual è l'area interessata dall'intervento, preferendo ardite similitudini con Paperopoli, Paperino e la 313. Anche l'unanimità del Consiglio di Circoscrizione è stata prodotta dalla fantasiosa penna della cronista.

Quasi si rimpiangono i tempi in cui l'inesattezza degli articoli sulla Circoscrizione 2 era legata allo "slang" della Stampa, che per brevità chiama "Santa Rita" tutta la 2 (che comprende oltre a Santa Rita anche Mirafiori Nord, sul cui territorio sorgono la sede della Circoscrizione e la stessa Zona 30), e "Mirafiori" tutta la 10 (che in realtà comprende solo Mirafiori Sud). Fortunatamente il giorno dopo aver pubblicato il capolavoro, La Stampa è tornata sull'argomento
correggendo un po' il tiro.

Massimo

giovedì 14 agosto 2008

Bentornata Signora

Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco, diceva il Trap ma il rientro della Juve in Europa è stato celebrato con una passeggiata contro i modesti slovacchi dell'Artmedia. Il risultato è confortante sia perchè garantisce il passaggio del turno e quindi l'agognato ritorno alla Champions League (salvo epidemie o meteoriti sull'albergo della Juve), sia perchè già in questa fase della preparazione la forma e il gioco sono già soddisfacenti. Nel primo tempo, in particolare, si è visto un bel gioco e una squadra tonica.
Apre la stagione ufficiale il gol di Mauro Camoranesi.




Il raddoppio è un gran bel gol dell'inossidabile Alex Del Piero.




Chiellini di testa segna il terzo gol e chiude sostanzialmente la gara. Nella ripresa il gioco si spegne, il ritmo cala, tuttavia Del Piero sfiora un'altra rete spettacolare, Iaquinta - subentrato nel primo tempo all'infortunato Grygera - coglie un palo, e allo scadere arriva il quarto con Legrottaglie, ancora di testa.
Bentornata Signora.

Nella prima fase della preparazione, segnali confortanti erano venuti da 3 amichevoli contro squadre prestigiose e più avanti nella preparazione: 3-1 con il Borussia Dortmund (Amauri, Iaquinta 2, Kruska rig.), 1-0 con l'Arsenal (Trezeguet) e pareggio spumeggiante con il Manchester United, finito con gli applausi dei tifosi inglesi per Del Piero.





Massimo

domenica 20 luglio 2008

Brunetta-Tremonti: la strada dello spreco è lastricata di buone (?) intenzioni

Ben vengano gli sforzi per tagliare gli sprechi, ridurre la spesa pubblica e punire i fannulloni. Ma l'impressione è che Brunetta, Tremonti & C. stiano solo cercando di farsi belli, dando all'opinione pubblica la semplice impressione di cercare gli obiettivi suddetti, grazie anche a una stampa compiacente, quotidianamente prodiga di inesatti titoli a effetto, che strizzano l'occhio ai discorsi da bar e ai tanti detrattori dell'impiego pubblico. Sull'onda della giustificata indignazione verso i privilegi della casta politica e i relativi sperperi di denaro pubblico, la cosiddetta "antipolitica", che in realtà alza la voce perché vorrebbe una buona politica ed è giustamente disgustata da questa. La casta è un sistema morboso che tritura e sfrutta tutto, compreso ciò che ad essa si oppone. E non è, purtroppo, una questione di centrodestra o centrosinistra.

Riguardo la perplessità sui benefici dei "tagli" previsti dal cosiddetto "Decreto Brunetta" (Decreto Legge n. 112 del 25/06/2008), aldilà dei tanti sprechi sotto gli occhi di tutti e ignorati dai decreti, mi limiterei a un solo esempio, relativo a un argomento evidenziato in questi giorni dai media: l'obbligo della visita fiscale per tutte le assenze, anche di un giorno, dei dipendenti pubblici.
Brunetta sarà informato del fatto che le visite fiscali si pagano? E che costano tra i 20 e i 30 euro? Quanti soldi pensa di recuperare scoprendo i "truffatori" tramite i controlli? La detrazione delle indennità e parti "accessorie" della retribuzione, tutto sommato logica, si applica a tutti gli assenti per malattia, dunque si tratta di un risparmio indipendente dalle visite di controllo.



Iniziavo a pensare che solo nel mio ufficio si parlasse dell'assurdità di una decisione che "suona bene" ma aumenta i costi fingendo di tagliarli. I giornali, pronti a catturare l'occhio con i roboanti e imprecisi titoli di cui sopra, producono invece il classico "silenzio assordante" su elementi che il semplice buonsenso suggerirebbe di valutare. Per fortuna se ne accorgono anche altri, come il blog orizzontedocenti:

