lunedì 24 dicembre 2007

La luce vera, quella che illumina ogni uomo

"Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo".

E' arrivato Natale, anche quest'anno preceduto da corse per regali e commissioni, anziché da attività più attinenti il vero spirito di questa festa.


E allora uno prova a recuperare in extremis. La confessione almeno a Natale. Il sacerdote, arrivato al ventesimo penitente, non sempre ha la forza di ascoltare attentamente e dare risposte sentite. Ma resta la forza del sacramento.


Ho recuperato un intervento scritto dal carissimo Carlo Miglietta (se vi capita, andate ad ascoltarlo, è impegnativo da seguire ma è una vera forza): ne riporto qualche brano, ma se riuscite leggetelo tutto sul sito dei Missionari della Consolata.

Le prime Letture delle messe odierne (Is 9,1-3.5-6; Is 62,11-12; Is 52,7-10) riecheggiano la grande gioia di questo Giorno Santo perché, come ci annunciano le seconde Letture (Tt 2,11-14; Tt 3,4-7; Eb 1,1-6), Dio stesso da oggi è in mezzo a noi nel suo Figlio Gesù Cristo. Ma per cogliere la sua Presenza, perché questo evento sia davvero “per me oggi”, perché anche noi possiamo dire di avere oggi “visto la sua gloria come di unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14), dobbiamo fare obbedienza ai segni che la Parola ci presenta.
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Innanzitutto Gesù si pone fin dalla nascita tra gli ultimi, tra gli emarginati. Gli angeli proclamarono la sua povertà come segno messianico: “Oggi vi è nato... un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,11-12).

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“Dio non è il sommo padrone che possiede tutto. Dio è il più grande povero che non possiede nulla... Ha donato tutto eternamente e non può donare di più, perché questo dono lo costituisce nel suo essere persona fondato unicamente sulla carità” (M. Zundel).
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La mangiatoia è il segno che viene dato a conferma dell'annuncio soprannaturale della nascita del Salvatore (Lc 2,11), così come alla notizia a Zaccaria della sua imminente paternità era stato dato il segno del mutismo (Lc 1,11-20), e alla proclamazione a Maria della sua divina maternità è dato il segno della gravidanza della vecchia Elisabetta (Lc 1,26-38). Il Vangelo, “facendo della mangiatoia il segno paradossale da cui riconoscere il Salvatore, rimanda ad un avvenire che non può essere che quello della croce, manifestazione suprema della debolezza e della miseria di colui che è divenuto, risuscitando, l'autore della nostra salvezza” (J. Dupont). E’ tra i poveri e con i poveri che troveremo il Signore. Non cogliere il segno della sua identificazione con gli ultimi significa mancarne la presenza.
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Ma c’è un altra sottolineatura da fare: tutta la vita di Gesù è inscritta tra due segni di “manducazione”: la “mangiatoia” su cui nasce a Betlemme (Betlemme tra l’altro significa proprio: “Casa del pane”!) e il “pane” e il “vino” in cui si identifica nell’Ultima Cena. Il Dio che celebriamo nel Natale e che si rivela nel luogo del cibo, è il sostentamento anche per tutto il creato, rappresentato dagli animali della stalla. Il Dio che si fa pane e vino nell’Eucarestia è il Dio che si fa nostro cibo, nostra sopravvivenza. E’ un Dio che si è donato totalmente a tutti, che si è interamente consumato per gli uomini e per tutto l’universo (Rm 8,18-30). La “mangiatoia” e l’Eucarestia sono il “segno” del suo amore, del suo offrirsi totalmente, del suo svuotarsi fino al sacrificio supremo, della sua autodonazione. Anche noi talora diciamo: “Ti voglio così bene che ti mangerei”: il nostro Dio “si fa mangiare” totalmente (Gv 15,13). Commossi adoriamo il Signore, ripartendo dalla Grotta e dall’Eucarestia per “fare questo in memoria di lui” (Lc 22,19; 1 Cor 11,24-25), per diventare anche noi cibo per gli altri, esistenze che si spezzano e che sono “consumate” dagli altri, per farci “mangiare” anche noi dai fratelli.
Ci aiutino a vivere il senso vero del Natale gli auguri “scomodi” di Monsignor Tonino Bello, già Presidente di Pax Christi, e di cui è iniziata la causa di beatificazione: “Non farei il mio dovere se vi dicessi «Buon Natale» senza darvi disturbo. Io invece vi voglio infastidire. Non posso sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla «routine» di calendario. Mi lusinga, addirittura, l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio e di coraggio.
[...]
Letture:
Messa della notte: Is 9,1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14
Messa dell' aurora
: Is 62,11-12; Sal 96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20

Messa del giorno
: Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18


Un Natale felice a tutti!

Massimo

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