GS Valanga e ASD Campo Luini - Associazione Giobbe

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giovedì 5 marzo 2020

Due libri (non recentissimi) che consiglio

E con questi quattro mesi abbondanti, temo che abbiamo battuto ogni record di silenzio su queste pagine. Beh, c'era il Natale, aspettavamo Noemi, poi è nata... ("ero rimasto senza benzina [...] La tintoria non mi aveva portato il tight [...] Le cavallette! Non è stata colpa mia!"). In compenso, parlerò non di uno, ma di due libri che ho letto in questo periodo, entrambi in lista di attesa da tempo, e finiti poi nell'ebook reader che mi ha regalato l'Uma Thurman di Città Giardino (che non ha voluto dare questo bellissimo nome alla figlia, forse per evitare omonomie :-))

OPEN
Premessa: per André Agassi da giovane facevo un tifo molto acceso, poi ho smesso di seguirlo e ha iniziato a vincere l'impossibile. Nel 2011 è uscito Open, la sua (auto)biografia, scritta "con" il giornalista J. R. Moehringer: contattato dal tennista, il premio Pulitzer ha registrato centinaia di ore di conversazione e ne ha ricavato il libro, poi ha rifiutato di comparire come autore, perché quella era la storia di André.
L'infanzia è dominata dall'ossessione del padre che si riversa sul figlio più talentuoso: "Mike" Agassi, pugile fuggito dall'Iran, aveva deciso di allevare un campione di tennis, a costo di trascurare la scuola e di fargli colpire un milione di palline all'anno, lanciate dal "drago" (una macchina sparapalle modificata dal genitore), nel campo costruito nel giardino di casa. Di qui l'odio per il tennis, tenuto nascosto per decenni. 
L'adolescenza nell'Accademia di Nick Bollettieri, la ribellione come ricerca di un'identità, il professionismo, la rivalità con Sampras, la relazione infelice con Brooke Shields e il matrimonio idilliaco con Steffi Graff. Nel frattempo, Agassi arriva nell'olimpo dei più grandi: è l'unico nella storia ad aver vinto i quattro tornei dello Slam, la medaglia d'oro olimpica nel singolo, l'ATP World Championship e la Coppa Davis. La vera motivazione arriva però con la necessità di trovare finanziamenti per l'“Andre Agassi Foundation for Education” e l'apertura della "Agassi College Preparatory Academy": dopo aver capito l'errore di aver rinunciato alla scuola, il campione decide di offrire ai giovani disagiati di Las Vegas l'opportunità di un'istruzione di eccellenza.
500 pagine che scorrono e appassionano, anche se in certi punti avrebbe giovato una sforbiciata alla successione di tornei, soprattutto quando non portano a tappe fondamentali della carriera.


Fonte: stefanocorradino.com

CARI MOSTRI
Altra premessa, questa volta più lunga. Stefano Benni è il mio scrittore italiano preferito. Dotato di uno stile peculiare, capace di saltare agevolmente da un genere all'altro, spesso mescolandoli, ci ha regalato tante storie fantastiche, condite di gustoso umorismo, satira di dinamiche italiane o rappresentazioni di temi esistenziali: la vita di paese, il razzismo, l'inquinamento, l'autorità corrotta, il ruolo della televisione, la memoria, l'infanzia, la solitudine e la malattia. Per chi volesse approfondire, segnalo l'interessante tesi "La rappresentazione umoristica della società italiana nella narrativa di Stefano Benni", di Monica Faggionato.

Cari mostri raccoglie 25 storie, dal racconto breve alla vicenda articolata in più capitoli. L'umorismo si lega all'horror, prendendo spunto dai filoni classici (ghost story, vampiri, Edgar Allan Poe), dalla favola e dalle declinazioni più moderne (cinema di genere, cyberpunk e splatter). Un Benni un po' più cupo del solito - anche aldilà dei temi e dello stile - appassionante, senza passaggi a vuoto, anche se talvolta sembra mancare il finale (forse lasciato volutamente aperto).


Massimo

lunedì 21 ottobre 2019

20 anni di Fight Club - Recensioni Fuori Tempo Massimo

Inaugurate per caso con Pulp Fiction, continuiamo le recensioni sui cult movie moderni, post che per brevità possiamo chiamare RFTM (Recensioni Fuori Tempo Massimo). Tocca a Fight Club, di cui ricorrono i 20 anni. "Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club". Ma qui siamo rocker e non seguiamo le regole. Si comincia.



Fonte: cinemablend.com

Premessa autobiografica
Non vidi Fight Club al cinema, ero e rimasi prevenuto per anni. Quando decisi di vederlo, la frequentazione "clandestina" dei gruppi di sostegno scatenò la mia perplessità e mollai la pellicola per poi recuperarla anni dopo (2004, se ricordo bene). Furono in molti a scoprire il film solo anni dopo l'uscita in sala: costato 63 milioni di dollari, ne incassò 101 al cinema, per poi diventare un cult con la pubblicazione DVD.

Nel 1999 non conoscevo neanche Chuck Palahniuk, che poi, per qualche anno entrò nell'Olimpo dei miei scrittori preferiti, a fianco del Re e di Stefano Benni. Fu la folgorante lettura di Invisible Monsters a farmi appassionare allo scrittore di Portland, portandomi a leggere Fight Club e guardarne la versione cinematografica. Comprai e lessi tutti i romanzi, fino a vedere svanire l'entusiasmo: il livello di Palahniuk - secondo me - si è assestato decisamente più in basso rispetto ai due libri che hanno fatto scoccare la scintilla.
Nel film, diretto da David Fincher e sceneggiato da Jim Uhls, si trova un elemento comune nelle opere dello scrittore: l'incapacità di relazionarsi che spinge i protagonisti a comportamenti bizzarri, per reazione o per entrare in contatto con gli altri. Chuck Palahniuk ebbe l'idea del romanzo dopo essere stato picchiato durante un campeggio: al rientro in ufficio, nessuno dei suoi colleghi gli chiese come mai avesse il viso tumefatto. Rimase "affascinato" dall'incapacità di empatizzare. Anche il lavoro del protagonista e le lamentele per l'assenza dei padri derivano dall'esperienza personale dello scrittore, così come i gruppi di sostegno (cui accompagnava i malati come volontario). A suo padre e al suo capo il libro piacque perché pensavano che parlasse dei loro padri e capi...