Circolare Brunetta: facciamo due conti

A conti fatti nella scuola le disposizioni contenute nella circolare firmata dal Ministro Brunetta potrebbero provocare maggiori spese anziché risparmi reali. L’obbligo della visita fiscale anche per un solo giorno sarà difficile da rispettare. In quali orari i dipendenti in malattia potranno recarsi dal proprio medico? da la Tecnica della scuola
Applicare la “circolare Brunetta” nella scuola non sarà facile e, forse, provocherà persino un aggravio di costi per le casse dello Stato.
Proviamo a fare due conti.
La circolare prevede che per ogni assenza, anche di un solo giorno, sia necessario disporre la visita fiscale.
Norma sacrosanta: i “furbi” avranno vita difficile anche perché adesso la legge amplia la fascia oraria all’interno della quale bisogna essere reperibili al proprio domicilio (dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20).
Ma già questo punto crea le prime difficoltà: se il paziente può uscire di casa solo dalle 13 alle 14 come gli sarà possibile recarsi dal proprio medico per farsi visitare e certificare la malattia?
Il problema ha molto in comune con i “paradossi logici” che hanno messo in difficoltà i filosofi, dai sofisti fino a Bertand Russell (ma forse al Dipartimento della Funzione Pubblica ha già pronta la soluzione).
In realtà, secondo le regole in vigore, il dipendente può benissimo allontanarsi dal proprio domicilio anche durante l’orario di reperibilità a condizione però di comunicarlo anticipatamente all’ufficio da cui dipende.
Ma vediamo cosa può accadere nel caso di un’assenza per un solo giorno.
Di buon mattino, l’insegnante telefona alla propria scuola e comunica che starà a casa un giorno e che, poniamo, dalle 16 alle 18 sarà fuori casa per recarsi dal proprio medico.
La scuola dovrà comunque disporre la visita fiscale.
Supponiamo che il medico dell’ASL si rechi dall’insegnante proprio alle ore 17, mentre il dipendente è dal medico di famiglia.
A quel punto il medico lascerà un avviso nella buca delle lettere dell’insegnante e tornerà uno o due giorni dopo, quando l’assenza si sarà già conclusa.
L’ASL, a sua volta, notificherà alla scuola che il medico fiscale si è recato due volte presso il domicilio del dipendente senza poter effettuare la visita di controllo.
Probabilmente l’ASL emetterà una parcella per due visite di controllo (più o meno 40 euro in tutto); il dirigente dovrà chiedere chiarimenti ufficiali all’insegnante che presenterà a sua volta il certificato medico sul quale avrà avuto cura di farsi annotare l’ora di rilascio del certificato da parte del medico di famiglia.
Risultato: notevole giro di carta, possibile aumento di contenzioso, rapporti più tesi fra insegnanti, ufficio di segreteria e dirigente scolastico e via discorrendo.
L’erario trattiene circa 8-9 euro dallo stipendio dell’insegnante, ma la scuola ne spende 40 per due tentativi di visita fiscale!
Ma può esserci anche un altro caso: il dipendente chiede 7 giorni di malattia, se ne sta tranquillamente rinchiuso in casa dalle 8 alle 20 in attesa della visita fiscale, alle 20 e un minuto esce di casa e si dà alla vita notturna, pronto per un bel “cornetto e cappuccino” in uno dei bar primi ad aprire. Alle 8 rientra in casa e si infila a letto, stanco ma felice, in attesa del medico fiscale. La legge è rispettata, il “furbo” la fa franca e il povero insegnante che è stato a casa un giorno solo per non creare troppi disagi ai propri alunni deve invece rispondere alle richieste di chiarimenti del dirigente che vuole legittimamente sapere per quale motivo il medico fiscale non lo abbia trovato in casa.
Ma c’è di più: se si considera che per le assenze brevi sullo stipendio degli insegnanti viene trattenuto un importo di circa 8-9 euro, se ne deduce che per le assenze di uno o due giorni lo Stato non solo non risparmierà nulla ma addirittura ci rimetterà (una visita fiscale costa in media 20-25 euro).
Per il personale ATA la trattenuta risulta nettamente più bassa e quindi, per “ammortizzare” il costo della visita fiscale, sarà necessario che l’assenza duri almeno una settimana.
Insomma: le complicazioni sono assicurate, i risparmi proprio per niente.
Senza considerare che le visite fiscali andranno pagate utilizzando i fondi ordinari; a conti fatti il costo annuo delle visite necessarie per una scuola di medie dimensioni sarà pari a quello di 4-5 computer. Con buona pace di una delle tre I (Internet) che secondo il Governo dovrebbero caratterizzare la scuola italiana.
Qualche “liberista” potrebbe persino aggiungere: se ogni scuola italiana dovrà risparmiare 2mila euro all’anno per consumi intermedi, le spese per attrezzature didattiche diminuiranno complessivamente di 20milioni di euro; una ulteriore frenata per i consumi di cui non c’è davvero bisogno in questo momento.



Massimo

domenica 22 giugno 2008

Alè Italia, siempre!

Consoliamoci con il buon (?) vecchio calcio: la nazionale avanza. Dopo una partenza terribile con l'Olanda e un pareggio sofferto con la Romania (grazie San Gigi), è arrivata la vittoria con la Francia, ormai antagonista per eccellenza degli azzurri: con il nostro 2-0 e quello dell'Olanda sui romeni, siamo arrivati ai quarti.

