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mercoledì 28 maggio 2014

Stelle cadenti


Belin ma ancora credete ai risultati elettorali? Siete zombi! Le telecamere fatte con stampanti 3D hanno filmato tutto: quando uno dei nostri votava il movimento, nel seggio compariva Renzi in streaming, sbianchettava, leccava la matita, e votava PD. Belin, vi devo spiegare tutto. Mi raccomando, occhio in Piemonte: c'è il ballottaggio ma i media non ve lo dicono!

# sischerza #vinciamopoi #com'eraquelladelledimissioni? #leccatoridimatite #videoperatoriefotografiillegali

Purtroppo, come sempre, la colpa è sempre degli altri, anche quando la sconfitta è sonora... Anche in questo il guru e il suo Movimento non si discostano dal sistema che vogliono abbattere. 
Abbiamo assistito al trionfo del PD di Matteo Renzi, passato da 25.42 a 40.8%, il miglior risultato nazionale di un partito dal 1958 (solo la DC nel 1948 e nel 1958 era arrivata così in alto).
E dunque l'hashtag grillino #vinciamonoi ha ceduto il passo all'ironico #vinciamopoi. Una netta "non vittoria" del Movimento, che ha perso oltre il 4% rispetto alle politiche 2013, in termini assoluti quasi 2.900.000 milioni di voti in meno (anche se le acrobazie di Beppe cercano di dimostrare che si tratti solo di un milione in meno, considerando la maggiore astensione di quest'anno): domenica scorsa 5.792.865 voti, nel 2013 alle politiche 8.691.406 (dati del Ministero dell'Interno, voti presi alla Camera - al Senato gli aventi diritto al voto sono di meno). Tenendo fuori dal conto i voti all'estero (95.173) e Val D'Aosta (13.403).
Eppure, pare che non sia colpa di Beppe o dello stesso M5S. Pare che non abbiano inciso alcuni elementi che alla lunga avrebbero potuto stancare l'elettorato: gli eccessi tipo "oltre Hitler" e "processi popolari"*, l'evanescenza del programma, gli slogan e gli annunci apocalittici che sostituiscono le proposte, o la ricerca di consenso che sovrasta la ricerca del bene comune. Già letto e sentito che: 


  • "sicuramente ci sono stati brogli" 
ma come? con le Forze dell'Ordine dalla vostra parte? ("La Digos è tutta con noi, la Dia è tutta con noi, i carabinieri pure")

  • "attenzione: hanno manipolato i seggi - controlliamo"
e i rappresentanti di lista stavano lì a leccare le matite?
  • "ecco il prezzo degli italiani: 80 euro" 
vai con gli slogan, fino alla fine! ma allora gli 80 euro non erano tanto ridicoli come intervento?



Naturalmente, non arriveranno le dimissioni annunciate di Grillo. C'è forse una spiegazione cui non si può ribattere (pena l'espulsione): Beppe ha detto che si sarebbe dimesso (da cosa? megafono? proprietario?) se avesse preso "un solo voto in meno" rispetto alle politiche. Invece i voti persi sono 3 milioni. Belin, non capite mai...


Massimo

* "Niente di violento e aggressivo, è un gioco che deve soddisfare milioni di italiani che sono stati depredati da questa associazione a delinquere di stampo politico-legale e informatico".

giovedì 20 febbraio 2014

Renzi-Grillo: un'occasione persa

Due parole sulle non-consultazioni di ieri, avvenute tra Matteo Renzi, Presidente incaricato e Beppe Grillo, leader-non-democratico-con-chi-si-vuole-eliminare del Movimento 5 Stelle. Un'occasione sprecata da Grillo: ancora una volta, anziche motore del cambiamento, è stato fustigatore morale e megafono del malcontento, due ruoli facili, alla portata di qualunque uomo della strada.
E dire che di proposte lodevoli del M5S ce ne sarebbero, sarebbe bastato dire "porta in aula questo, e te lo votiamo", lasciando il cerino in mano a Renzi. In diretta, senza bisogno di scrivere per l'ennesima volta "massima diffusione", come se ci trovasse ancora una volta di fronte a una scottante verità che i media insabbiano...



