venerdì 18 ottobre 2013

Partiti e leader: in Italia è meglio non averne?

Se la Francia non fosse un Paese più civile del nostro, l'attuale successo di Marine Le Pen e del Front National (al 24%) mi farebbe dire che ogni Paese, in tempo di crisi, vede emergere i leader che si merita. Per questa affermazione sono stato punzecchiato sui (non) leader del PD.
 
Touchè. Detto che il leader potrebbe essere Renzi (anche se non è molto di sinistra ed è ancora osteggiato dall'establishment), la carenza di figure carismatiche nel PD è legata in parte al fatto che non è un partito "personale" (e questo è un bene, e ci torniamo dopo), in parte a difetti strutturali, in base ai quali non emergono figure carismatiche (ma speriamo appunto in Renzi), oppure queste usano il carisma per tramare dietro le quinte. Parliamo ad esempio di quello con i baffetti, che oggi ha smontato tutti i leader recenti, tanto per cambiare, e ha spiegato a Renzi che "il Pd è un partito plurale che può sostenere con convinzione un candidato, ma che difficilmente accetterà un capo plebiscitario".
Già, molto meglio uno "divisivo", che piace a pochi e scontenta tutti: più facile da affondare in poco tempo.

Fonte: comunitaolivettiroma.files.wordpress.com
 

Guardando gli altri partiti/movimenti italiani, mi viene da pensare che l'assenza di leader si paghi in termini elettorali, e magari "programmatici", ma non sia un male così grave.

Gli altri soggetti politici nella maggior parte dei casi si sono sostanzialmente identificati con il leader/fondatore (Lega e Bossi, FI/PDL e Mr. B, IdV e Di Pietro, M5S e Grillo, SEL e Vendola, i partiti che l'anno scorso si sono presentati come "centro"). Credo non faccia bene alla politica, e a lungo termine neanche al partito:
  • la Lega per anni ha tenuto Bossi come feticcio, perché per l'elettorato "la Lega è Bossi", ora ha un'identità un po' confusa, tra il "moderno" e il "via i negher"
  • il PDL quando B. sembrava finito è crollato; senza B, ammesso la fine sia vicina e che resti un FI/PDL, sopravvivrà? sarà ancora un partito "di massa"?
  • "Italia dei Valori - Lista Di Pietro" si è dissolta - passando dal 6% allo 0.9% in pochi mesi - quando è venuta meno la credibilità di Antonio Di Pietro
  • SEL è l'anello di congiunzione tra PD e sinistra-sinistra; si identifica sostanzialmente con Nichi Vendola. Alcune possibili scelte del fondatore porterebbero, secondo me, alla dissoluzione del partito: Vendola potrebbe decidere di confluire nel PD o al contrario di rifare la sinistra unita (con il rischio di avere lo stesso esito disastroso di "Rivoluzione civile"). Idem se il Presidente della Puglia dovesse perdere molti consensi personali
  • Del M5S si è già parlato: è saldamente in mano al fondatore, un ricco brillante, in età avanzata, grande comunicatore, poco incline al dibattito interno (a voi non ricorda qualcuno?). Insieme al guru Casaleggio controlla il partito, è proprietario del marchio, richiama tutti all'ordine, perché "uno è uguale uno", ma loro due contano più degli altri e decidono la linea. Oltretutto, non in base a una visione politica, ma in base ai sondaggi e all'umore percepito. Anche se vuol dire xenofobia. Curzio Maltese prova a "tradurre" così: "Diciamo soltanto quello che la gente vuol sentirsi dire in quel preciso momento, per ottenere voti e consenso e poterci di conseguenza fare gli affari nostri, acquistare potere e piazzare chi vogliamo in Parlamento e ovunque". E i totem, uno alla volta, cadono: dopo Rodotà, anche Travaglio viene attaccato perché ha osato contestare un azione del duo...
  • L'UDC si identifica sostanzialmente con Casini, ma potrebbe sopravvivere a un cambio di leader (mentre la Nuova DC/Grande Centro/Balena bianca viene annunciata periodicamente, e sempre smentita dai fatti) Scelta Civica per l'Italia ruota intorno a Monti, che ha appena abbandonato la nave; FLI, ormai fuori dal parlamento e dalle coalizioni, è un partito dello zerovirgola (o da prefisso telefonico, come dicono i due padroni del M5S)




Massimo

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