Qualche criticone ha parlato di fortuna, perchè il 2-0 è frutto di un rigore e un autogol. Bisognerebbe però tener presente che il rigore era sacrosanto, e che quando l'Olanda ci ha stracciato, ha iniziato con un gol in fuorigioco macroscopico (per giustificarlo han dovuto tirare in ballo una regola poco nota agli stessi arbitri) e ha finito con un'autorete di Zambrotta. Aggiungiamo che nelle altre partite gli arbitri non ci hanno prioprio aiutato, per usare un eufemismo (il già citato gol in fuorigioco di Van Nistelroy, il nostro gol annullato per fuorigioco inesistente contro la Romania), Toni, decisamente in ombra finora, contro la Francia ha fallito numerose ottime occasioni, mentre i galletti non ci hanno mai impensierito. Fabio Grosso, eroe nel 2006, ha anche preso un palo su punizione: quando si è avvicinato al pallone, subito ho pensato che forse non ne aveva mai tirato una in vita sua, poi gli ho visto l'espressione "dei mondiali" e ci ho creduto...

Spesso in queste competizioni chi parte in quarta non arriva in fondo. Infatti, nei primi tre quarti di finali, le squadre che finora avevano impressionato di più e avevano chiuso in testa il girone (Portogallo, Croazia e Olanda), sono state eliminate.


Centrocampo rivoluzionato dalle squalifiche di Pirlo e Gattuso (che è riuscito a litigare con la Spagna intera perchè non è d'accordo con i matrimoni tra gay), largo al giovane Aquilani, che nella prossima stagione potrebbe approdare alla Juve. Confermato Toni, che per sbloccarsi ricorre a un paio di scaramantici baffi.

Come sempre, Alè Italia!

Massimo

lunedì 26 maggio 2008

Un altro G8 lastricato di buone eco-intenzioni...

Il vertice dei ministri dell’ambiente del G8 svoltosi in Giappone ha espresso, tanto per cambiare, buoni propositi a lunghissimo termine e non impegni vincolanti. E intanto il pianeta collassa.

KOBE
Espressa dunque la «volontà politica» di andare verso una riduzione di metà delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050, nessun obiettivo per il 2020. I passaggi intermedi sono stati ostacolati dagli Stati Uniti che chiedono uno sforzo maggiore alla Cina.

Jos Delbeke, guida della delegazione Ue: «In assenza di passaggi intermedi avremo un bell'obiettivo a lungo termine, ma nessuna implicazione politica, che è ciò di cui abbiamo veramente bisogno, data l'urgenza del cambiamento climatico».

Le conclusioni dell'incontro assegnano ai "paesi ricchi" la responsabilità di dare l’esempio in termini di diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. Le tre direttive d’azione internazionale sui problemi ambientali, proposte dal governo giapponese, prendono il nome della città dove sono state approvate nei giorni scorsi: "Kobe Initiative", "Kobe 3R Action Plan" e "Kobe Call for Action for Biodiversity".

Iniziativa di Kobe
Riguarda la costituzione di una rete internazionale di ricerca sulle società con basse emissioni di anidride carbonica (low-carbon society), l’analisi sul potenziale di mitigazione dei gas nocivi "bottom-up" (ossia partendo da singoli settori e industrie), la promozione di "co-benefici" tra politiche dei Paesi industrialmente avanzati e politiche dei Paesi emergenti, nonchè il supporto ai paesi emergenti per la misurabilità e verificabilità dei dati.

Piano Kobe di azione 3R
Si propone di accelerare sulla proposta del G8 "canadese" del 2004: ridurre i rifiuti e aumentare il riciclo e riutilizzo, per un uso dei materiali più efficiente. Si sollecita una maggiore collaborazione internazionale, oltre alla fissazione di target in ogni Paese, lo sviluppo delle tecnologie relative e l’incoraggiamento delle creazione di un mercato di prodotti eco-efficienti.

Richiesta di azione sulla Biodiversità
Incoraggia la piena attuazione delle dieci attività incluse della Iniziativa di Potsdam-Diversità Biologica 2010. Preme per l’adozione di un target post-2010 sotto l’egida della Convenzione sulla Diversità Biologica: un modello preso a riferimento è la giapponese ’Satoyama Iniziativè, relativa alla gestione sostenibile delle risorse naturali.



L'ITALIA E KYOTO
L’adesione a Kyoto, bloccata per anni dal rifiuto della Russia, è diventata operativa. Il nostro ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, al vertice di Kobe ha comunicato che il nostro paese non può stare nei limiti del Protocollo di Kyoto e chiederà all’Unione Europea di rinegoziare l’impegno.
Ridurre le emissioni di CO2 è difficile, ma indispensabile per contenere l'effetto serra. L'Italia ha bisogno di molta energia, che ricava al 90% da combustibili fossili. Mentre nel Nord Europa sfruttano l'energia solare (!) e costruiscono impianti eolici senza che presunti ambientalisti o qualche discutibile vincolo paesaggistico lo impedisca.

NUCLEARE
Ora però "risolveremo tutto" con centrali nucleari che non entreranno in funzione prima di un decennio (se mai vedranno la luce), quando forse sarà un po' più noto a tutti che il materiale necessario al loro funzionamento, l'uranio, si sta esaurendo.