Film di fine secolo
Molti film della fine del XX secolo, cavalcando forse le paure millenariste, portavano in scena scenari apocalittici, sia in senso letterale (Armageddon e tutto il filone catastrofico, da Deep Impact a The Core), sia in senso "sociologico" (nello stesso anno di Fight Club, Matrix mostrò l'umanità sconfitta dalle macchine e utilizzata come batteria; qualche anno prima, lo stesso Fincher con Seven aveva rappresentato i peccati capitali in una città violenta).


TRAMA (sostanzialmente spoiler-free)
Sorvolando sul colpo di scena, che è uno degli elementi cardine del film (anticipato in vari punti), riassumerei così la storia: Jack, il narratore, è un perito senza vita sociale che combatte l'insonnia frequentando gruppi di auto aiuto per malati terminali: qui piange, si affeziona agli altri e riesce così a dormire. Va in crisi quando inizia una relazione confusa con Marla, che come lui partecipa alle riunioni senza essere malata. La sua vita cambia con l'incontro con Tyler Durden, carismatico e bizzarro venditore di sapone. Quando l'appartamento del protagonista esplode, Tyler lo ospita nella "sua" villa fatiscente e gli chiede di fare a pugni. Ne nasce un rituale che attira sempre più persone e diventa il "Fight Club", gruppo di lotta clandestina cui l'amico di Jack dà, tra un incontro e l'altro, un indottrinamento nichilista, contrario alla società, al conformismo, al consumismo e all'apparenza. I gruppi aumentano e diventano un'organizzazione paramilitare ecoterrorista che pianifica attacchi alle multinazionali: il "Progetto Mayhem" (caos) punta a distruggere il sistema economico americano. Al culmine dell'iniziativa, Jack dovrà affrontare la misteriosa sparizione di Tyler e il proprio rapporto con Marla.

I TEMI
La pellicola mostra diversi elementi in crisi: il consumismo che mostra i suoi limiti, dunque l'umanità alienata (lo stesso lavoro del protagonista calcola il valore delle vite umane in termini meramente economici), il maschio che ha smarrito il ruolo trova nella violenza l'unico modo di esprimersi; il tutto intrecciato con il tema del doppio, presente praticamente in ogni sequenza. Si parla inoltre di automiglioramento, amicizia, amore, depressione, malattia e disturbi mentali. Un mix supportato da un ottimo cast e scelte di regia non convenzionali, forse non abbastanza efficace nel prendere le distanze dagli elementi negativi che mette in scena (benché Fincher obietti che è chiaramente una satira): i comportamenti deviati, il diventare cellule anonime di un'organizzazione sostanzialmente fascista (paradossalmente una reazione a una società alienante e opprimente), il maschilismo: “Siamo una generazione di uomini cresciuti da donne, mi chiedo se un’altra donna è veramente la risposta che ci serve”, dice Tyler; inoltre l'unico personaggio femminile non è particolarmente positivo... e forse neanche un personaggio, come vedremo. Se nel romanzo Tyler Durden viene definito psicopatico e sono esplicitati i suoi limiti, nel film è carisma puro (benché con elementi ridicoli, come i vestiti firmati a dispetto delle critiche al sistema e all'apparenza).

METACINEMA
Uno dei lavori di Tyler è il proiezionista, ma per rendere l'attività più divertente, inserisce fotogrammi particolari all'interno dei film (cosa che succede anche in Fight Club prima dei titoli di coda). Allo stesso modo, in diversi momenti della pellicola Tyler compare per una frazione di secondo (prima del volo dove incontra il protagonista, lo vediamo già 4 volte, solitamente quando Jack vive una frustrazione), in un video di benvenuto in hotel o in altri modi poco evidenti. Quando Tyler spiega ai suoi adepti che non tutti possono diventare rockstar, fissa il personaggio interpretato da Jared Leto, che da poco aveva fondato i Thirty Seconds to Mars. 



Fonte: hitek.fr

CAST
Per Tyler Durden si era pensato a Russell Crowe, per Jack a Sean Penn e Matt Damon. Reese Witherspoon rifiutò di interpretare Marla (per lei il film era troppo dark), così come Sarah Michelle Gellar (impegnata con Buffy). Helena Bonham Carter la spuntò su Winona Ryder.

ANTICAPITALISMO IN SALSA ANARCO-FASCISTA 

Ricorre, sopratutto nella prima parte del film, una critica al consumismo, alla definizione della propria identità attraverso le cose possedute, delegando al marketing le proprie scelte di vita. Jack ammette la propria ossessione per i prodotti Ikea ("Quale tipo di salotto mi caratterizza come persona?") prima ancora di incontrare Tyler Durden, che spiegherà come facciamo lavori che odiamo per comprare cose che non ci servono, e che saranno poi loro a possedere noi. Si sbeffeggia l'Occidente globalizzato e massificato, con gli arredamenti standardizzati (della già citata azienda svedese), le tazze di Starbucks presenti in ogni scena del film (Fincher: "Non ho niente di personale contro Starbucks. Penso che facciano una buona cosa. Hanno solo troppo successo"). Viene mostrata un'"ideologia" confusa che, al netto delle scelte estreme, può affascinare pubblici molto diversi. "Non sei il tuo lavoro; non sei quanti soldi hai in banca; non sei la macchina che guidi; non sei il contenuto del tuo portafoglio": partendo da un anticapitalismo che potremmo definire di sinistra (benché storicamente sia stato condiviso almeno in parte anche da assolutismi di destra), i personaggi fondano un movimento terroristico anarco-fascista. E prima ancora di questa deriva, al capitalismo e all'apparenza viene contrapposta una versione un po' estrema di "valori americani" come forza e coraggio.