Renzi ha incassato, pure troppo, a parte la buona battuta "Esci da questo blog". Immagino che quello di Grillo fosse un monologo preparato, ma in alcuni momenti è sembrato un po' incerto, in particolare quando rinfacciava a Renzi le 2-3 cose di cui tutti ci stiamo lamentando da una settimana (promesse non mantenute su Letta, larghe intese, staffetta): davvero, il grande comunicatore non sa fare meglio? Magari era una "studiata spontaneità"... 
Credo comunque che una parte degli attivisti M5S (anche tra chi ha votato si, perchè Grillo andasse alle consultazioni con Renzi), volesse proprio quello, che il leader andasse a cantargliele anziché sfidarlo sui contenuti. Gli altri saranno rimasti delusi.


Massimo

venerdì 18 ottobre 2013

Partiti e leader: in Italia è meglio non averne?

Se la Francia non fosse un Paese più civile del nostro, l'attuale successo di Marine Le Pen e del Front National (al 24%) mi farebbe dire che ogni Paese, in tempo di crisi, vede emergere i leader che si merita. Per questa affermazione sono stato punzecchiato sui (non) leader del PD.
 
Touchè. Detto che il leader potrebbe essere Renzi (anche se non è molto di sinistra ed è ancora osteggiato dall'establishment), la carenza di figure carismatiche nel PD è legata in parte al fatto che non è un partito "personale" (e questo è un bene, e ci torniamo dopo), in parte a difetti strutturali, in base ai quali non emergono figure carismatiche (ma speriamo appunto in Renzi), oppure queste usano il carisma per tramare dietro le quinte. Parliamo ad esempio di quello con i baffetti, che oggi ha smontato tutti i leader recenti, tanto per cambiare, e ha spiegato a Renzi che "il Pd è un partito plurale che può sostenere con convinzione un candidato, ma che difficilmente accetterà un capo plebiscitario".
Già, molto meglio uno "divisivo", che piace a pochi e scontenta tutti: più facile da affondare in poco tempo.

Fonte: comunitaolivettiroma.files.wordpress.com
 

Guardando gli altri partiti/movimenti italiani, mi viene da pensare che l'assenza di leader si paghi in termini elettorali, e magari "programmatici", ma non sia un male così grave.

Gli altri soggetti politici nella maggior parte dei casi si sono sostanzialmente identificati con il leader/fondatore (Lega e Bossi, FI/PDL e Mr. B, IdV e Di Pietro, M5S e Grillo, SEL e Vendola, i partiti che l'anno scorso si sono presentati come "centro"). Credo non faccia bene alla politica, e a lungo termine neanche al partito:
  • la Lega per anni ha tenuto Bossi come feticcio, perché per l'elettorato "la Lega è Bossi", ora ha un'identità un po' confusa, tra il "moderno" e il "via i negher"
  • il PDL quando B. sembrava finito è crollato; senza B, ammesso la fine sia vicina e che resti un FI/PDL, sopravvivrà? sarà ancora un partito "di massa"?
  • "Italia dei Valori - Lista Di Pietro" si è dissolta - passando dal 6% allo 0.9% in pochi mesi - quando è venuta meno la credibilità di Antonio Di Pietro
  • SEL è l'anello di congiunzione tra PD e sinistra-sinistra; si identifica sostanzialmente con Nichi Vendola. Alcune possibili scelte del fondatore porterebbero, secondo me, alla dissoluzione del partito: Vendola potrebbe decidere di confluire nel PD o al contrario di rifare la sinistra unita (con il rischio di avere lo stesso esito disastroso di "Rivoluzione civile"). Idem se il Presidente della Puglia dovesse perdere molti consensi personali
  • Del M5S si è già parlato: è saldamente in mano al fondatore, un ricco brillante, in età avanzata, grande comunicatore, poco incline al dibattito interno (a voi non ricorda qualcuno?). Insieme al guru Casaleggio controlla il partito, è proprietario del marchio, richiama tutti all'ordine, perché "uno è uguale uno", ma loro due contano più degli altri e decidono la linea. Oltretutto, non in base a una visione politica, ma in base ai sondaggi e all'umore percepito. Anche se vuol dire xenofobia. Curzio Maltese prova a "tradurre" così: "Diciamo soltanto quello che la gente vuol sentirsi dire in quel preciso momento, per ottenere voti e consenso e poterci di conseguenza fare gli affari nostri, acquistare potere e piazzare chi vogliamo in Parlamento e ovunque". E i totem, uno alla volta, cadono: dopo Rodotà, anche Travaglio viene attaccato perché ha osato contestare un azione del duo...
  • L'UDC si identifica sostanzialmente con Casini, ma potrebbe sopravvivere a un cambio di leader (mentre la Nuova DC/Grande Centro/Balena bianca viene annunciata periodicamente, e sempre smentita dai fatti) Scelta Civica per l'Italia ruota intorno a Monti, che ha appena abbandonato la nave; FLI, ormai fuori dal parlamento e dalle coalizioni, è un partito dello zerovirgola (o da prefisso telefonico, come dicono i due padroni del M5S)