A partire dagli anni '80 le centrali nucleari hanno consumato più uranio di quanto l'industria minerale ne abbia prodotto. Dunque la scarsità di uranio - più che "l'effetto Chernobyl" - è probabilmente il vero motivo per cui negli stessi anni la realizzazione di nuove centrali si è fermata.

L'uranio, a differenza del petrolio, è un minerale relativamente abbondante nella crosta terrestre, tuttavia, è raro trovarlo sufficientemente concentrato da poter essere considerato "estraibile". La differenza fra produzione e consumo di uranio è stata coperta dal 1980 a oggi smantellando vecchie testate nucleari. Attività tutto sommato positiva, ma la quantità di materiale che se ne ricava è limitata, ammesso che i Paesi vogliano smantellare tutto l'arsenale. Investimenti per ridurre la quantità di uranio necessaria, o per estrarne di più, sarebbero costosissimi e a lungo termine non risolutivi.

Fermo restando il discorso di fondo: le centrali nucleari non sono così sicure e "pulite". Chernobyl, di cui ricorre il 22simo anniversario, è stata la punta dell'iceberg, ma la francese SuperPhénix, a due passi dall'Italia, fu chiusa dieci anni fa dopo una lunga serie di incidenti. Le centrali generano quantità enormi di scorie la cui gestione è tutt'altro che semplice, per non parlare dello stretto legame con l'industria bellica. Finora ha dato pochi frutti la ricerca di "alternative nucleari" all'uranio.


L'EUROPA E GLI ALTRI
Cina e India, in enorme espansione economica, si sono aggiunti ai grandi inquinatori. Masnellyarti Hilman, a capo della missione indonesiana, spiega che il suo Paese mira a ridurre le emissioni del 17% entro il 2020 e del 22% entro il 2025. L'Indonesia è uno dei principali responsabili delle emissioni di biossido di carbonio nel mondo a causa di una diffusa deforestazione. «Gran parte dei Paesi hanno dichiarato gli obiettivo sul lungo, ma servono anche quelli di breve. Il Giappone dovrebbe esercitare la propria leadership per raggiunge questa meta».


Intanto l’Europa ha scelto la via della virtù dandosi obiettivi ambiziosi: 20% di CO2 in meno nel 2020 e 50% entro il 2050. La stessa UE ci ha "concesso" l'emissione annuale di 196 milioni di tonnellate di CO2. Noi dovremmo ridurre le emissioni del 6,5% l’anno e le aumentiamo del 12%. Ammesso che ci possa consolare, nell'Unione solo Regno Unito, Slovenia e Francia hanno superato l’esame del commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas.

L'eccesso di emissioni si paga in contanti, comprando "crediti" da paesi più virtuosi (in quanto poveri) o ci si arma di coraggio e si investe nel rinnovamento tecnologico per ridurre veramente le emissioni alla fonte.
Qualche buon risultato tricolore in realtà si vede: le automobili Fiat hanno il primato in Europa della minore emissione di CO2: in media 137 grammi per km percorso. Probabilmente non è ininfluente una cilindrata mediamente inferiore. In ogni caso Volkswagen, Bmw e Mercedes inseguono a distanza, con 162, 177 e 189 grammi per km.

Massimo

mercoledì 26 marzo 2008

Cartoni annullati

L'avvenimento più importante accaduto dall'ultimo post a oggi è senz'altro la Pasqua. Ma, visto che si tratta di argomento troppo grande per la mia povera penna, mi permetto di soffermarmi sulla partita di sabato sera.
Che soddisfazione! Dopo un anno e mezzo di lagne insopportabili, di "questa Inter di un altro pianeta", "superiore", "inarrivabile", bla bla bla...

Incuranti degli scudetti di cartone, e delle chiacchiere di cui sopra, siamo andati a San Siro, e abbiamo fatto neri gli "extraterrestri"... E' "bastato" tornare a giocare da grande squadra, e usare quegli attributi che gli "invincibili", abituati solo a lamentarsi, a perdere nei modi più disparati (05/05/2002) non conoscono molto bene. I vincitori di scudetti di cartone, in breve i "cartoni", sono stati annullati.


Camoranesi sull'1-0 era in fuorigioco di mezzo metro, ma vogliamo parlare anche dei 2 rigori non dati alla Juve? Farina è un incompetente, quasi come Dondarini. Basta guardare il fuorigioco fischiato nel secondo tempo senza tener conto del tocco di Nedved, o senza vederlo, seppure evidente.



Ma torniamo a noi... 2-1 a San Siro, senza discussioni, a un certo punto si poteva vincere anche 3 o 4 a zero, ma Del Piero, dopo l'assist al bacio dato a Trezeguet poco prima, ha mangiato gol fatti a sazietà.
Come scrissi tempo fa, la pacchia dei beneficiari di Calciopoli non sarebbe durata a lungo.
E così, dopo la Champions sfumata (lì niente "aiutini", tipo rigori regalati per falli fuori area o per semplici colpi di testa), dopo gli screzi tra i giocatori e il "simpatico" Mancini, ora anche lo "scudetto garantito" non è più tanto sicuro.

