giovedì 20 marzo 2008

Mostri elettorali

Ha scatenato una polemica internazionale la vignetta di Vauro sulla candidatura di Fiamma Nirenstein, pubblicata sul Manifesto giovedì scorso. La satira ha colpito la scelta dell'intellettuale filoisraeliana di candidarsi nel Popolo delle Libertà, dunque al fianco di An, di Alessandra Mussolini, di Giuseppe "Mai rinnegato il fascismo" Ciarrapico.



Nella vignetta, in cui si legge "Mostri elettorali: Fiamma Frankenstein", la Nirenstein è ritratta con fattezze simili a quelle della "creatura" di Mary Shelley, e con tre simboli sul vestito: la stella di David, il fascio littorio e il simbolo del Partito delle Libertà. E' "scattata" l'accusa di antisemitismo, una delle armi improprie preferite di chi cerca di zittire l'avversario sventolando i tabù del passato, strumentalizzando i sensi di colpa storici, "confondendo" con l'antisemitismo la critica a una persona di fede ebraica, o all'attuale regime israeliano.

Abraham Foxman, direttore dell’Anti-Defamation League, con una lettera ha chiesto ufficialmente le scuse della direzione del Manifesto: «Ci riteniamo oltraggiati dal fatto che il manifesto abbia pubblicato una vignetta indiscutibilmente antisemita. Sia che fosse o meno intenzionale, l’effetto del disegno è l’associazione degli ebrei ai fascisti che li hanno perseguitati, denigrando il Pdl, associandolo agli ebrei e sottolineando la presenza di un ebreo italiano nella lista elettorale. In ogni caso il risultato è lo stesso: antisemitismo».

Fiamma Nirenstein ribadisce: «Un disegno antisemita nella sostanza e nella forma. Di fatto mi ritrovo nella stessa condizione in cui vengono ritratti i soldati israeliani quando vengono rappresentati dalla stampa antisemita: stella di David e svastica nazista. Io ho la stella di David e il fascio... È la riprova di quanto ho scritto nel mio libro dedicato all’antisemitismo progressista. Visto che non sono candidata in una lista di sinistra, divento automaticamente un mostro fascista. Sono certa che Vauro mi odia perché mi sono sempre schierata a favore di Israele».

La satira di Vauro, lungi dall'essere antisemita, evidenzia invece l'anomalia della candidatura Nirenstein: accanita sostenitrice della causa israeliana, si candida senza pudore insieme a chi non rinnega una cultura che non ha esattamente la coscienza pulita riguardo gli ebrei... Replica infatti Vauro: «Io antisemita? Ho portato a dieci anni mia figlia a Gerusalemme per farle visitare il museo della Shoah... Lei annuncia querele, lo faccia pure. Non è colpa mia se si presenta nello stesso raggruppamento politico che candida Alessandra Mussolini, la quale non ha mai rinnegato le posizioni di suo nonno, e Ciarrapico, effigiato in molte fotografie dritto nel suo saluto romano. L’accostamento tra la stella di David e il fascio lo ha fatto lei. Io mi sono limitato a rappresentarlo. In quanto alle accuse dell’Anti-defamation League, io sono contro ogni forma di schedatura. E sono presente nella lista dei "nemici" dell’associazione»
. Il Manifesto si difende con una linea simile, tramite il condirettore Gabriele Polo: «Non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Non era una vignetta antisemita ma solo la critica alla scelta di un candidato che ha deciso di "coabitare" con Ciarrapico».

PS: aggiornamento del 22/03. Megachip pubblica un intervento di Gennaro Carotenuto, anch'egli querelato dalla Nirenstein. L'autore giudica le accuse di antisemitismo rivolte a Vauro "un caso da manuale di manipolazione grossolana del pensiero altrui per difendere un comportamento politico impresentabile cercando di passare da vittima", nonchè "una squallida provocazione giocata in malafede e a sangue freddo in campagna elettorale per tergiversare su quello che non può essere nascosto: che lei si candida con i fascisti". La vignetta di Vauro "rappresenta graficamente la contraddizione del fatto che Fiamma Nirenstein, giornalista che ha fatto carriera specializzandosi sul conflitto mediorientale con posizioni vicine se non organiche a quelle della destra israeliana, si candidi in un partito, il PDL, che ospita nelle sue liste almeno due fascisti dichiarati, Giuseppe Ciarrapico e Alessandra Mussolini".

Massimo

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