martedì 15 ottobre 2013

Movimento 5 FasciStelle


Qualche giorno fa ha scatenato molte polemiche il post a doppia firma di Grillo e Casaleggio, in merito all'emendamento "non ortodosso" dei due parlamentari M5S: dalle parole dei due leader emerge una netta svolta a destra del monumento. Ma non mancano altri elementi discutibili: i due guru ammettono candidamente l'impostazione "marketing" del partito, e - a mio modesto avviso - lasciano intuire una composizione prevalentemente intollerante (fascistoide?) dell'elettorato:
«Il M5S - ricordano Grillo e Casaleggio - non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimoproposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico».
Giovedì Michele Santoro ha ricordato che Grillo non fa le sparate a caso, ma "sente" l'umore della gente che incontra, per poi tirare fuori esternazioni che non sono magari "lontane" dagli attivisti, ma vicine al potenziale elettorato. Lo stesso Santoro per una volta è stato anche poco pro-grillo: nell'editoriale ha attaccato Beppe, rinfacciandogli di essere contrario al dibattito e favorevole a un vincolo di mandato negato dalla Costituzione, infine
"Hai detto ai tuoi che se in campagna elettorale aveste premuto il tasto del via libera all'immigrazione, alle urne avreste ottenuto percentuali da zero virgola. Auguri per le prossime, allora, di elezioni, magari con la pena di morte".



"Grillo ha dimostrato in febbraio di essere un eccezionale rabdomante del consenso elettorale. Ma oggi ha compreso qualcosa di ancor più importante, e cioè che quel consenso non si mantiene con la semplice ed estenuante ripetizione di slogan sempre uguali a se stessi. Specie quando non si riesce a incidere sulle politiche pubbliche. La relativa erosione del voto al M5S, che nei sondaggi ha perso 6-7 punti rispetto al dato delle urne, si spiega forse così: i Cinque Stelle appaiono come litigiosi e parolai, ottengono poco e si ripetono. Quindi il leader carismatico – ecco il secondo punto – non a caso cerca nuovi terreni di espansione. Uno lo ha individuato nel "no" all'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Si può capire la logica. Il tema è un cavallo di battaglia della sinistra. C'è stata la tragedia di Lampedusa che ha riacceso le emozioni dopo un lungo periodo d'indifferenza e non c'è da stupirsi che a Grillo appaia un errore politico-mediatico l'appiattirsi dei Cinque Stelle dietro la maggioranza "buonista" che si è palesata in Senato. Del resto, l'impronta del movimento grillino ha poco in comune con quel mondo. In febbraio il M5S ha raccolto tanti consensi anche fra gli ex elettori di una sinistra frastornata. Ma oggi – dopo i varchi aperti nel Pdl – è a destra che si può ottenere di più ed è con quell'elettorato che in fondo il movimento trova maggiori sintonie.Come ha detto Casaleggio, l'alter ego del leader, «se in campagna elettorale avessimo parlato di abolire il reato di clandestinità avremmo raccolto lo zero virgola». Un argomento che potrebbe essere usato da Maroni quando si rivolge ai leghisti. 

Massimo

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