Per tornare a puntare in alto alla Juve serve qualche acquisto importante, certo, ma sabato sera abbiamo chiarito che la musica è cambiata. Siamo tornati. Ben tornati, campioni.

Massimo

lunedì 10 dicembre 2007

Ancora qualcosa di bello sui campi di calcio



Dopo tante scene disgustose, negli stadi si sono viste di nuovo cose apprezzabili. Purtroppo anche in relazione a fatti tragici, come la disgrazia (ancor più grande perché evitabile) della Thyssen, che merita un discorso a parte.


Massimo

domenica 18 novembre 2007

Nè colpi in aria... nè martiri

In questi giorni, la versione relativa alla morte di Gabriele Sandri, nata con "colpi di avvertimento in aria" (ovviamente assurdi), ha mutato pelle in continuazione: si è passati a "un colpo partito accidentalmente mentre il poliziotto correva", a un testimone che ha visto chiaramente sparare a braccia tese (dunque intenzionalmente, e prendendo la mira), con diverse altre sfaccettature incompatibili. Forse al posto dell'agente c'era una polipo che contemporaneamente correva, scriveva, ha sparato un colpo a braccia tese, un paio verso l'alto, e un altro gli è partito accidentalmente?
Spiace ironizzare sulla tragedia che ha colpito la Gabriele Sandri, nonché il poliziotto, Luigi Spaccarotella, e le relative famiglie. Va però detto che la disgrazia deriva da un grave errore dell'agente, e indirettamente da un ennesimo atto di violenza premeditata e gratuita da parte degli ultras.
A voler essere buoni, si può anche minimizzare la responsabilità della vittima, perchè in Italia alcune volte il rispetto dei morti diventa un po' troppo retorico, se non ipocrita. Resta il fatto che per il Dipartimento della Pubblica sicurezza 9 tifosi laziali, tra cui le persone che viaggiavano sulla macchina dove è morto Sandri, avevano teso un agguato a 3 tifosi "avversari", con armi di vario genere (ombrelli, biglie, sassi), poi "attribuite" agli "utilizzatori" grazie alle impronte digitali. Resta il fatto che dallo scontro, premeditato, gratuito e armato, è scaturita l'azione irresponsabile del poliziotto.
E in tasca Gabriele Sandri aveva pietre, che solo gli avvocati possono definire "microformazioni calcaree". Per gli inquirenti si tratta di "un sasso delle dimensioni di 8X6 cm e 3 centimetri di spessore, l'altro di 4X4cm e 3 centimetri di spessore, sassi atti ad offendere".
Il giovane dj laziale aveva la fedina penale pulita, ma nel 2002 aveva rischiato la diffida per due mesi, in seguito a controlli effettuati dalla polizia in occasione di una gara a San Siro, durante i quali era stato trovato in possesso di diversi oggetti contundenti. Sanzione che, spiega il fratello Cristiano, "non gli era mai stata comminata: il pm ha chiesto l’archiviazione, disposta poi dal gip di Milano". Il fratello smentisce l'ipotesi di un Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), sebbene queste sanzioni vengano stabilite sulla base della semplice denuncia, prima della condanna penale.

Resta il fatto, a costo di sembrar retorici, che uno dei compagni di Sandri ha dichiarato "Fermi nei parcheggi dell’autogrill, stavamo per ripartire. Eravamo in orario, nessuna fretta, nessuna tensione. Quelli della Mercedes avevano le sciarpe bianconere. Ci siamo insultati, un po’ picchiati. Finita lì». Come dire: "abbiamo fatto cosucce da niente". Perchè picchiarsi un po' evidentemente è il "minimo sindacale" degli ultras in trasferta. Le indagini comunque dimostrano che la dichiarazione è molto "diplomatica".



La colpa dei tifosi e quella del poliziotto sono ben distinte, e l'analisi dell'una non deve essere condizionata dall'altra. Onore comunque alle istituzioni che per una volta non hanno insabbiato tutto, riconoscendo rapidamente le colpe dell'agente.
Il fatto che Gabriele Sandri avesse in tasca una pietra o meno «non cambia assolutamente le colpe della polizia» ha dichiarato il capo della Polizia, Antonio Manganelli. E dopo pochi giorni, l'ipotesi di omicidio colposo è stata sostituita dall'accusa di omicidio volontario.
Dopo tanti anni di bugie, insabbiamenti per coprire le istituzioni, finalmente un cambiamento di rotta, anche se questa volta è possibile far ricadere la colpa su un "pesce piccolo", mentre a Genova nel 2001 e in tante altre occasioni dove la menzogna e l'italica arte dell'insabbiamento hanno avuto un ruolo da protagonisti, c'era in ballo il coinvolgimento dei vertici.

Il pm Giuseppe Ledda ha cambiato il capo di imputazione, appunto da omicidio colposo a omicidio volontario, in base alle testimonianze e i rilievi balistici. Piu' testimoni oculari hanno visto Luigi Spaccarotella a braccia tese in posizione di tiro, come al poligono. Le perizie balistiche chiariscono che il proiettile che ha frantumato il lunotto dell'auto e ha colpito il collo di Gabriele Sandri ha percorso una traiettoria parallela all’asfalto. Non si è trattato né di un colpo in aria, nè di rimbalzi sul guard-rail o altri oggetti.