I membri del Fight club finiscono per ripetere l'errore iniziale, e affidano il senso della loro vita a Tyler Durden: il film in qualche modo mette in guardia anche dalle ideologie estreme cui molti aderiscono senza giudizio, confidandovi ciecamente e addossando tutti i problemi al capro espiatorio scelto dal leader.  


Se non viviamo la vita che vorremmo, non le diamo un significato autentico e fingiamo che la morte non ci sia, la parte della nostra mente che se ne accorge può reagire in diversi modi: con insonnia ("non sei mai realmente addormentato e non sei mai realmente sveglio", non sei né vivo né morto), nevrosi... e personalità multiple.

PROIEZIONI (spoiler alert)
Esistono siti dedicati esclusivamente al protagonista di Fight Club, come  jackdurden.com, che espone una teoria interessante, parzialmente confermata da Palahniuk: Marla è una proiezione di "Jack", è già presente a inizio film, è sostituita "in volo" da un'altra identità (quest'immagine sembra rappresentare la transizione), prende il controllo del protagonista nella scena della lavanderia e nell'epilogo viene scelta definitivamente. Per chi non avesse ancora visto il film, diciamo che non sarebbe l'unico caso: lei e "quell'altro" - la migliore versione di Jack, la mascolinità e la ribellione a ciò che il protagonista odia senza riuscire a rinunciarci - sarebbero la rappresentazione di due aspetti del protagonista; spesso nel film li vediamo accomunati nell'abbigliamento, nelle azioni e nelle espressioni, nel non essere visti né riflessi negli specchi se non dal punto di vista di Jack. La presenza di Marla ai gruppi di sostegno fa tornare l'insonnia a Jack: "Her lie reflected my lie [...] And suddenly, I felt nothing. I couldn't cry. So, once again, I could not sleep" (La sua bugia rifletteva la mia. E all'improvviso, non sentivo niente. Non potevo piangere. E, di nuovo, non potevo dormire). 
Diverse "proiezioni" nel corso del film vengono tradite ed eliminate, da Jack o da un'altra identità che non vuole concorrenti, finché rimane solo Marla, dunque la rinuncia alla "mascolinità": gli attributi maschili fanno parte di una paura ricorrente del protagonista, mentre uno dei temi del film è, come abbiamo visto, il declino della figura maschile in Occidente (rappresentata da Bob, probabile altra proiezione, forse "creatrice" delle altre).

La villa fatiscente rappresenta, probabilmente, il crollo mentale di Jack, in particolare quando vi soggiornano anche Marla e Bob (nonché il progetto Mayhem), le diverse personalità che non riesce più ad alternare e tenere separate.

CINEMA E PSICOLOGIA
Già nella scena dei titoli di testa (tra le migliori di sempre), viene suggerito che buona parte della storia riguarda la mente del protagonista. Il suo percorso si offre anche ad analisi psicologiche ben più approfondite, come quella di humantrainer.com che provo a sintetizzare saltando le parti "spoiler": vediamo il disagio dell'uomo moderno, incastrato in un mondo che lo aliena e reprime i suoi istinti, impedendo all'aggressività e in generale alla pulsione di morte di sublimare. La repressione costringe il protagonista a spostare la carica libidica aggressiva sull'acquisto di mobili e vestiti e sui meccanismi che regolano il sonno. L'insonnia può essere causata dal perdurare della rabbia nella sua psiche che impedisce il riposo e il sogno, meccanismi inconsci per soddisfare le pulsioni inaccettabili per l'Io. Jack esprime il suo rancore verso il padre (distante e anaffettivo) e verso altre figure da cui si sente sottomesso, fino a programmare la distruzione dell'ordine costituito.

Fonte: ilpost.it

IL FINALE (ovviamente c'è un po' di spoiler)
L'epilogo (diverso dal romanzo) rispetta lo stile dell'opera, sopra le righe e affascinante: il "colpo di scena" viene drasticamente rimosso, sulle note di "Where is my mind" (ho poi scoperto che non ci sono altre canzoni dei Pixies che mi piacciano...), il protagonista rivela a Marla le proprie difficoltà, e insieme i due guardano la spettacolare riuscita del progetto Mayhem (probabilmente un paio di anni dopo non sarebbe stato rappresentato così in un film).

Massimo

giovedì 10 ottobre 2019

Pulp Fiction - 25 anni dopo


Con l'uscita di C'era una volta a Hollywood mi è ovviamente tornata voglia di rivedere Pulp Fiction (dopo un sacco di tempo, nonostante sia nella mia personale Top 3). Qualche sera fa sono andato su Netflix ed era lì che mi puntava... come dirgli di no? So che per stare sul pezzo avrei dovrei parlare il mese scorso dell'ultima opera di Quentin Tarantino, o adesso di Joker ed El Camino, ma in questo momento mi preme di più tornare sul capolavoro di Tarantino, una vetta che - secondo me e in base ai miei gusti - non raggiungerà più.


