martedì 10 giugno 2008

Famiglia Cristiana vs. PD: occasione per una riflessione

Famiglia Cristiana, diffusissimo settimanale cattolico, storicamente schierato all'ala sinistra, attacca ferocemente il PD, in particolare per la scarsa capacità di definire un'identità, per il ruolo marginale dei cattolici e la presenza di forze laiciste. Con un eccesso, a mio parere, di toni polemici e posizioni intransigenti, offre comunque lo spunto per una riflessione sulle anomalie che stanno caratterizzando lo sviluppo del PD.

Il "peccato originale" di un partito fantasma

"Berlusconi governa come gran timoniere non solo la barca di palazzo Chigi, ma tutto il vascello della politica italiana. Ha ormeggiato Fini alla presidenza della Camera, così il nostromo non suggerirà rotte fastidiose. Con la Lega c'è qualche difficoltà, ma Bossi e Maroni verranno messi sotto coperta, non scalpiteranno più di tanto. Ma il vero capolavoro il Cavaliere l'ha fatto con Veltroni: l'ha abbracciato fino a stritolarlo. Non basta la patetica missione napoletana a riportarlo tra i viventi. Troppo tardi: i fuochi erano già spenti e l'abbraccio Berlusconi-Bassolino era già stato consumato. Ora l'Italia è lui: il Cavaliere. Veltroni ha avuto il merito di tirar fuori il Paese dalla palude della miriade di partiti, avviandolo al bipartitismo, salvo che ora non si capisce quale sia il secondo partito. L'opposizione fatica, il Governo ombra, più mediatico che reale, serve a distogliere l'attenzione dal vero problema del Pd: la sua identità. È vero, Veltroni non ha ancora digerito la sconfitta, ma questa estenuante elaborazione del lutto non fa bene al Pd (e neppure alla politica italiana). Così come non giova l'omertà sugli schieramenti, camuffata da fondazioni e correnti d'ogni tipo. Se la "pax veltroniana" smorza tensioni e conflitti, non può essere un alibi per evitare un confronto interno, visti i tanti malumori. Oggi l'unico risultato evidente è che l'anarchia dei valori, teorizzata da Berlusconi, è trasmigrata e ha infettato anche il Pd: vale per la sicurezza, la vita, il testamento biologico, la pace, l'aumento delle spese militari. A eccezione dei cattolici, chi ha sollevato un'obiezione seria contro il reato di immigrazione clandestina? Il voto dei cattolici conta, e molto. L'ha capito bene il Cavaliere che, prima d'incontrare il Papa, ha disinnescato qualche mina. Certo, la "questione cattolica" non si pone più nella forma del partito dei cattolici, ipotesi mai decollata, ma non per questo finita. Basta analizzare il voto delle recenti elezioni, ove risulta che l'80 per cento dei voti dei cattolici praticanti e impegnati è andato a Berlusconi. Però, Veltroni fatica ancora a capirlo. Non ha neppure balbettato una critica alla Bonino che ha dato del "patetico" al Papa, ma al tempo stesso, si fa rappresentare da un suo "ministro-ombra" alla pagliacciata del Gay Pride di Roma, dove gli insulti alla Chiesa e al Vaticano si sprecano. Ma i cattolici democratici non erano co-fondatori del Pd? Denunciando il "pasticcio veltroniano in salsa pannelliana" avevamo visto lontano e anticipato l'attuale disagio. Era così difficile capire che con l'ingresso dei radicali nel Pd si tradiva lo spirito originario che aveva portato Ds e l'ex Margherita a fondersi? Non è tempo di sciogliere questa ambiguità e pregare Pannella e soci di accomodarsi fuori? A nostro avviso, ciò sanerebbe il "peccato originale" di Veltroni e rilancerebbe il Pd. Una parte consistente dei deputati dell'ex Margherita si sta interrogando sul perché della loro permanenza nel Pd, col rischio che possano prendere la stessa decisione degli elettori. Perché dovrebbero fare la "riserva indiana" nel Pd? Oltre che minoranza, sarebbero minoritari e insignificanti. Chi ha più sentito Bobba o la Binetti? All'Assemblea costituente del Pd (20 e 21 giugno), forse, sarà bene interrogarsi sulla leadership e una gestione poco collegiale. Altrimenti, avrebbe ragione padre Sorge: Veltroni ha così semplificato la politica italiana da far sparire anche il partito dell'opposizione".


Ci sono in effetti ancora problemi di identità, conciliare ex popolari con ex PCI/DS non è facile.

Nelle alleanze e nelle candidature un po' più di chiarezza e lungimiranza avrebbe giovato: sono stati fatti i ponti d'oro a Di Pietro, che avrebbe dovuto entrare nel gruppo unico e poi sciogliere Italia dei Valori per entrare nel PD; invece, dopo la sconfitta, IDV ha raddoppiato i consensi sfruttando la politica del "voto utile" che ha spazzato via la sinistra radicale, e chi si è visto si è visto. A questo punto stride ancora di più l'esclusione dei socialisti (politicamente più affini al PD rispetto agli attuali alleati), ufficialmente tenuti fuori perchè non erano disposti a quei passaggi promessi ma bellamente "rimangiati" dall'ex eroe di Mani Pulite.



Ponti d'oro ai radicali, per portare a casa il loro 0.8% (sic), sottovalutando la quantità di elettori moderati e cattolici, presumibilmente molto maggiore, che avrebbero potuto restare o avvicinarsi all'area PD, ma l'hanno evitato, non vedendo di buon occhio un partito dall'identità forte e lontana dal cattolicesimo, nonchè dalla cultura socialista (i radicali sono iper-liberisti in tanti campi, economia compresa). Temo che, come previsto, il saldo dell'operazione sia stato decisamente negativo. Come si è detto spesso, il PD non ha sfondato al centro. Probabilmente ha recuperato qualcosa dalla sinistra.

Infine, al momento ci si trova ancora davanti a un partito "del leader", molto verticista e poco collegiale, se non nei momenti meno significativi (elezione dei coordinamenti di quartiere, tra l'altro caratterizzati a Torino da regolamenti assurdi e liste "di disturbo" a fianco di quelle unitarie). A fine maggio è iniziato il tesseramento e sono stati appunto definiti gli organismi direttivi dei livelli più decentrati: finite le emergenze multiple e ravvicinate (primarie, assemblee, elezioni politiche e degli organismi), ora si auspica l'ingresso in una fase più collegiale e democratica.

"Famiglia Cristiana" sembra però dimenticare che l'opposizione del PD non è poi tanto morbida, a partire dalla lotta a quelle leggi ad personam che gridano allo scandalo e da anni sono manifestamente il primo interesse politico del Cavaliere, a discapito del bene comune.

Massimo

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