Gabriele Sandri è morto dunque in modo assurdo, per colpa di un agente che ha sbagliato, e pagherà. Ma non facciamone un martire, o un santo.

Massimo

domenica 11 novembre 2007

Ancora sangue sul pallone?

E' stata una brutta giornata per lo sport, ma preferisco aspettare che emerga un'informazione piu' chiara sulla tragedia di Arezzo. Chissà se cambierà ancora versione e se al danno si aggiungerà altra beffa, altra mistificazione.
Alcuni punti però sono da sottolineare già ora:


- la storia del proiettile sparato in aria che centra in pieno un piccolo finestrino al fondo della fiancata in una macchina e ferisce mortalmente al collo il passeggero è poco credibile (per usare un eufemismo)

- la violenza e i comportamenti dei "tifosi"... non meritano commenti


- le forze del dis-ordine, invece di "sparare in aria" orizzontalmente dovrebbero impedire ai delinquenti di devastare le città e prendere il possesso di una zona...




In un Paese normale i delinquenti non assaltano le caserme, passando da una all'altra senza incontrare la minima resistenza, continuando a provocare esplosioni, bruciare veicoli, devastare. C'era una colpa grave di un poliziotto, ma questo non giustifica la reazione nè la sua totale impunità.

Sarebbe stato bello dilungarsi sulla strepitosa (e tardiva) reazione della Juve che, con un arbitraggio normale, avrebbe probabilmente vinto a Parma, o sullo stesso arbitraggio, ancora una volta scadente e antijuventino (rigore generoso dato al Parma e gol del 2-3 annullato misteriosamente ai bianconeri). Ma la tragedia, anche se questa volta calcio e tifo le sono sostanzialmente estranei, ha riempito di amarezza questa giornata sportiva.




Massimo

domenica 28 ottobre 2007

Sapete solo rubare?

Lo stereotipo è duro a morire. Fornendo una semplice nonché comoda spiegazione della realtà, viene tenuto in vita e proclamato anche a dispetto dell'evidenza. E' il motivo che spinge a ripetere acriticamente i piagnistei la maggior parte dei tifosi non juventini, capeggiati dai granata e gli intertristi (non è un errore; lo era invece il lapsus su Al Gore, corretto grazie alla segnalazione del buon Diego). Piagnistei e "mantra" relativi ai favoritismi "costanti" in favore della Juve, aiutati da una memoria selettiva che scolpisce nel marmo gli errori, o presunti tali, favorevoli ai bianconeri, e non permette a quelli sfavorevoli di sopravvivere piu' di qualche minuto dopo la prima moviola, a meno che non scatti la voglia di uno "sfottò" doppiamente beffardo.
Ultimamente l'evidenza si è fatta eccessiva persino per la cordata degli antisportivi e degli invidiosi. Per due gare di fila il mio amico Davide, tra le persone piu' sfacciatamente antijuventine che io conosca, ha dovuto ammettere che la Juve era stata danneggiata dai torti arbitrali: assurdi i cartellini inflitti a Nedved contro il Genoa, da furto i rigori fischiati in favore del Napoli ieri sera. Per la cronaca, nel primo caso (rigore fantasma secondo Televideo) Chiellini colpisce nettamente il pallone, anche se Lavezzi si prodiga in mille capriole per convincere l'arbitro, nel secondo (rigore dubbio, stando alla cronaca di Televideo) Zalayeta salta decine di centimetri prima del piede di Buffon (per essere buoni, diciamo che l'ha fatto per non farsi male).
Tuttosport è fonte faziosa, ma per la cronaca, ne riporto il titolo: "Bergonzi-Juve 3-1". Passando a giornali più autorevoli e "neutri", come il Corriere dello sport/Stadio: "Bella vittoria degli azzurri, ma l`arbitro e` un disastro. Del Piero e Gargano gol, poi Bergonzi inventa due rigori contro i bianconeri". Vediamo la Gazzetta dello Sport:

"Il Napoli supera la Juve con due rigori-fantasma.
Bella gara al San Paolo, macchiata però da due pesanti errori dell'arbitro Bergonzi, che vede due falli inesistenti di Chiellini e Buffon [...] Sale alla ribalta l'arbitro Bergonzi, che nell'occasione non si distingue certo per capacità. Al 16' Lavezzi cade in area dopo un contrasto con Chiellini. Il difensore bianconero colpisce il pallone, nessuno protesta, ma Bergonzi indica il dischetto. [...] E al 25' arriva il capolavoro di Bergonzi: Zalayeta va in percussione centrale, Buffon si tuffa, non c'è nemmeno contatto con l'ex compagno di squadra, ma implacabile arriva il fischio arbitrale (e l'ammonizione per Buffon, che, in caso di fallo, avrebbe meritato l'espulsione)".