 Fonte: sbs.com

Infarcito di musica fine anni 50/60/inizio 70 e di citazioni cinematografiche, la pellicola era divenuta immediatamente un cult e un'icona degli anni 90. È passato un quarto di secolo: secondo me Pulp Fiction è invecchiato benissimo e non è un fatto così scontato. A proposito di invecchiare: la musa di Quentin è rimasta bellissima, ma a 23 anni Uma Thurman era fuori scala.
anche mia moglie mi ha catturato a 23 anni... le coincidenze non esistono, come dice Dylan Dog :-)

Fonte: dsautomobiles.it

AMORE PER IL CINEMA
Uno degli elementi cardine dell'arte di Tarantino è il legame affettivo con la settima arte. Mescolando classicismo e innovazione, Pulp Fiction cita senza sosta cinema "alto" e "basso". Ricorrono generi e autori amati dal regista di Knoxville, a partire dal suo preferito, Sergio Leone, con gli stalli alla messicana e l'alternarsi dei primi piani presi dagli spaghetti western. La celeberrima scena del twist richiama il ballo di Otto e Mezzo di Fellini ma è ispirata a una scena di Bande à part di Jean-Luc Godard (in Italia distribuito come "Svelato meccanico"). La mossa delle dita a V passate sopra gli occhi è invece un riferimento pop "extra-cinema": è la Batusi, il ballo eseguito da Batman nella serie televisiva degli anni 60 (esordio nella prima puntata, replica - su riarrangiamento della sigla - nell'episodio 28).

Fonte: peru21.pe


I PERSONAGGI
Il film sprizzava coolness da tutti i pori, grazie soprattutto ai personaggi. Eppure quasi tutti quelli principali "rischiarono" di essere interpretati da attori differenti:
- per Mia Wallace era quasi stata scelta Jennifer Aniston (prima di diventare famosa  come Rachel di Friends: Pulp Fiction è stato girato nell'autunno 1993, mentre il telefilm andò in onda per la prima volta nel settembre 1994). La parte non andò a Julia Roberts per divergenze sul compenso. Inizialmente Uma Thruman aveva rifiutato il ruolo: Quentin Tarantino, disperato, la convinse leggendole l'intero copione al telefono.
- Vincent Vega doveva essere affidato a Michael Madsen (già nelle Iene e poi in Kill Bill), che poi rifiutò per recitare in Wyatt Earp: si propose Daniel Day-Lewis, ma la parte fu data a John Travolta.
- Jules Winnfield fu scritto pensando a Samuel L. Jackson, ma Paul Calderón fece un grandissimo provino. L'attore ispanico, essendo amico di Jackson, chiese di fargli avere una nuova audizione: alla fine il futuro Nick Fury dell'MCU ottenne la parte e a Calderón fu invece affidato il ruolo di Paul (English Bob, il barista di Wallace)
- per il pugile Butch, prima di Bruce Willis venne preso in considerazione Silvester Stallone.



MACGUFFIN
Ci si è interrogati a lungo sul contenuto della valigetta di Marcellus Wallace che devono recuperare Jules e Vincent: l'unica cosa certa è che si tratta di un MacGuffin e che il contenuto è indefinito (Tarantino nel 2003 affermò: “È qualunque cosa lo spettatore voglia che sia"). 
Il MacGuffin è un espediente narrativo, un pretesto che muove la trama, fondamentale per i personaggi, ma senza un vero significato per lo spettatore. Lo è per antonomasia la busta con i 40.000 dollari in Psycho (la fuga della donna nasce da lì, ma poi l'oggetto esce di scena e la storia prende una piega indipendente): fu lo stesso Hitchcock a coniare il termine insieme al suo sceneggiatore. Spesso non viene mostrato o, come in Pulp Fiction, lo spettatore non viene a sapere in che cosa consista il MacGuffin: talvolta non lo sanno nemmeno sceneggiatore e regista. 

 La valigetta luminosa - Fonte: snopes.com



DIALOGHI INFINITI E RACCONTO DESTRUTTURATO
Mi soffermo su due cifre stilistiche del primo cinema di Tarantino che negli anni si sono decisamente affievolite. Innanzitutto i lunghissimi e brillanti dialoghi, infarciti di filosofia spicciola e cultura pop, spesso poco funzionali alla trama ma in grado di calare lo spettatore nel mondo della storia e di umanizzare i personaggi, riducendo la distanza da quelli "estremi": se, come noi, i personaggi parlano di cose ordinarie e dei film che hanno visto, li sentiamo più "vicini" e siamo più portati a "credere" che facciano parte del nostro mondo anziché di uno fittizio. 

 La fabula di Pulp Fiction - Fonte: visual.ly


Elemento più tecnico è la narrazione destrutturata, ottenuta non solo tramite il montaggio non lineare ma già in fase di scrittura: questa sceneggiatura valse a Tarantino il primo Oscar (il bis arriverà 18 anni dopo con Django Unchained). L'ordine cronologico viene annullato, si va ben oltre l'uso dei flash-back, l'intreccio si fa beffe della fabula: l'ultima scena in ordine cronologico è la fuga di Butch e Fabienne sul chopper (il cui rombo si sente in apertura di film, tra la definizione di Pulp e il pre-rapina), mentre la pellicola si chiude com'era cominciata, con la rapina di Zucchino e Coniglietta, mostrando in azione personaggi già uccisi e l'ultima "esecuzione" del brano di Ezechiele 25,17 (in realtà è un discorso preso da un B-movie di arti marziali del 1976, Karate Kiba, che al fondo riprende il versetto biblico) da parte di Jules, che ne dà una nuova interpretazione. 
Segnalo una sintesi di 5 minuti con le scene in ordine cronologico, utile per un breve ripasso del film, nonché le interessanti analisi tecniche di Giuseppe Gangi e di Maurizio Pessione.



Massimo

lunedì 30 settembre 2019

Parole da salvare: pusillanime è vivo e lotta insieme a noi

Brava Zanichelli, salviamo le parole desuete!
Da queste parti se ne parlava già 7 (sette) anni fa: auspicavo la sopravvivenza di termini bellissimi (e spesso confinati nelle storie di Topolino e Paperino) come pusillanime, cincischiare e turlupinare.


