sabato 21 giugno 2008

Un Paese che non cambia

Berlusconi: "Pm sovversivi" E attacca Veltroni: un fallito L'ira del premier da Bruxelles: "Denuncerò la magistratura che vuole mettere a rischio la democrazia". "Non mi avvarrò delle norme salva processi, sono innocente e lo giuro sui figli".

Dunque: accuse ai magistrati sovversivi e antidemocratici, attacchi gratuiti all'avversario, rassicurazioni sul fatto che leggi ad personam non servono per gli affari personali (sacrifici per il bene del Paese?), dichiarazioni di innocenza e giuramenti sulla testa dei figli... Dove ho già sentito queste cose? Berlusconi le dice da 14 anni.

Il fatto che lui non cambi è abbastanza normale, è invece sorprendente che la gente continui a credere alle sue promesse da imbonitore e a votarlo, senza aver colto che il suo ingresso in politica era e rimane un sistema per non andare in galera e proteggere meglio i propri interessi (nel 1994, quando annunciò la discesa in campo, con tanti fogli in mano, Fininvest aveva 4.000 miliardi di debiti, e le banche iniziavano a farsi sentire...).

Dopo un paio di mesi in cui è andato in scena un nuovo personaggio dell'ecclettico cavaliere, il "Presidente diplomatico e responsabile", siamo tornati, appunto senza grandi sorprese, al suo repertorio più classico, aderente alle sue inclinazioni e alle motivazioni che l'hanno portato a dedicarsi in politica. Tolta dunque la maschera, riecco quell'aggressività che ha caratterizzato la politica del bipolarismo, riecco quelle leggi sfacciatamente inique, che relegano sullo sfondo le questioni importanti per la nazione e stritolano il diritto. Perseguendo "nobilissimi" intenti: consentire al padrone dell'Italia di non andare in carcere e di non essere nemmeno processato (Lodo Schifani, impropriamente detto Lodo Maccanico), o almeno di poter stabilire quando, dove e da chi essere processato (Legge Cirami/trasferimento del giudice o "rimessione per legittimo sospetto", lodi vari, ricusazioni dei magistrati, reati caduti in prescrizione), scarcerare fratelli e amici (Decreto Biondi/Salvaladri, approvato il 13 luglio 1994, mentre l’Italia è in preda all’euforia per la vittoria sulla Bulgaria che vale la finale dei mondiali americani: quasi abolisce la custodia cautelare, e limita l'arresto dei corruttori ai casi di flagranza), depenalizzare le sue attività illecite in modo da non doverne più rispondere (falso in bilancio): in Italia capita spesso che una persona - di solito sempre la stessa - compie ripetutamente un reato, e al momento del processo il giudice sia costretto ad assolverlo perché nel frattempo l'imputato ha cambiato la legge e il fatto non costituisce più reato.

Alla gravità morale di quest'uso del potere politico, acquisito con il potere mediatico e con un'immagine vincente, si aggiunge anche il fatto che i problemi del Paese non vengono affrontati perché l'"agenda" di Governo e Parlamento viene sempre monopolizzata dalle questioni personali del singolo... Sul centrosinistra pesa la colpa non essere mai intervenuto con decisione, anche se occorre precisare che la situazione è precipitata nel quinquennio "forzista" 2001-2006, e la maggioranza risicatissima dell'ultimo Governo Prodi non poteva permettersi alcuno sgarro nei confronti dell'opposizione.



Riporto un articolo dell'Unità sulla vicenda del lodo Schifani del 2003, particolarmente significativa rispetto a quest'abitudine di garantirsi l'impunità

Lodo Maccanico? Veramente, non è per niente così. Tornare a chiamarlo "lodo Maccanico" è quindi un errore e serve solo a creare un atmosfera "bipartisan". Proposta inizialmente dal senatore della Margherita, Antonio Maccanico, venne da questi sconfessata del tutto quando la proposta di legge venne modificata da un maxi-emendamento a firma Schifani. La proposta di legge fu così ribattezzata "lodo Schifani" e successivamente "lodo Berlusconi". Approvata il 20 giugno 2003,
grazie a essa il presidente del Consiglio Berlusconi scampò di fatto alla sentenza del processo SME, in cui furono condannati per corruzione Attilio Pacifico, Cesare Previti e Renato Squillante. Successivamente, il premier fui assolto dall'accusa di falso in bilancio perché «i fatti non sono più previsti dalla legge come reato» dopo una modifica introdotta dallo stesso governo Berlusconi. La legge del "lodo Schifani" venne poi dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 13 gennaio 2004, perché in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione. In particolare i giudici misero in evidenza che la legge è in contrasto con il principio d´uguaglianza e viola l´obbligatorietà dell´azione penale. Il lodo Schifani incide direttamente sul principio d´eguaglianza, infatti, stabilendo un privilegio di tipo feudale per cinque persone che vengono sottratte alla giurisdizione ordinaria non per reati connessi alla loro funzione, ma solo per la loro carica. Si verifica così il (previa autorizzazione della Camera o del Senato), mentre è legibus solutus, cioè paradosso che il Presidente del Consiglio, con le altre quattro cariche, rimane sottoposto alla giurisdizione ordinaria per i reati commessi nell´esercizio della sua funzione non perseguibile per i reati comuni: dall´omicidio, al furto e alla corruzione. Ecco il testo dell'emendamento presentato al Senato dalla Casa delle Libertà nel 2003: «Non possono essere sottoposti a processi penali per qualsiasi reato, anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione e fino alla cessazione della carica, il presidente della Repubblica (eccezion fatta per il caso di impeachment per alto tradimento o attentato alla Costituzione votato dal Parlamento), il presidente del Senato, il presidente della Camera, il presidente del Consiglio (salvo il caso di reato commesso nell'esercizio della propria funzione, accertato con autorizzazione a procedere del Parlamento), il presidente della Corte Costituzionale.

So che si tratta di un giornale schierato, ma se qualcuno schierato dall'altra parte (l'amico Vittorio?) vuole spiegarmi meglio com'è andata, sono tutt'orecchi...

Massimo

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