domenica 24 luglio 2016

Lo strano golpe turco

Per una serie di circostanze, il blog è rimasto fermo per oltre un mese. Nel frattempo, è successo un po' di tutto, in particolare durante la settimana fuori porta (Riccione+Assisi e dintorni): l'incidente ferroviario tra Andria e Corato martedì 12, l'attentato di Nizza giovedì 14, il fallito colpo di Stato in Turchia nella tarda serata di venerdì 15. Sono passati quasi 10 giorni e nel frattempo ci sono stati altri attentati, sia in medio oriente, meno coperti dai media e dalla nostra attenzione, sia in Europa, un altro lupo solitario", questa volta a Monaco.
Con la tempistica tipica di questo blog, ho deciso di soffermarmi sui fatti di Ankara: un colpo di Stato e una giunta militare difficilmente possono essere una buona cosa, e l'Europa non si può permettere una situazione instabile in Turchia (secondo esercito Nato e Paese di confine tra il Vecchio Continente e Isis/Siria/Medio Oriente), ma gli inaccettabili metodi di Erdogan si sono ulteriormente inaspriti, tanto che il "democraticamente eletto" stride parecchio con l'esercizio dittatoriale e violento del potere. 

Democratico sui generis... fonte: metrouk2.files.wordpress.com

UNO STRANO GOLPE
Il Secolo XIX: "In un comunicato ufficiale, le Forze armate hanno ammesso di aver saputo dai servizi segreti della preparazione di un colpo di stato già alle 4 di venerdì pomeriggio, con diverse ore di anticipo". La situazione d'insieme genera forti sospetti sul tentativo di putsch da cui il Presidente aveva molto da guadagnare: la pochezza dei golpisti (una minoranza dell'esercito, con pochissimi elementi di punta e con buona parte della polizia contro), un tentativo maldestro e risolto velocemente, la popolazione schierata con il  Presidente e non con il golpe, il rafforzamento di Erdogan che ha "agevolato" una rapida epurazione di massa degli oppositori, accusati di terrorismo (migliaia di giudici, militari e poliziotti arrestati, sospesi 36.000 insegnanti tra scuole pubbliche e private, decine di giornali chiusi), la proposta al Parlamento di reintrodurre la pena di morte, l'ulteriore apertura verso la Repubblica presidenziale che aumenterebbe i poteri del capo, la sospensione della Convenzione sui diritti umani. Una severità che sarebbe più opportuno utilizzare con l'Isis - da cui la Turchia compra petrolio a basso prezzo - anzichè contro curdi e oppositori veri e presunti. 
I sospetti su un eventuale ruolo attivo di Ergodan nell'organizzazione del golpe sono parzialmente ridimensionati dalle notizie secondo cui il Presidente ha rischiato di morire: "quando gli F16 partiti dalle basi vicino al confine siriano intercettano il velivolo presidenziale. Potrebbero abbatterlo con un missile, una semplice mitragliata". L'ipotesi che Erdogan sapesse che dietro il complotto c’erano solo pochi ufficiali e li abbia lasciati fare, implica un'avventatezza del Presidente o una sua ragionevole certezza sull'atteggiamento che avrebbero avuto l'esercito (che venerdì notte è rimasto sostanzialmente nelle caserme) e la popolazione. In precedenza, quando tra i militari circolava l’idea di un colpo di stato, Erdogan ha sempre reagito con repressioni immediate.
A rafforzare invece i sospetti, il fatto che in Turchia spesso si veda la mano dello Stato dietro gli eventi tragici. Negli ultimi anni diversi scandali hanno evidenziato la spregiudicatezza del governo. I servizi segreti hanno spedito armi a gruppi di estremisti islamici in Siria, mentre alcune intercettazioni hanno rivelato che Erdogan parlava della possibilità di organizzare un “incidente” in modo da aver una scusa per invadere la Siria senza sembrare l’aggressore.

UN LEADER POPOLARE, NONOSTANTE TUTTO
Erdogan ha probabilmente rafforzato il suo consenso popolare (è stato appena eletto, votato da metà della popolazione, con una percentuale vicino al 50%) e all'interno dell'esercito. Il consenso è diffuso nella Turchia rurale, a Istanbul e tra i conservatori religiosi, mentre tra gli avversari ci sono la sinistra, i sindacati, l'elite laica, la popolazione urbana della costa occidentale e buona parte della minoranza curda. Del Presidente vengono criticate le tendenze autoritarie, la repressione della libertà di stampa e della magistratura e la guerra contro le milizie curde del PKK, brutalmente condotta nel sudest del paese.
Hurichan Islamoglu, docente di storia economica all’Università del Bosforo: «il segreto del suo successo resta soprattutto economico. In 13 anni Erdogan ha rivoluzionato il Paese. Ha creato una nuova classe media di ex contadini urbanizzati che lo adora. Lo posso paragonare alla Democrazia Cristiana italiana tra il 1950 e il 1980: era popolare perché aveva garantito il boom economico, non per il fatto che era cristiana. Il nostro reddito pro-capite medio è passato con lui da 2.000 dollari annuali a 11.000. Se non si comprende questo non si capisce come mai è sopravvissuto al golpe».

GLI OPPOSITORI
I militari che hanno provato a spodestare Erdogan erano meno di 2000, come ipotizza Edward Luttwak su Foreign Affais,  troppo pochi per prendere il controllo della Turchia, ma non un gruppo così irrilevante come sembrava nelle prime ore (sintesi da corriere.it): i comandanti della Seconda e Terza armata schierati lungo la Siria, il confine turco più delicato, commando scelti, elementi della gendarmeria e della polizia, battaglioni di carristi, intere squadriglie dell’aviazione. «Il problema è stato che tutte queste forze, che compongono la parte migliore del nostro esercito, mancavano di un comando unificato e di un leader politico che sapesse parlare alla nazione fuori dal linguaggio militare. Sono come fantasmi del passato», ha spiegato Orhan Bursali del quotidiano Hurriyet.  Il capo di stato maggiore Hulusi Akar una volta catturato ha rifiutato di sostenere pubblicamente il golpe. Altri comandanti dell’esercito hanno reagito con forza. Tra loro importantissimo è il generale Umit Dudar, responsabile della piazza di Istanbul, che ordina la resistenza armata».
I leader del golpe avevano dichiarato di essere mossi dalla necessità di fermare la deriva autoritaria e l’islamizzazione del paese voluta da Erdogan. Accusata anche l'incapacità del suo governo di prevenire attacchi e attentati, come quello avvenuto lo scorso giugno all’aeroporto Ataturk di Istanbul.
Un errore è stato colpire di sera, anzichè a notte fonda. Erdogan ha potuto richiamare i suoi sostenitori in strada e organizzare un contrattacco. Fortunatamente i militari hanno evitato di sparare sui civili, ma nel tentativo di golpe sono morte 300 persone e 1500 sono state ferite. I golpisti hanno arrestato stato il  capo di stato maggiore dell’esercito ma non sono riusciti a fermare alcun membro importante del governo o del partito di Erdogan (APK), e nemmeno a prendere il controllo dei media principali.
Una parte del governo turco considera gli americani i veri organizzatori del golpe. Erdogan ha chiesto agli Stati Uniti di estradare Fethullah Gülen, un religioso che da molti anni vive in Pennsylvania e che negli anni è stato accusato più volte di complotti e di essere causa dei problemi della Turchia. 

Massimo

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