mercoledì 31 ottobre 2007

Spaghetti Halloween?

In occasione di Halloween, riporto la recensione che ho scritto qualche anno fa per "La Voce del Popolo" su un libro un po' discutibile: “La faccia nascosta di Halloween - Come la festa della zucca ha sconfitto Tutti i Santi”. Ne approfitto per ridimensionare la "demonizzazione" della festa di Halloween. Sarà stupida, sarà commerciale, ma non è la causa dei mali della società moderna e non porta all'occultismo. E, come leggerete piu' avanti, le radici della festa sono europee e hanno curiose analogie con le tradizioni delle nostre regioni.






“La faccia nascosta di Halloween - Come la festa della zucca ha sconfitto Tutti i Santi”

Damien Le Guay, filosofo e critico letterario francese, affronta con toni molto seri e preoccupati il successo riscontrato negli ultimi anni dalla festa di Halloween. L’inquietudine nasce dall’accettazione acritica di una festa di origine pagana, in un contesto in cui i riti e le cerimonie religiose sono disertati dalle masse: facendo riferimento alla società francese, più laica e anticlericale della nostra, Le Guay lamenta l’invasione di Halloween a danno di Tutti i santi e in generale delle celebrazioni religiose. L’allarmismo è notevole, come se l’eliminazione di un effetto marginale potesse rimediare a problemi della società francese (ed europea) come l’atteggiamento tiepido dei cristiani, l’abbandono delle chiese e l’anticlericalismo.
Halloween deriva da una festa celebrata in Europa dai celti a partire dal primo millennio avanti Cristo: il 31 ottobre era per loro il giorno di Samhain, divinità dei morti. I druidi, sacerdoti del culto celtico, guidavano le celebrazioni che servivano a placare Samhain ed evitare che i defunti accedessero al mondo dei vivi. Le Guay contesta duramente l’odierno “Dolcetto o scherzetto”, “ricatto” operato dai bambini ad Halloween, che richiamerebbe le richieste effettuate dai druidi in cambio dei riti propiziatori (secondo altre fonti l’usanza ricorda i dispetti operati dalle fate). La festa venne poi ripresa dagli irlandesi e, in seguito alla loro emigrazione nel diciannovesimo secolo, negli Stati Uniti.
Negli ultimi anni, la festa è “tornata” in Europa: l’autore individua l’inizio dell’“invasione” alla fine degli anni ’90. Nel giro di pochi anni Halloween ha conquistato spazi notevoli. Una delle cause principali individuate da Le Guay è la complicità tra mass media e mondo commerciale. I mezzi di informazione hanno dato molto spazio alla novità giunta dagli Stati Uniti, presentandola entusiasticamente come divertente e innocua: hanno favorito la tendenza fingendo di raccontarla. I negozi hanno sfruttato la festa pagana, contribuendo al proliferare di simboli e oggetti legati al mondo dell’occulto. Le Guay giudica ingenuo l’atteggiamento di chi pensa che i simboli di culti passati possano essere utilizzati senza “riattivare” il loro antico significato. In molte casi però la simbologia della festa delle zucche comprende elementi non derivanti dai culti pagani, e spesso nemmeno dall’occulto: l’immaginario legato ad Halloween attinge da fonti molto diverse, compresi molti moderni film horror non legati al soprannaturale.
Effettivamente le origini di Halloween hanno qualche connessione con l’occulto e il 31 ottobre è considerato la vigilia di un nuovo anno per la stregoneria. Le Guay omette però il fatto che nell'835 Gregorio IV spostò la celebrazione di Tutti i Santi dal 13 maggio al primo novembre: dunque la festa cristiana è stata usata per togliere spazio a quella pagana, e non viceversa. Il nome moderno della feste delle zucche è comunque una contrazione di "All Hallows’ eve", cioè “Vigilia di Tutti i Santi”.
Nonostante i numerosi inviti a non sottovalutare il problema, resta l’impressione che il filosofo francese cerchi di demonizzare un’operazione commerciale fra le tante, magari discutibile, ma che non può essere considerata la causa della secolarizzazione della società, o dell’indebolimento della Chiesa, o dell’ascesa del neopaganesimo, del satanismo e dei movimenti di estrema destra. Si tratta di fenomeni ben più importanti, cominciati molto prima della fine degli anni ’90, la cui limitazione richiederebbe iniziative più radicali di una dissertazione su Halloween. Rispetto ad altri casi di colonizzazione culturale da parte degli Stati Uniti, la portata sembra più limitata e soprattutto in questo caso gli europei hanno avuto un ruolo meno passivo, recuperando un antico “prodotto” del vecchio continente e mantenendone il controllo commerciale.




