martedì 12 febbraio 2008

La tragedia del cinema Statuto

25 anni fa, il rogo del cinema Statuto, una delle maggiori tragedie della storia di Torino, costato la vita a 64 persone. L'"effetto Statuto" spinge a modificare radicalmente e in breve tempo la legislazione sulla sicurezza nei locali pubblici.



E' il 13 febbraio 1983, nella sala di via Cibrario 16-18 si proietta “La capra”, film di successo di Francis Veber con Gérard Depardieu, in sala ci sono circa 100 persone, 70 in platea, 30 in galleria. Verso le 18 scoppia un incendio in galleria, gli spettatori fuggono dalle fiamme e dall'asfissiante fumo nero che si è alzato, ma 5 delle 6 uscite di sicurezza sono bloccate. La maggior parte dei presenti esce dalla porta principale, ma degli spettatori in galleria, solo 6 riescono a uscire dall'unica uscita di sicurezza aperta e salvarsi dall'incendio. 64 vittime, asfissiate dalle esalazioni di acido cianidrico, prodotto della combustione del tessuto "ignifugo" delle poltrone.
Sul posto, oltre ai soccorritori, anche investigatori ed inquirenti: il capo della squadra mobile Piero Sassi, quello della
Criminalpol Alessandro Fersini, il procuratore aggiunto Francesco Marzachì, i sostituti Diana De Martino e Vittorio Russo. Qualche ora dopo i 64 corpi vengono distesi nel garage, affiancati, prima del trasferimento in obitorio dove saranno ricomposti e identificati.


Nei giorni successivi le testimonianze, spesso contrastanti tra di loro, aggiungono elementi inquietanti. Qualcuno ha sentito uno scoppio sordo: «Qualcosa di simile al rumore che fa uno scaldabagno o una stufa quando viene accesa». Spunta anche una figura ambigua: «Ci si poteva salvare, ma un uomo corpulento ci respingeva dicendo che non stava succedendo nulla, che non c’era pericolo alcuno», dice una superstite, Isabella Culigara; ma nessuno viene identificato.
I quotidiani in
quei giorni denunciavano il ritardo dei soccorsi, anche se le ambulanze in realtà erano arrivate velocemente. La morte per soffocamento era giunta ancor più rapidamente, in 20 minuti, e il buio complicava i soccorsi e il ritrovamento dei corpi schiacciati tra le poltrone o in uno sgabuzzino dove si era cercata una disperata via di fuga alternativa. Dall’esterno, pare, non si sentiva quasi nulla: «La gente lì dentro non aveva più il fiato per invocare aiuto». La notizia e le immagini fanno il giro del mondo. Le 64 autopsie furono eseguite dai medici legali Baima Bollone, Torre e Viglino, e il responso fu unanime: soffocamento. Dopo 24 ore i vigili del fuoco escludono l’origine dolosa dell’incendio, dando una direzione precisa all'inchiesta. La causa viene individuata nelle porte di sicurezza bloccate, il titolare della sala, Raimondo Capella, viene arrestato.
Il 17 febbraio 1983, solo quattro giorni dopo il tragico rogo, vengono celebrati in Duomo i funerali di Stato alla presenza
del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e di un'enorme folla silenziosa di torinesi, in mezzo alla quale la polizia, armata di macchine fotografiche, cercava disperatamente il classico assassino che torna sul luogo del delitto.

IL PROPRIETARIO
«Ricordo tutto come se fosse ieri - ha dichiarato Cappella - ero in piedi vicino alla cassa. Il film era incominciato da una ventina di minuti. Erano le 18,15 quando ho sentito quei rumori. Erano gli spettatori che picchiavano contro le uscite di sicurezza. Spallate, pugni, calci. Chiusi in trappola. Morti soffocati nell'incendio partito da una vecchia tenda, morti abbracciati, stesi in bagno. Intere famiglie cancellate. Madri, padri e bambini senza vie di scampo».

Raimondo Cappella e alcuni suoi dipendenti vennero accusati di “omicidio colposo plurimo e omissione colposa di misure di sicurezza”. Per il proprietario la condanna in primo grado è di 8 anni di reclusione, ridotti a 2 in appello, sentenza definitiva. «Ma ho dovuto risarcire le famiglie delle vittime. Ho venduto tutto quello che avevo, sono riuscito a recuperare 3 miliardi di vecchie lire e sono finito sul lastrico. Per tirare avanti ho lavorato anni come maschera al cinema Romano. Poi mi sono ritirato e ho dovuto lasciare la città».

RIAPRIRE L'INCHIESTA?