Parole desuete dal passato e dal presente - Fonti: beppeforti.it - issuu.com

Il lodevolissimo progetto #paroledasalvare di Zanichelli si propone di tutelare 3126 lemmi. Saranno accompagnati da un fiorellino nell'edizione 2020 del vocabolario Zingarelli e gireranno le piazze italiane grazie a un enorme dizionario-installazione, dotato delle classiche pagine e di un monitor touchscreen dove compariranno a rotazione 5 da vocaboli da salvare. Sarà possibile sceglierne uno e postarlo, con il suo significato, sui propri canali social.
Ad es.
puillànime (ant. puillànimo) agg. e s. m. e f. [dal lat. tardo pusillanimis, comp. di pusillus «meschino» e anĭmus «animo»]. – 1. Vile, pavido, meschino, privo di volontà e di forza d’animo: un uomo p.; una persona p.; gente p.; questo non è atto di re magnanimo, anzi d’un pusillanimo giovinetto (Boccaccio); più spesso come sost.: è un p.; siete dei p.; questi sono ragionamenti da pusillanimi; mi si dirà che sono un buono a nulla, un p., e che dovevo eseguire gli ordini (Manzoni).
Fonte: zanichelli.it

Dopo la prima tappa, a Milano, ora tocca a Torino: #AreaZ è approdata ieri in via Garibaldi (tra corso Palestro e piazza Statuto) e resterà fino al 4 ottobre, giornata rimarchevole: ricorrenza di San Francesco nonchè anniversario di nozze del vostro amichevole blogger di quartiere e della sua sempre ammaliantissima moglie.

Massimo

martedì 13 agosto 2019

Endgame e i viaggi nel tempo

Premessa: dopo tre mesi di silenzio, "urgeva" (per me) un ritorno a queste coordinate. Soprattutto perchè nel frattempo ho visto Endgame, cui dedico un giudizio sintetico e poi una riflessione (probabilmente in più puntate) su uno degli aspetti più complessi e contraddittori. 

ENDGAME
La quarta pellicola sui Vendicatori è stata molto bella e soprattutto coinvolgente (benchè, forse, un briciolo meno di Infinity War). Ha chiuso in modo epico quel che è stata recentemente chiamata "Infinity Saga", 11 anni di film che hanno realizzato il sogno di tanti lettori Marvel dell'era Corno: portare sul grande schermo, interpretati da attori, i supereroi che hanno accompagnato la nostra infanzia e generato per anni il nostro "sense of wonder". Alcune scene della battaglia finale sono talmente badass da valere da sole il costo del biglietto, più o meno come l'arrivo di Thor in Wakanda nella puntata precedente: per non rivelare troppo a chi non l'avesse ancora visto (ma allora che ci fate qua? aspettate un'ulteriore versione con scena extra?), diciamo lo schieramento delle forze in campo, la scena "lo sapevo", l'azione che mette fine alla battaglia.

VIAGGI NEL TEMPO: 1. LINEA TEMPORALE FISSA. 2. L.T. DINAMICA 3. MULTIVERSO
Nel film che chiude fase 3 e tutta l'Infinity Saga, la questione più critica, in termini di coerenza della sceneggiatura, è senz'altro la gestione dei viaggi nel tempo. Prima di fare qualche considerazione, un paio di premesse e un (breve e da profano) inquadramento sui time travel nella fantascienza.

Premesse
- come si diceva nei post precedenti la visione del film, il viaggio nel tempo è un tema ad altissimo rischio di errore
- parliamo di un film commerciale di gente in costume con superpoteri, maghi, procioni parlanti, alberi umanoidi, pietre che consentono di controllare gli aspetti della realtà... stiamo a sottilizzare per divertimento
 - la narrativa è ovviamente libera di inventare regole per i viaggi nel tempo - oltretutto in una sostanziale assenza di esperienze o certezze scientifiche - ma all'interno della stessa opera/universo narrativo le regole dovrebbero essere seguite con coerenza.
 

Fonte: methodshop.com

Scuole di pensiero
Normalmente ci sono tre macro-possibilità (sintetizzate nello schema qui sopra), prevalentemente incentrate sui viaggi nel passato, che implicano più difficoltà fisiche e logiche (e dunque maggior rischio di paradossi):



 - Teoria della linea temporale fissa: andando indietro nel tempo non si può cambiare il futuro. Entrando nel passato non lo si cambia, perché tutto è già avvenuto (come in Terminator), anzi spesso il viaggio stesso conferma il presente, rivelandosi la causa dell'evento che si voleva modificare. La base è il principio di autoconsistenza del fisico russo Novikov: se c’è un evento che potrebbe causare un paradosso, la probabilità che quell’evento si verifichi è zero. Accadrà sempre qualcosa che ci impedirà di modificare il passato. La vediamo applicata in Harry Potter ed il prigioniero di Azkaban, L’esercito delle 12 scimmie, Donnie Darko
Questa teoria si collega in parte alla Congettura di protezione cronologica del sommo fisico Stephen Hawking: le leggi della fisica impediscono la nascita di curve temporali chiuse o loop (collegamento tra due luoghi e istanti specifici) con eventuali eccezioni per le scale sub-microscopiche. Questa evita il paradosso del nonno, che rende implausibili i viaggi nel tempo (vedi seconda teoria). Hawking in generale era scettico sui viaggi nel tempo, sempre a causa dei paradossi che ne sarebbero derivati.

