martedì 15 aprile 2008

Quando penso a Berlusconi...

Una canzone che ai tempi avevo trovato molto divertente... ora è tornata di triste attualità, perché viviamo in un Paese di sempliciotti, pronti a farsi abbindolare sempre e comunque dal primo imbonitore che sorride, lusinga, fa leva sull'orgoglio e promette miracoli...




Per chi fosse interessato è possibile scaricare la canzone in formato mp3, inoltre si può leggere il testo integrale qui.
Questo blog evita le parolacce, per "scelta editoriale" (e perché potrebbe essere letto da creature innocenti, come ad esempio i miei nipoti). Infatti, probabilmente in 2 anni neanche una "bad word" è comparsa nei post, anche nei momenti più accalorati. Nel caso di Benigni - aldilà del fatto che è un video riportato e non un post, ritengo un po' irrazionalmente che la sua comicità e il suo modo di vivere, saggio e bambino insieme, diano una certa soavità al linguaggio anche quando è molto scurrile (avrei trovato becere le stesse parole in bocca ad altri). D'altra parte, anche papà Dante talvolta si concedeva un po' di turpiloquio (I, XVIII, 116, I, XXI, 139; I, XXVIII, 27; P, XXXII, 149)



Riporto il Buongiorno di oggi, un'analisi tutto sommato lucida e parzialmente consolatoria (sempliciotti si, ma un po' più simili nella forma ai Paesi normali)


15/4/2008
Un Paese (quasi) normale
Massimo Gramellini

E adesso, colleghi dell’«Economist» e dintorni che consideravate l’Italia un caso clinico? Siamo diventati europei persino noi. Una campagna elettorale noiosa, quindi autenticamente democratica. Votazioni senza incidenti. Neanche un bidone della spazzatura trasformato in seggio o una bufala di scheda travestita da mozzarella. All’ora di cena il capo della coalizione perdente aveva già ammesso la sconfitta e telefonato al capo di quella vittoriosa per le congratulazioni di rito, mentre i
segretari dei due partiti di sinistra spappolati dagli elettori si dimettevano con effetto immediato, senza finte né scuse.
Dalla legge elettorale più brutta del mondo è uscito un Parlamento dove, al posto dei soliti ottantacinque clan, siederanno quattro soli gruppi parlamentari. Sulle piazze e nelle redazioni dei giornali non si respira l’aria degli eventi epocali e nemmeno l’adrenalina dell’incertezza che nel 2006 tenne tutti svegli fino alle tre del mattino. I vincitori esultano senza maramaldeggiare. Gli sconfitti si preparano con dignità alla traversata del deserto. E l’ex e futuro capo del governo è un normalissimo leader che non ha legami con potentati economici, meno che mai nel settore nevralgico della comunicazione…
Va bene, colleghi, nel finale mi sono lasciato un po’ prendere dall’entusiasmo. Mettiamola così. Dopo quelli del Grande Fratello e dei Cesaroni, abbiamo comprato all’estero anche il format della democrazia. E lo abbiamo adeguato alle nostre
esigenze, inserendo la figura, per noi indispensabile, del padrone.



Altra consolazione, il buon risultato del PD a Torino: 40,1% (da lastampa.it):

Torino "feudo" del Pd
Scrutinate, a Torino, tutte le 919 sezioni per il Senato, la coalizione guidata da Walter Veltroni si attesta al 46,8%, mentre quella guidata da Silvio Berlusconi al 38,7%. Il Pd raggiunge il 40,1%, l’Italia dei valori il 6,7%, il Pdl il 32,3%, la Lega nord il 6,4%, l’Udc il 4,5%, la Sinistra l’Arcobaleno il 4% e la Destra il 3%. Il dato complessivo di Torino e provincia dà alla coalizione Pd-Idv il 43,06% dei voti, contro il 41,7% di Pdl-Lega Nord. L’Udc è arrivato al 5,09%, la Sinistra l’Arcobaleno al 3,97%, la Destra al 2,97%.



Massimo

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