Massimo

martedì 15 ottobre 2013

Movimento 5 FasciStelle


Qualche giorno fa ha scatenato molte polemiche il post a doppia firma di Grillo e Casaleggio, in merito all'emendamento "non ortodosso" dei due parlamentari M5S: dalle parole dei due leader emerge una netta svolta a destra del monumento. Ma non mancano altri elementi discutibili: i due guru ammettono candidamente l'impostazione "marketing" del partito, e - a mio modesto avviso - lasciano intuire una composizione prevalentemente intollerante (fascistoide?) dell'elettorato:
«Il M5S - ricordano Grillo e Casaleggio - non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimoproposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico».
Giovedì Michele Santoro ha ricordato che Grillo non fa le sparate a caso, ma "sente" l'umore della gente che incontra, per poi tirare fuori esternazioni che non sono magari "lontane" dagli attivisti, ma vicine al potenziale elettorato. Lo stesso Santoro per una volta è stato anche poco pro-grillo: nell'editoriale ha attaccato Beppe, rinfacciandogli di essere contrario al dibattito e favorevole a un vincolo di mandato negato dalla Costituzione, infine
"Hai detto ai tuoi che se in campagna elettorale aveste premuto il tasto del via libera all'immigrazione, alle urne avreste ottenuto percentuali da zero virgola. Auguri per le prossime, allora, di elezioni, magari con la pena di morte".



"Grillo ha dimostrato in febbraio di essere un eccezionale rabdomante del consenso elettorale. Ma oggi ha compreso qualcosa di ancor più importante, e cioè che quel consenso non si mantiene con la semplice ed estenuante ripetizione di slogan sempre uguali a se stessi. Specie quando non si riesce a incidere sulle politiche pubbliche. La relativa erosione del voto al M5S, che nei sondaggi ha perso 6-7 punti rispetto al dato delle urne, si spiega forse così: i Cinque Stelle appaiono come litigiosi e parolai, ottengono poco e si ripetono. Quindi il leader carismatico – ecco il secondo punto – non a caso cerca nuovi terreni di espansione. Uno lo ha individuato nel "no" all'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Si può capire la logica. Il tema è un cavallo di battaglia della sinistra. C'è stata la tragedia di Lampedusa che ha riacceso le emozioni dopo un lungo periodo d'indifferenza e non c'è da stupirsi che a Grillo appaia un errore politico-mediatico l'appiattirsi dei Cinque Stelle dietro la maggioranza "buonista" che si è palesata in Senato. Del resto, l'impronta del movimento grillino ha poco in comune con quel mondo. In febbraio il M5S ha raccolto tanti consensi anche fra gli ex elettori di una sinistra frastornata. Ma oggi – dopo i varchi aperti nel Pdl – è a destra che si può ottenere di più ed è con quell'elettorato che in fondo il movimento trova maggiori sintonie.Come ha detto Casaleggio, l'alter ego del leader, «se in campagna elettorale avessimo parlato di abolire il reato di clandestinità avremmo raccolto lo zero virgola». Un argomento che potrebbe essere usato da Maroni quando si rivolge ai leghisti. 