Circola la voce secondo la quale sarebbero emersi nuovi elementi sul rogo dello Statuto, tali da aver fatto iniziare nuove
indagini qualche settimana fa, e da far ipotizzare la riapertura formale dell'inchiesta, in particolare sulla causa che scatenò l’incendio.
Vittorio Messori e Aldo Cazzullo nel libro “Il Mistero di Torino” domandano provocatoriamente: «E' solo un caso se il funesto
rogo al cinema Statuto avvenne appena dopo un “carnevale diabolico” organizzato dal municipio?». Nell'inverno del 1983 a Torino, si organizzò in effetti una sorta di carnevale esoterico, sponsorizzato dal Comune e iniziato l'8 febbraio.
La notte precedente il rogo, nel parco della Villa della Regina si svolse un meeting con rappresentanti di tutte le sette sataniche europee. Si tratta di un palazzo seicentesco voluto dai Savoia, donato nel 1868 da Vittorio Emanuele II all'Istituto per le Figlie dei Militari, e ceduto al demanio nel 1994.
L'organizzatore del "carnevale", intervistato
da Messori qualche giorno prima della tragedia, dichiarò: "Si tenterà di evocare gli spiriti più oscuri e malefici della città, ovunque, tranne in un solo luogo: piazza dello Statuto, luogo centrale della magia nera, ombelico maledetto di Torino. Anzi per tutto il carnevale girate alla larga da quel posto". Il cinema, al civico 16-18 di Via Cibrario, era a 200 metri da piazza Statuto.

Ricordano molto bene il "ritrovo" alla Villa della Regina alcuni testimoni: «In quell’occasione - dice uno studioso di magia nera - una setta estremista francese operò una vera e propria diaspora, minacciando, per i giorni successivi, un atto di purificazione e di immolazione a Satana di persone innocenti».

La Villa della Regina

La versione troverebbe conferme presso la Gendarmeria di Montecarlo, dove il noto leader di un gruppo satanista francese, fermato per una truffa finanziaria, avrebbe riferito ai poliziotti racconti raccapriccianti legati alle vicende del 1983, la cui documentazione sarebbe stata trasmessa all’autorità giudiziaria italiana.
Infine ci sarebbe una lettera anonima recapitata ad un magistrato in pensione, che avrebbe provveduto a trasmetterla ad un collega in attività. Il contenuto del messaggio, scritto a mano, verosimilmente da una persona non più giovane, racconterebbe della notte nel parco della Villa della Regina, dello scontro frontale tra gli estremisti francesi e alcuni gruppi italiani (goliardi più che esoterici). «Volarono parole grosse, ci fu anche l’accenno ad una rissa che, però, venne immediatamente sedata. Ci furono quelle minacce sui sacrifici umani che i “francesi” promisero di immolare in poco tempo. «La “capra” - si leggerebbe nella lettera - era il simbolo di quel gruppuscolo e allo Statuto si proiettava quel film... Le conclusioni tiratele voi».

Ci sono anche racconti di persone che, a seguito di sedute spiritiche compiute anni prima, e di segni particolari notati quel giorno fatale, rinunciarono ad andare al cinema Statuto e si salvarono, ma qui i fatti si fanno ancora meno verificabili.

Non credo molto alle storie sovrannaturali, per quanto le ritenga affascinanti. Purtroppo ci sono molte persone disturbate,
ed altre che sfruttano la debolezza altrui, il che causa il proliferare di gruppi più o meno farneticanti, che spesso arrivano a compiere atti orribili, come nel caso delle bestie di Satana.

A questi elementi che fanno leva sulla dimensione misteriosa di Torino, se ne aggiunge un altro, più concreto ma legato comunque all’origine dolosa del rogo, inizialmente esclusa dalle indagini. Il 15, il 17 e il 27 giugno dell'anno precedente, un anonimo piromane aveva tentato di appiccare incendi all’interno di tre cinema torinesi, l’Ambrosio, l’Augustus e l’Astor, sempre intorno alle 18. Lecito ipotizzare un suo coinvolgimento nel disastroso incendio dello Statuto.


Nel giorno del 25° anniversario la Città, rappresentata dal vicesindaco Tom Dealessandri, ha ricordato le vittime con una cerimonia nella Cappella del Cimitero Monumentale di corso Novara, celebrata da Monsignor Guido Fiandino, Vescovo Ausiliare e Vicario Generale. L’aiuola di largo Cibrario, a pochi passi dal luogo della tragedia, sarà intitolata alle sue vittime.



Massimo

1 commento:

Edoardo Maria Sinatra ha detto...

Gent.mo Sig. Massimo,
sono Edoardo Maria Sinatra titolare della libreria Arethusa di via Po che, impropriamente, viene citata all’interno di questo articolo riportato anche su un noto quotidiano locale.
Dico “impropriamente” poiché la mia libreria, che ho rilevato nel 2004, non è affatto “nota anche per il commercio di inedite e preziose opere di satanismo”.
La Libreria Arethusa ha ben altro da offrire ai suoi numerosi ed affezionati Clienti.
Il suo nome, infatti, come sanno in tutta Italia, è legato a testi di studio e approfondimento che vertono su tematiche quali storia delle religioni, filosofie orientali, spiritualità, astrologia ed esoterismo, che nulla hanno a che vedere con il miserabile tema del satanismo.
La pregherei pertanto di dissociare il nome della Libreria Arethusa da qualsiasi riferimento a questo miserabile tema.
Ringrazio e saluto cordialmente

Dott. Edoardo Maria Sinatra

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