Repubblica:


Inesistenti le due massime punizioni date agli azzurri
La Juventus cade al San Paolo
Rigori al Napoli, arbitro sotto accusa
A fine partita colpito da un oggetto alla testa un operatore Sky
La Juventus cade al San Paolo. Rigori al Napoli, arbitro sotto accusa
NAPOLI - Due rigori inesistenti hanno deciso il risultato di questa bella partita. Incredibile come il direttore di gara, sull'-1-1, nel giro di otto minuti abbia potuto fischiare due penalty opinabilissimi con una disinvoltura veramente inusitata. Il primo dopo un anticipo di Chiellini su Zalayeta e volo dell'attaccante; il secondo dopo un "allungo" di palla e volo di Zalayeta su un'uscita di Buffon che non l'ha assolutamente abbattuto.

Intendiamoci: il Napoli ha giocato una buona partita e all'inizio della ripresa - dopo un primo tempo molto equilibrato- ha saputo ribattere con Gargano al gol iniziale di Del Piero, ma i due rigori non c'erano.
Così come a Cagliari, dove però la Juve aveva vinto nonostante i due penalties realizzati da Foggia.

[...]
Bergonzi ha indicato il dischetto: proteste feroci; poi Domizzi ha spiazzato rasoterra Buffon sulla destra. Otto minuti dopo l'ex juventino è volato su un'uscita di Buffon che non lo ha toccato; Zalayeta si era allungata la palla. Quest'altro incredibile penalty è stato realizzato benissimo da Domizzi nell'angolo alla sinistra di Buffon.

Corriere della Sera:


Partita piacevole fino al duplice sbaglio di Bergonzi che condiziona l'andamento della gara. Prima sanzionando Chiellini dopo un tuffo in area di Lavezzi (il pallone è rimasto sui piedi del difensore della Juve che non ha toccato l'attaccante partenopeo) e poi dando un cartellino giallo a Buffon, concedendo così un secondo penalty per un intervento inesistente su Zalayeta letteralmente volato in area senza alcun contatto.

Siamo arrivati a questo punto: un presidente, non particolarmente diplomatico e posato, è andato a scusarsi con il suo collega/avversario per i favori ricevuti dall'arbitro. Credo sia un inedito. De Laurentiis si è scusato con Cobolli Gigli, per l'enormità degli errori che hanno consentito al Napoli di battere la Juve.

De Laurentiis ammette di essersi "scusato" con il suo collega Cobolli Gigli, poi dice che "il fatto che si possano falsare i valori del campionato e' talmente importante che non riesco a capire perche' chi ha la responsabilita' non prenda una decisione". (da Ansa.it)

La signorilità di De Laurentiis è tanto piu' clamorosa se si pensa a qualche sua precedente apparizione televisiva: ad esempio qualche settimana fa aveva aggressivamente apostrofato Ilaria D'Amico per lamentarsi dei giudizi sfavorevoli dei giornalisti di Sky nei confronti della campagna acquisti del Napoli.Già che ci siamo, riprendo il discorso Farsopoli (quella che molti di voi chiamano Calciopoli), il cavallo di battaglia dei piangina. Ricordo che con gli arbitri "amici di Moggi" facevamo mediamente MENO punti rispetto a quelli fatti con quelli "neutrali". Secondo lo studio statistico della Queen Mary University di Londra, con gli arbitri indagati durante "Calciopoli" i bianconeri conquistavano meno punti che con quelli cosiddetti “puliti”: media punti 2,63 nelle partite dirette dagli arbitri "buoni" e 1,89 con quelli "amici di Moggi". Un affarone insomma.
L'art. 1 del Codice di GIustizia Sportiva parla del reato di "slealtà sportiva", e prevede pene blande. L'art. 6 invece parla dell'"Illecito", ben piu' grave. Le prove, carpite faziosamente e con metodi e criteri discutibili, hanno verificato alcuni episodi di "slealtà" da parte della dirigenza bianconera (vogliamo parlare degli scandali insabbiati negli ultimi anni, riguardanti molte squadre che si professano candide?). In mancanza di dati e di partite "truccate", di colpa grave e specifica, in mancanza cioè di "illeciti" (sostanzialmente condonati alle altre squadre), per colpire il capro espiatorio ci si è dovuti letteralmente inventare il reato di "
illecito strutturale”. Ma quando si è tutti d'accordo, che problema c'è? La paradossale sentenza di primo grado trasforma in illeciti conclamati e reiterati (art.6) una somma di episodi di slealtà. Ci si è dovuti inventare l'"illecito strutturale”. Così come ci si inventò il doping "relativo" (come l'uso di sostanze NON PROIBITE per migliorare le prestazioni) in mancanza di giocatori trovati dopati, o di tracce di sostanze illecite.


E, per finire, una rapida carrellata sui grandi "favori" arbitrali ricevuti in questo campionato dalla Vecchia Signora (certo, con tutte le malefatte di cui, unica colpevole, si è macchiata in passato, punite con processi trasparenti e regolari, ora dovrà fare penitenza per chissà quanto):

Cagliari - Juventus: tre rigori fischiati contro in 20', di cui due inesistenti (chiunque è in grado di rendersene conto guardando la moviola, i cui giudizi sono stati unanimi a Controcampo, nonostante qualche battutina gratuita sul "pregresso"). Fortunatamente su uno il guardalinee si è messo una mano sulla coscienza e ha avvisato l'arbitro che il rigore non c'era.