- Teoria della linea temporale dinamica: c'è un'unica linea temporale, modificabile. I cambiamenti nel passato (anche minimi, "effetto farfalla") hanno un vero e diretto impatto sul presente da cui si è partiti. Tutto è dinamico e fluido: può cambiare e lo fa. È la scuola "Ritorno al futuro" (in Endgame è esplicitamente confutata da Banner, e sostanzialmente non è coerente con la fisica quantistica): se vai nel passato e cambi qualcosa, ci saranno ripercussioni su tutto quanto avverrà dopo (Scott Lang ricorda le "leggi" del film cult con Michael J. Fox, ad es. "non incontrare te stesso", "non cambiare niente altrimenti rischi di non far incontrare i tuoi genitori e sparisci" etc). 
È la teoria che genera il maggior numero di problemi, in particolare il paradosso del nonno (se si torna indietro nel tempo e si uccide il proprio nonno, non si è mai nati e mai tornati indietro?) e il paradosso ontologico, dove qualcosa (persona, oggetto o informazione) di fatto c'è ma non ha un'origine. Esempio tipico offerto da ilpost.it: vediamo l'autore di un'opera ricevere la stessa da un viaggiatore nel tempo, il quale le aveva scoperte nel suo presente dall'autore. In Ritorno al Futuro, nel 1955 Chuck Berry sente per la prima volta Johnny B. Good grazie a Marty, che l'ha sentita negli anni 80 dai dischi di Chuck Berry: quindi chi ha scritto la canzone?
Il bellissimo romanzo 22/11/'63 di Stephen King ipotizza una linea temporale dinamica, in cui un "loop" nello scantinato di un negozio conduce al 1958 (con possibilità di tornare nel "presente", e di azzerare i cambiamenti con un ulteriore viaggio nel passato). Alcuni bizzarri guardiani dei varchi temporali avvisano i "viaggiatori" dei pericoli legati alla modifica del passato: i cambiamenti sono normalmente negativi, inoltre si rischia di rovinare le "stringhe" del tempo. In qualche modo, il tempo preserva attivamente se stesso opponendosi attivamente a chi intende modificarlo. Chi riesce comunque a modificare gli eventi, scopre che non è una buona idea.

- Teoria del Multiverso: ogni linea temporale è immodificabile, se vai nel passato e cambi qualcosa, nasce una nuova linea temporale, in cui le cose sono andate diversamente; a questa scuola aderiscono Terminator 2 e 3, Doctor Who, il primo Star Trek diretto da J.J. Abrams, Dragonball, i seguiti di Back to the Future.

Talvolta gli autori di fantascienza usano una timeline e una gestione ancora più fluida, in cui la logica dei cambiamenti muta in base alle esigenze della storia. Ed è probabilmente quello che abbiamo visto nell'ultimo film dei Vendicatori.

ENDGAME: I VIAGGI NEL TEMPO NELL'MCU

Il seguito di Infinity War sceglie appunto una versione mista (e a mio avviso un po' pasticciata), in cui la spiegazione di Banner (i viaggi nel tempo non sono il suo campo, ammette) e quella dell'Antico trovano una conciliazione non del tutto confermata dai fatti successivi. Dopo qualche settimana dall'anteprima, sono arrivati i primi chiarimenti da parte dei registi e sceneggiatori: i primi mettono una "pezza" sull'elemento meno chiaro (lo vediamo più avanti), i secondi la negano.

Grazie a Tony Stark, i Vendicatori  possono viaggiare nel tempo - Fonte: express.co.uk


Dopo il ritorno di Scott, nasce l'idea di tornare nel passato, sfruttando il Regno Quantico, in cui il tempo ha regole diverse: un'idea bizzarra, ma che consentirebbe di recuperare le Pietre dell'Infinito (appena distrutte da Thanos, sebbene poi l'Antico ci spiegherà che l'assenza di una Pietra sarebbe catasfrofica) e annullare l'effetto dello schiocco. Scott, affiancato da Rhodey, ricorda le "regole" di Ritorno al Futuro (vedi sopra), e dunque ipotizza di eliminare Thanos prima che faccia lo schiocco, ma Banner pontifica che "non funziona così": se cambi qualcosa nel passato, non ci sono ripercussioni sul futuro; dunque eliminare Thanos da piccolo non risolverebbe il problema dello schiocco. “Se viaggi nel passato, quel passato diventa il tuo futuro e il tuo ex presente diventa il passato, che non può essere modificato dal tuo nuovo futuro”. Non è chiaro se questa impostazione preveda cambiamenti nel passato che non hanno impatti sul futuro (ma allora nasce una nuova linea temporale, oppure il passato cambia solo virtualmente...), o non preveda mutamenti (ma allora gli oggetti che vengono prelevati? basta rimetterli a posto - nello stesso istante del prelievo - una volta utilizzati? E non c'è un "frattempo" in cui nasce una nuova timeline?). La scappatoia potrebbe essere la cancellazione delle nuova linea temporale che vediamo quando Bruce rimette a posto la Pietra nella proiezione dell'Antico, per convincerla - vedi oltre. Grazie a Tony Stark, vengono risolti i problemi tecnici per il viaggio. Sembra di capire che per muoversi nel passato "basti" avere le particelle Pym (carburante), un GPS spazio-temporale (realizzato dal playboy genio etc.) e le tute tecniche. Per tornare al presente della propria linea temporale, bisogna invece sincronizzarsi con un portale quantico.


I nostri eroi si dividono in 3 squadre che andranno a recuperare le Pietre: Steve, Tony, Scott e Bruce a New York nel 2012 durante la prima battaglia del gruppo (pietre: Spazio, Mente, Tempo), Thor e Rocket Racoon ad Asgard nel 2013 (Realtà), Nebula, War Machine, Vedova Nera e Occhio di Falco nel 2014, i primi due a Morag e i due ex Shield a Vormir (Potere - Anima).