Massimo

martedì 28 maggio 2013

Grillo sparlante...

Dalle elezioni amministrative appena concluse è emersa una leggera ripresa del centrosinistra, e soprattutto un netto calo del Movimento 5 Stelle. Consensi dimezzati, e nessun ballottaggio raggiunto nei Comuni principali. Oggi Beppe Grillo diffonde il suo pagnisteo, come sempre apocalittico e minaccioso.
Ultimamente lo trovo patetico. Ha perso, e ora piagnucola additando chiunque gli venga in mente, anzichè guardare in casa sua. E' ovvio che a febbraio il M5S ha rastrellato il voto degli indecisi, dei delusi dai partiti, persone che probabilmente senza la forza politica di Beppe Grillo sarebbero rimasti a casa (e questo è un merito del Movimento). Quando, come nelle amministrative successive, l'astensionismo cresce, naturalmente il primo a rimetterci è il M5S, che da quel "settore" ha preso la maggior parte dei voti.

Beppe Grillo non vuole che i suoi parlino con i giornalisti, getta sterco su tutti i giornali, si sottrae sistematicamente al contraddittorio e di norma anche alle domande; e poi si lamenta di come i media parlano del M5S, e delle "diffamazioni". Quali diffamazioni? Sa cos'è una diffamazione? E' la lesione dell'onore di una persona o di una istituzione tramite affermazioni false (nella maggior parte dei Paesi, compreso il nostro). E' un reato, che si può denunciare, e lui ha i soldi per pagar fior di avvocati (mentre i giornali spesso non possono permettersi cause milionarie, e quindi il magnate di turno può zittirli minacciando querele e denunce). Capisco che per il re della semplificazione siano differenze ridicole, ma forse confonde "diffamazione" con "domanda scomoda": per questo la Gabanelli da Presidente della Repubblica ideale è diventata serva del padrone/del PD. 

Sui media non si parla abbastanza del M5S? Davvero? Non mi sembra. Guardo molto La7, e ne parla parecchio, invitando spesso giornalisti del Fatto Quotidiano, spesso vicini al Movimento (ad esempio Andrea Scanzi). I giornali si occupano della diaria e non delle cose belle che fate (di questo si è lamentato ieri sera a Piazza Pulita il candidato sindaco di Roma del M5S, Marcello De Vito)? O ma che poverini, piccoli loro... benvenuti nel magico mondo reale, dove la notizia nasce dall'errore, dallo scandalo, dal battibecco, e non dal lavoro quotidiano fatto bene. Si, è lo stesso mondo in cui si sono sempre mossi i partiti, che dal soggiorno, dal pc, dal bancone del bar, per anni i grillini o futuri tali hanno caricato di insulti dopo ogni notizia negativa.

Questo slogan "loro buoni/tutti gli altri cattivi" ha già "stancato" da un po'. 31 anni fa Beppe fu protagonista di "Cercasi Gesù", un film "sopra le righe", dove interpretava una sorta di versione moderna del Messia (una cosa alla Celentano). E ancora oggi sembra troppo convinto di essere infallibile depositario della verità...


L'etichetta "italia peggiore" da affibbiare a chiunque non sia d'accordo, è tipica di Brunetta, sottoprodotto berlusconiano tutto fumo/insulti e poco arrosto, e in generale l'attacco verbale indistinto a tutti gli avversari/dissidenti è tipico di  Berlusconi. E questo dovrebbe far riflettere.