Juventus - Udinese: 2 rigori negati alla Juve, giudicati netti da Sky. Un gol annullato a Iaquinta, per fallo di Del Piero quanto meno simile a quelli "condonati" ai friuliani. La rete segnata da Di Natale fa gridare al fuorigioco almeno quanto quella di Trezeguet nel derby. Ma certo, a maglie invertite tutto fa scandalo...


Roma - Juventus: gol di Totti in fuorigioco. Ma lui è il "pupone nostro intoccabile", quindi forse ci si ricorderà di piu' del rigore concesso alla Juve (
e sbagliato)... Mi sembra comunque che agganciare il piede dell'avversario, da dietro, sia ancora considerato fallo.

Torino-Juventus: pochi minuti dopo l'ammonizione di Nedved, Corini gli si avvicina "coraggiosamente" (da dietro, ovviamente) e gli tira i capelli, sperando di ottenere una reazione che valga il secondo giallo del ceco; sfortunatamente per lui, Furia Ceca si controlla; ovviamente questa lezione di furbizia, tenuta a due passi dall'arbitro non viene punita. D'altra parte pare che neanche l'entrata killer di Comotto, già ammonito, meriti un cartellino giallo. Il gol di Trezeguet viene giudicato regolare su tutti i canali televisivi, da chiunque sia competente. Dopo una settimana, anche Novellino capisce l'attuale regola del fuorigioco e si rassegna, dopo aver passato la domenica sera a ripetere ossessivamente con il suo patron InUrbano Cairo: "Ma era fuorigioco".


Certo, a molti farà piu' comodo ricordare il rigore generosamente assegnato alla Juve nella prima giornata, quando i bianconeri erano già in vantaggio, a 20' dalla fine. E' l'unica spiegazione logica per una vittoria "stiracchiata" (5-1).






Massimo

venerdì 28 settembre 2007

La spia che venne dal cesto (CdS)

Prendo in prestito uno spiritoso titolo del Corriere della Sera per una storia decisamente ridicola, sebbene non proprio inedita. In occasione della partita contro il Parma di mercoledì scorso, Walter Novellino, l'allenatore del Torino, era squalificato. Per accedere agli spogliatoi e poter così dare la carica (e la tattica) ai suoi giocatori ha utilizzato uno stratagemma da cartone animato: è entrato negli spogliatoi con largo anticipo e, una volta finito l'intervallo si è nascosto nella cesta delle divise da gioco dei calciatori, dentro la quale il magazziniere lo ha trasportato fuori.

Un tale "ingegno" avrebbe meritato miglior fortuna, invece Walter "Copperfield" Novellino è stato scoperto e ha ricevuto dal giudice sportivo una ammenda di 10.000 euro per condotta scorretta.

Sebbene sia vietato, è abbastanza usuale che i tecnici squalificati istruiscano i collaboratori telefonicamente, o comunque avvalendosi della tecnologia, perciò la bravata di mercoledì appare ancora piu' ridicola. Mourinho, ex allenatore del Chelsea, 2 anni fa aveva usato un espediente molto simile (si era fatto portare nello spogliatoio dentro un cesto di biancheria), come ricorda lo stesso tecnico granata che minimizza l'infrazione: "Farò la fine di Mourinho. A parte gli scherzi, è stato solamente un equivoco anche perché ero passato solamente a verificare se giocasse un mio giocatore invece che un altro. Hanno riferito in maniera sbagliata perché poi la partita l'ho vista dalla tribuna e non negli spogliatoi, quindi non ho infranto nessun regolamento. Adesso devo pensare al derby".

Ben venga, comunque, tutto ciò che può sdrammatizzare il calcio.




Massimo

martedì 25 settembre 2007

Pari e patta

Due righe su una partita molto emozionante, che per molti doveva essere un massacro annunciato. La Roma stellare, sempre vincente e con la porta ancora imbattuta in questa stagione, avrebbe dovuto fare polpette della Juve neo-promossa, con una difesa traballante e frequenti cali di rendimento. Invece la Vecchia Signora, acciaccata dagli infortuni, ha fatto di necessità virtu', ed è scesa in campo con un audace tridente. Abbiamo anche rischiato di vincere, grazie al colpo di testa iniziale di Trezegol, all'atteggiamento vincente e a un Iaquinta in versione "Germania 2006": sacrificio sulla fascia destra, un cross per il colpo di testa di Trezeguet, infine preziosa e inaspettata rete del pareggio a pochi minuti dal 90'.
In mezzo parecchie disattenzioni difensive, due gol regalati, ancora un'ingenuità preoccupante di Criscito, l'infortunio grave di Andrade, due gol "divorati" da Del Piero (tiro a botta sicura, sui guanti di Doni, un rigore tirato alto).
Un bel 2-2, una partita appassionante. La cosa piu' bella però è stato il cavalleresco e sentito abbraccio finale tra avversari, a centrocampo.




Massimo

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