domenica 18 novembre 2007

Nè colpi in aria... nè martiri

In questi giorni, la versione relativa alla morte di Gabriele Sandri, nata con "colpi di avvertimento in aria" (ovviamente assurdi), ha mutato pelle in continuazione: si è passati a "un colpo partito accidentalmente mentre il poliziotto correva", a un testimone che ha visto chiaramente sparare a braccia tese (dunque intenzionalmente, e prendendo la mira), con diverse altre sfaccettature incompatibili. Forse al posto dell'agente c'era una polipo che contemporaneamente correva, scriveva, ha sparato un colpo a braccia tese, un paio verso l'alto, e un altro gli è partito accidentalmente?
Spiace ironizzare sulla tragedia che ha colpito la Gabriele Sandri, nonché il poliziotto, Luigi Spaccarotella, e le relative famiglie. Va però detto che la disgrazia deriva da un grave errore dell'agente, e indirettamente da un ennesimo atto di violenza premeditata e gratuita da parte degli ultras.
A voler essere buoni, si può anche minimizzare la responsabilità della vittima, perchè in Italia alcune volte il rispetto dei morti diventa un po' troppo retorico, se non ipocrita. Resta il fatto che per il Dipartimento della Pubblica sicurezza 9 tifosi laziali, tra cui le persone che viaggiavano sulla macchina dove è morto Sandri, avevano teso un agguato a 3 tifosi "avversari", con armi di vario genere (ombrelli, biglie, sassi), poi "attribuite" agli "utilizzatori" grazie alle impronte digitali. Resta il fatto che dallo scontro, premeditato, gratuito e armato, è scaturita l'azione irresponsabile del poliziotto.
E in tasca Gabriele Sandri aveva pietre, che solo gli avvocati possono definire "microformazioni calcaree". Per gli inquirenti si tratta di "un sasso delle dimensioni di 8X6 cm e 3 centimetri di spessore, l'altro di 4X4cm e 3 centimetri di spessore, sassi atti ad offendere".
Il giovane dj laziale aveva la fedina penale pulita, ma nel 2002 aveva rischiato la diffida per due mesi, in seguito a controlli effettuati dalla polizia in occasione di una gara a San Siro, durante i quali era stato trovato in possesso di diversi oggetti contundenti. Sanzione che, spiega il fratello Cristiano, "non gli era mai stata comminata: il pm ha chiesto l’archiviazione, disposta poi dal gip di Milano". Il fratello smentisce l'ipotesi di un Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), sebbene queste sanzioni vengano stabilite sulla base della semplice denuncia, prima della condanna penale.

Resta il fatto, a costo di sembrar retorici, che uno dei compagni di Sandri ha dichiarato "Fermi nei parcheggi dell’autogrill, stavamo per ripartire. Eravamo in orario, nessuna fretta, nessuna tensione. Quelli della Mercedes avevano le sciarpe bianconere. Ci siamo insultati, un po’ picchiati. Finita lì». Come dire: "abbiamo fatto cosucce da niente". Perchè picchiarsi un po' evidentemente è il "minimo sindacale" degli ultras in trasferta. Le indagini comunque dimostrano che la dichiarazione è molto "diplomatica".



La colpa dei tifosi e quella del poliziotto sono ben distinte, e l'analisi dell'una non deve essere condizionata dall'altra. Onore comunque alle istituzioni che per una volta non hanno insabbiato tutto, riconoscendo rapidamente le colpe dell'agente.
Il fatto che Gabriele Sandri avesse in tasca una pietra o meno «non cambia assolutamente le colpe della polizia» ha dichiarato il capo della Polizia, Antonio Manganelli. E dopo pochi giorni, l'ipotesi di omicidio colposo è stata sostituita dall'accusa di omicidio volontario.
Dopo tanti anni di bugie, insabbiamenti per coprire le istituzioni, finalmente un cambiamento di rotta, anche se questa volta è possibile far ricadere la colpa su un "pesce piccolo", mentre a Genova nel 2001 e in tante altre occasioni dove la menzogna e l'italica arte dell'insabbiamento hanno avuto un ruolo da protagonisti, c'era in ballo il coinvolgimento dei vertici.

Il pm Giuseppe Ledda ha cambiato il capo di imputazione, appunto da omicidio colposo a omicidio volontario, in base alle testimonianze e i rilievi balistici. Piu' testimoni oculari hanno visto Luigi Spaccarotella a braccia tese in posizione di tiro, come al poligono. Le perizie balistiche chiariscono che il proiettile che ha frantumato il lunotto dell'auto e ha colpito il collo di Gabriele Sandri ha percorso una traiettoria parallela all’asfalto. Non si è trattato né di un colpo in aria, nè di rimbalzi sul guard-rail o altri oggetti.

Gabriele Sandri è morto dunque in modo assurdo, per colpa di un agente che ha sbagliato, e pagherà. Ma non facciamone un martire, o un santo.

Massimo

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