Il "guru" sostiene addirittura che i "garantiti" (dipendenti pubblici, pensionati, e gli immancabili professionisti della politica - ma sotto sotto sembra avercela con tutti gli impieghi fissi) vivano grazie al carico fiscale dell'altra Italia (autonomi, cassintegrati, precari, piccole e medie imprese, studenti). Ed è per questo, secondo lui, che i "garantiti" continuano a votare i partiti, perchè vogliono mantenere lo status quo. Sarà. Forse ha  mangiato uno degli Yomo che pubblicizzava nei primi anni '80, e ha iniziato a fare confusione. Vorrei ricordare al "guru" che è proprio il carico fiscale dei dipendenti, pubblici e privati, compresi i dirigenti, che manda avanti la baracca, paga i servizi (sanità, servizi sociali, trasporti, tutto ciò che è pubblico, fino ai costi della politica e ai finanziamenti pubblici ai partiti), e ormai anche le pensioni. L'80% del gettito fiscale deriva da lavoro dipendente e pensioni, mentre non si può certo dire che gli imprenditori il reddito degli imprenditori siano la colonna portante delle entrate dello Stato. Pare che non sia scontato che dall'impresa derivi il reddito dei dipendenti e da qui le tasse con cui si pagano i servizi, allora esplicitiamolo. Ed esplicitiamo anche che non ce l'ho affatto con le imprese e gli imprenditori (ci mancherebbe), e meno ancora con i dipendenti privati (anzi, io li difendo, Beppe forse un po' meno).
Lo so che gli fa comodo aggrapparsi alla rabbia degli italiani. Magari il botto di febbraio del M5S è derivato da questo continuo gettare benzina sul fuoco, sparare nel mucchio su intere categorie, mettere gli uni contro gli altri. Ma ne vale la pena? Certo, l'ego di Grillo ne ha tratto giovamento, ma il Paese?

Io, caro il mio Beppe saccente, ho votato centrosinistra da studente, da disoccupato/lavoratore non pagato, da precario, e continuo a farlo da dipendente pubblico. Sono stato al primo V-Day, ma un po' alla volta le semplificazioni, la volgarità, il consenso basato sull'insulto, gli slogan e la semplificazione, mi hanno allontanato. Tu hai avuto una vita da privilegiato, per meriti artistici che nessuno discute, ma a 60 anni hai capito il senso della vita e ora devi inneggiare alla guerra civile per tirar su 4 voti?
Massimo

