mercoledì 5 settembre 2012

Parole desuete

Post del filone "personale". Quindi niente notizie, recensioni, commenti politico-musical-cinematografico-sportivi. Amo la lingua italiana, preferirei che il congiuntivo non morisse e che alcune parole non sparissero per pura pigrizia. Quindi parliamo della salvaguardia delle parole desuete. Che in questo post compariranno in grassetto corsivo (o corsivo grassetto che dir si voglia - sì, valgono anche le espressioni poco usate).

Ultimamente, chiacchierando (e "meditando" nei tempi di attesa), mi accorgo di essere affezionato a molte parole che non si usano più. In alcuni casi perchè hanno un suono bello o divertente, in altri proprio perchè non si usano più e quindi suonano buffe o affascinanti.
A partire proprio da quei termini che indicano le parole passate di moda: demodè, desueto, obsoleto (sebbene sopravviva in ambito tecnologico, riferito a prodotti che sono stati superati).
Talvolta utilizzo alcune di queste parole, quando l'occasione lo consente (in alcuni contesti sarebbe ridicolo e inappropriato), altre mi piacciono ma "in astratto" perchè un po' impronibili... Alcuni esempi di parole che penso siano da difendere: 
  • abbacinare (abbagliare) 
  • bacucco (decrepito) 
  • baruffa (rissa, litigio, "zuffa con gran confusione e grida")
  • cicisbeo (cavalier servente, corteggiatore galante, damerino) 
  • cincischiare (sprecare il tempo senza concludere nulla)
  • la "famiglia -ace": fallace (falso, ingannevole), mendace (falso, che dice menzogne), procace (provocante, oppure insolente, sfacciato)
  • la "famigia -ueto": consueto (solito, abituale; non è tanto raro...), desueto (disabituato o, riferito a un vocabolo, sta per non usato), mansueto (si dice di animale docile e inoffensivo, non è tanto raro, ma mi è capitato di appiopparlo a persone...)
  • stamani/stamane (non è particolarmente buffo o bello, ma non si usa più tanto)
  • tentennare (barcollare, essere indeciso e incerto)

C'è poi la categoria delle parole che non compaiono nella vita reale, e sembrano confinate, come in una riserva indiana, alle storie di Topolino & C, settimanale che andrebbe appunto lodato anche per il suo contributo contro l'impoverimento della lingua italiana. Sono prevalentemente insulti leggeri e poco offensivi, usati tipicamente da Zio Paperone, e adatti a gestire le schermaglie dei personaggi con termini non scurrili, adatti a pubblicazioni principalmente rivolte ai bambini. Alcuni esempi: babbeo (sciocco), berciare (urlare in modo sguaiato), ciarpame (roba inservibile o di poco pregio), fedifrago (che non tiene fede a un giuramento, a un patto, a un impegno; traditore; infedele),  gaglioffo (persona inetta, buona a nulla; furfante; miserabile), maramaldo (vile),  pusillanime (pauroso, smidollato; fino a poco tempo fa pensavo, inspiegabilmente, che stesse per scocciatore, noioso), sicumera (ostentata sicurezza di sé, presunzione altezzosa; parola portata alla "cultura di massa" da Elio ELST con l'espressione "ostentando sicumera" in "Essere donna oggi") tànghero (grossolano, rozzo, maleducato), tapino (misero, infelice), turlupinare (raggirare, ingannare).


Termini adatti ai bambini perchè non volgari, ma non proprio di immediata comprensione. Ma il bello, secondo me, è proprio che attraverso Topolino, divertendosi, si imparavano molte parole nuove, spesso termini che avrebbero meritato maggior fortuna. Ricordo di aver imparato grazie a Topolino anche il termine giuridico usucapione (acquisto della proprietà di un bene attraverso il suo possesso continuato, fondato sulla buona fede e su un titolo giuridicamente ritenuto idoneo): in una storia di quasi trent'anni fa, Zio Paperone era interessato a un terreno e - guarda il caso - scopriva di aver lanciato molti anni prima, proprio su quella proprietà, una pallina da golf, quindi per usucapione ne diventava proprietario. Naturalmente l'usucapione era un po' forzato. Scopro grazie a Google e Wikipedia che la storia si chiamava "Il matrimonio di Paperone" e che l'alternativa per entrare in possesso del terreno era sposarne la proprietaria, Brigitta.



Utilizzo invece raramente queste parole poco usate, ad eccezione di "ok" ed "enciclopedia" (che non mi sembrano affatto "poco usate") e di ossimoro.

Giusto ieri, discutendo di queste facezie, mi è venuto in mente che "invece" viene da "in-vece" (in luogo di, al posto di): possibile che non mi fosse mai venuto in mente prima? Misteri.

Segnalo a chi fosse interessato il blog "Parole desuete" che, con una certa coerenza rispetto al tema, viene aggiornato di tanto in tanto... Contiene però un elenco, un po' più curato del precedente, diviso in due parti: A-L - M-Z.

Degna di nota, infine, l'iniziativa "Adotta una parola": una campagna promossa dalla società Dante Alighieri e da 4 grandi dizionari italiani per sensibilizzare all'uso corretto e consapevole delle parole e promuovere la varietà dell'espressione.


Massimo

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