Missione a New York nel 2012 - Fonte: mcucosmic.com

Arrivato a destinazione, il primo gruppo si separa: Cap, Tony, Scott e Bruce si occupano delle due pietre gestite da Loki, spazio (Tesseract) e mente (nello scettro), mentre Banner va a cercare il dottor Strange per farsi dare quella del tempo. Ma nel 2012 in Baker street c'è l'Antico: il mago supremo è lei, Banner è "in anticipo di 5 anni", perchè Strange fa ancora il chirurgo. L'Antico è molto risoluta nel non voler dare la Pietra (tanto da separare la forma di Hulk dalla coscienza di Banner). Secondo l'Antico, la linea temporale si altera solo se le togli le Pietre dell'Infinito, mettendo oltretutto a  rischio la nuova linea/realtà che si forma: la sua rimarrebbe senza la difesa della Pietra del Tempo e finirebbe male - ad esempio il Doctor Strange non potrebbe fermare Dormammu. Secondo lei, le gemme dell’infinito creano e preservano il flusso del tempo. Se si rimuove una Pietra, quel flusso si divide. Gli interventi nel passato possono impattare sulla linea temporale, creare nuovi punti che - senza gemme - possono convergere tra loro. Bruce propone di correggere la linea temporale rimettendo - al termine della missione - ogni gemma al suo posto, eliminando le ripercussioni dei viaggi nel tempo sulla timeline. Dunque togliere le Pietre da un punto del tempo crea nuove linee, ma tutto si aggiusta se le si riporta nella loro posizione originale (in quel caso la nuova linea si annulla).

Bruce prova a convincere l'antico - Fonte: quora.com

L'Antico non è ancora convinto: salvare la realtà di Banner (2018) comporta la catastrofe per quella dell'Antico (2014). Ma allora sono due linee temporali diverse? Una stessa linea in cui il cambiamento del passato non modifica il futuro? All'improvviso l'Antico si fa convincere, quando Banner spiega che Strange in futuro darà volontariamente la Pietra a Thanos. La donna afferma che è previsto che Strange sia il migliore (sebbene nel film sul mago, ambientato qualche anno dopo, lei non sia nemmeno convinta che debba essere lui il successore) e in base a questo decide di consegnare la Pietra. Un passaggio un po' forzato (sebbene dia ulteriore spessore all'affermazione di Strange "non c'era altro modo").


Il passato cambia? Come?
Ma allora perchè è possibile prelevare nel passato oggetti (e persone) e portarli nel futuro, togliendoli però dal passato (vediamo spostare non solo le gemme, ma anche il Mjolnir, il guantone dei figli di Clint, lo scudo, Thanos, il suo esercito)? Da quale linea temporale spariscono? Quella originale (dove teoricamente nulla dovrebbe cambiare, visto che tutto è già successo, e ha portato a un "presente" dove quell'oggetto/persona c'è), o quella nuova (che in teoria si forma solo spostando le pietre dell'infinito)? 
Teoricamente, prese le Pietre, i Vendicatori hanno già modificato il passato e creato nuove linee temporali, dove si trovano anche loro: non è così scontato che tornino al "loro" 2023, probabilmente il viaggio nel Regno Quantico, con il GPS spaziotemporale di Tony, permette di viaggiare nel nel tempo e nello spazio, per tornare al "proprio presente", esente dalle alterazioni compiute durante il viaggio.



Cap cambia il passato e ricompare nella stessa linea
Lo Steve Rogers anziano che compare poco dopo essere andato a riportare le Pietre è un'altra cosa difficile da spiegare: di fatto scegliendo di restare nel passato, altera il futuro. 
Due possibilità:
- nuova linea temporale: Cap avrebbe vissuto in quella e non sarebbe comparso davanti a Sam e Bucky, oltretutto con uno scudo integro (quello usato in Endgame è distrutto)
-  linea temporale immodificabile: Cap "giovane" - che non ha più visto Peggy dalla Seconda Guerra Mondiale - torna nel passato per rimettere a posto le Pietre, e un minuto dopo "compare" Cap anziano che ha sposato Peggy. 

La stessa consegna delle Pietre sarà stata problematica: Cap sa qual è il momento esatto in cui sono state prese? Alcune Pietre erano in un contenitore (Tesseract, Orb, Scettro), altre avevano un'altra forma (l'Etere), quella dell'anima si sposta solo a determinate - drammatiche - condizioni.

La spiegazione dei Russo potrebbe reggere e dare spunti per nuove storie (ma viene sostanzialmente confutata dagli sceneggiatori, che IMHO sono più autorevoli nello spiegare la storia che hanno scritto, anche se sul film l'ultima parola spetta al regista): Capitan America, restando nel passato per godere la vita cui aveva rinunciato, crea una dimensione parallela (da cui evidentemente trova il modo di tornare). 
Come si presenta da Sam - apparentemente senza tuta, GPS etc - per dargli lo scudo? Non sembra avere tuta, GPS, nè ha utilizzato un portale quantico: probabilmente ha "atteso" il 2023 e si è spostato dalla linea temporale alternativa alla principale.
Ma ha davvero creato una dimensione parallela? Joe Russo: "È una domanda interessante cui si spera di trovare risposta nelle prossime storie" (anche perchè abbiamo un 2012 dove Loki è libero e ha il Cubo Cosmico, Steve sa già che Bucky è vivo, parte dello Shield infiltrato pensa che anche Cap stia con l'Hydra).
So, has Cap been living in the past this whole time — or did he go and live in another dimension?
The directors say it’s the latter.
If Cap were to go back into the past and live there, he would create a branched reality,” Joe explained.
“The question then becomes, how is he back in this reality to give the shield away?”
The brothers smile.
“Interesting question, right?” Joe said. “Maybe there’s a story there. There’s a lot of layers built into this movie and we spent three years thinking through it, so it’s fun to talk about it and hopefully fill in holes for people so they understand what we’re thinking.”

Quindi, Cap ha vissuto nel passato per tutto questo tempo - o è andato a vivere in un'altra dimensione?
I registi dicono che era in un'altra dimensione: "Se Cap dovesse tornare nel passato e vivere lì, creerebbe una realtà ramificata", spiega Joe.
"Allora la domanda diventa: come è tornato in questa realtà per dare via lo scudo?"
I fratelli sorridono."Domanda interessante, vero?" dice Joe."Forse c'è una storia lì. Ci sono molti strati incorporati in questo film e abbiamo passato tre anni a rifletterci sopra, quindi è divertente parlarne e, si spera, riempire buchi per le persone in modo che capiscano cosa stiamo pensando".
Un vecchio Steve Rogers passa lo scudo (integro) a Sam Wilson - Fonte: therpf.com

Inoltre, la spiegazione dell'Antico lascia intendere che togliere la Pietra del Tempo dalla realtà "del 2012" sarebbe catastrofico per quella realtà... ma nel 2018 Thanos distrugge tutte le Pietre, senza danni apparenti per la realtà. 