sabato 27 aprile 2013

Appunti democratici

Dopo le pagine grigie per il PD, qualche spiraglio di speranza nasce dal modo in cui Enrico Letta, Presidente del Consiglio incaricato, sta conducendo i colloqui con le forze politiche, in particolare dal confronto con il M5S, trasmesso in streaming (e diffuso in televesione, ad esempio su Rainews24). 
La musica è cambiata rispetto al colloquio tenuto da Bersani, di cui si ricordano "i pesci in faccia" presi dall'ex segretario, anche se a mio avviso era emersa più che altro l'arroganza della capogruppo M5S: "Parlare con le parti sociali? Noi SIAMO le parti sociali" (dalla stessa di autrice di "Il fascismo all'inizio era una buona cosa" e "Ma dove sta scritto che il Presidente della Repubblica deve avere almeno 50 anni?" - da nessuna parte, tranne l'articolo 84 della Costituzione). 
Naturalmente ieri la situazione era diversa: 
  • il PD non cercava più di tenersi buono il M5S auspicando un appoggio diretto o indiretto in vista della fiducia a un governo Bersani (prima c'era indisponibilità totale della controparte, poi non è stata accettata l'interessantissima "offerta Rodotà" - sull'assurdità dell'atteggiamento PD mi sono già espresso l'altro giorno): Letta ha avuto la possibilità di rispondere a tono, contrastando con i fatti sia la polemica sterile sia il continuo riempirsi la bocca, a sproposito, con la democrazia (es. primarie reali, popolari, vs primarie on-line, con numeri poco significativi)
  • alla Lombardi e alle sue uscite inopportune è stato dato, mi pare, meno spazio
  • (azzardo) ultimamente i sondaggi sono un po' meno confortanti per il Movimento; forse, nel dubbio che la linea durea e pura non stia pagando in termini di consenso, il M5S cerca di mostrare un atteggiamento leggermente più collaborativo (a parte le solite sparate di Grillo - vd punto successivo) 
  • mantenendo la questione sui contenuti, il confronto era impari, come ha fatto notare Beppe Severgnini a "Otto e mezzo" (mentre sul Corriere gli strali erano per i Parlamentari), guadagnandosi insulti indegni, gratuiti e anonimi (firmati "Robespierre") sul blog di Beppe Grillo. Un'altra dimostrazione di raffinatezza politica. Quando mancano i contenuti, si ricorre all'insulto, possibilmente scatologico, così il popolino ride e acclama. Tra l'altro, Robespierre probabilmente non ha letto l'articolo sul Corriere. Il bravissimo Severgnini (avercene, nei giornali e nei partiti), viene inoltre accusato di essere "abilissimo a salire nel carro dei vincitori". Ora, mi pare che non abbia mai difeso nè Berlusconi, nè Grillo. Mi sembra che simpatizzi per il centrosinistra, senza toni da tifoso (è garbato anche nel tifare Inter, sebbene in modo più manifesto e meno neutrale). Il vincitore (e proprietario del carro) sarebbe il PD o il centrosinistra? Mah...


 


Sempre a proposito di PD. Sembra che, nonostante tutto, eserciti ancora un certo fascino, probabilmente infonde sicurezza. Qualche mese fa è iniziato un tesseramento "di massa" nel PD da parte di iscritti UIL, in particolare nella zona sud-ovest della Città. Un caso è particolarmente significativo per il nostro territorio. Vi ricordate di Nicola Pomponio, il consigliere della Circoscrizione 2 passato dal gruppo PD a Italia dei Valori, partito nel quale venne poi eletto in Provincia nel 2009? In Circoscrizione, insieme a buona parte del suo nuovo gruppo, aveva - come dire - ostacolato la maggioranza di centrosinistra, pur rimanendo in giunta (che a fine mandato era quasi un monocolore PD). Il dissenso era causato - secondo la Stampa - da divergenze con la politica del presidente Stara. Nel frattempo sono successe tante cose, tra cui la progressiva dissoluzione di Italia dei Valori (divisioni interne, errori del leader Di Pietro, calo di consensi e fuga di voti verso M5S, fino alla fusione nel progetto poco fortunato di "Rivoluzione Civile"). Da qualche tempo il mio amico Nicola è tornato nel Partito Democratico, mossa che avrebbe disturbato gli equilibri elettorali del territorio, stando allo Spiffero, che il 31 gennaio precisava:


"Nicola Pomponio, il quale proprio su indicazione del ramo bancario della Uil è pronto da giorni ad aderire al gruppo democratico di Palazzo Cisterna. «Non sarò da solo a spostarmi» aveva annunciato in tempi non sospetti allo Spiffero. Nei giorni scorsi si è recato dal presidente del Consiglio provinciale Sergio Bisacca assieme a Lavolta per formalizzare il passaggio alla formazione democrat, ma proprio mentre stava per inviare l’annuncio ufficiale sarebbe stato stoppato dalla segretaria Paola Bragantini, preoccupata di un trasferimento che potrebbe scompaginare gli equilibri nella II Circoscrizione, dove Pomponio è stato coordinatore di commissione, ma che rappresenta anche il fortino elettorale di Stara, sodale politico e compagno di vita della futura deputata. E in questo scenario si inserisce anche la querelle sul tesseramento: secondo le regole attuali scade oggi, 31 gennaio, ma al Nazareno si sta studiando la possibilità di procrastinarlo per un altro mese: deroga che la segretaria vorrebbe evitare"



Massimo
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