Se prendiamo per buono che Steve riporti le Pietre e annulli le linee temporali nate dai cambiamenti, dovremmo pensare, come afferma cinematographe.it, che c'è un'unica linea temporale, quella che abbiamo visto nei film, in cui tutto è "sempre successo"? O c'è un 2014 in cui Thanos scopre la riscossa dei Vendicatori e viaggia nel futuro e un 2014 in cui non lo fa? Un 1970 in cui Tony incontra suo padre quando la moglie per partorire, e un 1970 in cui questo non succede?

Il Multiverso.
Le spiegazioni potrebbero essere semplificate (o complicate?) dal concetto di Multiverso, introdotto nel film del dottor Strange. In Spiderman: un nuovo universo (extra MCU?) il concetto è stato mostrato, con una rappresentazione molto simile a quella cartacea (tante realtà parallele molto simili). Nel trailer di Spiderman: far from home, Fury spiega a Peter che Quentin Beck (Mysterio) "Proviene dalla Terra, ma non la nostra. Lo schiocco ha squarciato la nostra dimensione" (The Snap tore a hole in our dimension). "Sta dicendo che esiste un multiverso?". O sta mentendo perchè è uno Skrull? O è stato ingannato da Mysterio? Il regista Jon Watts spiega che in questo film Fury sta cercando di organizzare "una nuova squadra" per affrontare gli Elementali, che vengono dalla stessa terra alternativa di Mysterio. Precisa inoltre che Zia May era tra le vittime dello schiocco, che in Far from home si ipotizzerà per Peter un ruolo simile  a quello di Tony, ma anche delle consueguenze pratiche delle battaglie per la gente ordinaria. 
Non faccio spoiler, mi limito a dire che l'impatto di Far From Home sulla questione time travel è "modesto".

COME TENERE ASSIEME TUTTO?
In questo momento, una teoria che "tiene assieme tutto" quel che abbiamo visto dei viaggi del tempo MCU potrebbe essere questa: ogni linea temporale è immutabile; ogni volta che si altera qualcosa nel passato, nasce una nuova linea temporale, con effetti che possono essere drammatici. In ogni linea temporale, se si torna a rimettere al loro posto le cose "nello stesso istante" in cui le si è prese, si annullano i cambiamenti e le conseguenti nuove linee temporali. Lo spostamento delle Pietre dell'Infinito è naturalmente più critico rispetto agli altri oggetti (ma la spiegazione dell'Antico viene in parte smentita). Cap per tornare da Peggy utilizza altre particelle Pym, crea una nuova linea temporale dove sposa la donna, e (facendosi aiutare da Pym/Stark/Strange della nuova timeline?) effettua uno spostamento di linea temporale per tornare nella timeline principale e dare lo scudo a Sam: tutto questo potrebbe essere oggetto di un prossimo film MCU. Se invece Cap avesse tenuto una o più Pietre, per sposare Peggy e venire a dare lo scudo a Sam, sarebbe poco "da Cap", ma renderebbe compatibile la creazione della nuova Timeline con la spiegazione dell'Antico (se sposti le Pietre il flusso del tempo cambia) e di Banner (se rimetti a posto le Pietre, le nuove timeline si annullano).


Chiudo con una grafica pubblicata su Reddit hanno ipotizzato una mappa delle linee temporali del film:


Il tema è complesso, ci tornerò, spero tra meno di un trimestre...

Massimo

venerdì 3 maggio 2019

Dibattiti per le elezioni europee e regionali

In occasione dell'appuntamento elettorale del 26 maggio, il gruppo Michele Pellegrino organizza due dibattiti con i candidati.



ELEZIONI EUROPEE
Il 6 maggio alle 21, nel teatro della Parrocchia Santissimo Nome di Maria, saranno di scena le elezioni Europee: "Quale Europa vogliamo?". 
Ne discuteremo con: 

  • Tiziana Beghin (M5S)
  • Daniele Viotti (PD) 
  • Gianna Gancia (Lega) 
  • Salvatore Barbagallo (Forza Italia)
  • Gabriele Molinari (+Europa)
  • Valentina Cera (La Sinistra) 

Le domande e i temi per i candidati:
1. Ambiente: efficacia di regole e standard ambientali; peso dell'Europa sulla materia 
2. Lavoro: cosa dovrebbe fare l’Europa per rendere più omogenea la situazione nei vari Stati membri, evitando delocalizzazioni e storture su politiche di sviluppo delle aziende? 
3. Europa Solidale/Welfare e immigrazione: che cosa è rimasto delle idee dei padri fondatori?
4. Politica Estera: che visione ha dell'Europa nel mondo? 
5. Quale immagine ha dell’Europa da qui a 30 anni? su questo non prepareremo una nostra riflessione

Seguiranno come sempre le domande del pubblico.



ELEZIONI REGIONALI
Il lunedì successivo, 13 maggio, sarà la volta delle Regionali. Interverranno 4 candidati consiglieri, uno per coalizione:
  • Roberto Àlice (M5S - Bertola)
  • Giulia Bertero (Popolo della Famiglia - Boero)
  • Andrea Tronzano (Forza Italia - Cirio)
  • Daniele Valle (PD - Chiamparino)


Anche in questo caso ci saranno interventi su temi legati all'istituzione per la quale si andrà a votare, poi le domande del pubblico. 

Massimo
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