ORIGINE EUROPEA
Dunque l'usanza delle zucche intagliate e illuminate dall'interno, tipicamente americana, probabilmente deriva da tradizioni importate da immigrati europei, sebbene prima dell'importazione della zucca dal centro America, per questo tipo di "decorazioni" si usassero grandi rape, barbabietole e cavoli. L'uso di rape vuote illuminate è documentato in alcune località del Piemonte, della Campania, del Friuli (dove si chiamano Crepis o Musons), dell'Emilia-Romagna, dell'alto Lazio, della Toscana (dove la zucca svuotata era nota nella cultura contadina con il nome di zozzo). Diffuso anche l'utilizzo di fantocci rappresentanti streghe.
Ma tra le regioni con le tradizioni di commemorazione dei defunti piu' simili ad Halloween, spicca la Sardegna, e in particolare la Barbagia, nel cuore dell'isola: zucche intagliate e illuminate, bambini vestiti di stracci che bussano di casa in casa chiedendo doni. A Sorgono e Tonara, due paesi della Barbagia (nel centro della Sardegna), non hanno dubbi: "Halloween l'abbiamo inventata noi". Anche se il nome è diverso: "Su bene 'e is animas" (il bene delle anime), o "Su mortu mortu" (il morto morto).

ANCORA UN PO' DI STORIA
Le origini di Halloween sono fatte risalire al 4000 a.C., quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame: fra ottobre e novembre la terra si prepara all'inverno ed era necessario - come oggi - ricoverare il bestiame in luogo chiuso. In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti, che intorno al 2300 a.C. si spostò dalle isole Britanniche fino all'area del Mediterraneo. Questo popolo festeggiava la fine dell'estate con Samhain, il loro capodanno. In gaelico Samhain significa infatti fine dell'estate (Sam, estate, e Fuin, fine). A sera tutti i focolari venivano spenti e riaccesi dal falò curato dai Druidi a Tlachtga, vicino alla reale collina di Tara. Nella dimensione circolare del tempo, caratteristica dei celti, Samhain si trovava fuori dalla dimensione temporale, non apparteneva né all'anno vecchio e neppure al nuovo: in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti (Tir na n'Og) si assottigliava ed i vivi potevano accedervi. I celti non temevano i propri morti e lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi. Oltre a non temere gli spiriti dei defunti, i Celti non credevano nei demoni quanto piuttosto nelle fate e negli elfi, entrambe creature considerate però pericolose: le prime per un supposto risentimento verso gli uomini, i secondi per la grande differenza tra le due specie. Secondo la leggenda, nella notte di Samhain questi esseri erano soliti fare scherzi, anche pericolosi, agli uomini. Da qui la nascita delle storie terrificanti.



COMMISTIONE CON ALTRE CULTURE
Con il dominio romano fu esportata in Britannia la festa di Pomona: una festa del raccolto che venne associata a Samhain. Alcuni storici ritengono, inoltre, che il ruolo femminile nella società celtica fosse paritario all'uomo e che nella festa di Samhain le donne fossero protagoniste. Secondo loro la concezione della donna come sottomessa all'uomo sarebbe stata introdotta o quanto meno incentivata dal cristianesimo. La connotazione femminile dell'antica festa celtica potrebbe essere stato un ulteriore incentivo a voler cancellare il significato originario della festa di Samhain. Ipotesi del genere nascono comunque dal pregiudizio diffuso sulla responsabilità del cristianesimo in tutto ciò che ha degradato l'umanità. E' storicamente più corretto affermare che la donna era sottomessa all'uomo in quasi tutte le culture antiche, specialmente in quella greca e romana. Molti pensano che furono gli irlandesi a inventare le celebrazioni di Halloween in America; in realtà questa ricorrenza è legata al passato della maggior parte dei popoli europei, ognuno con le proprie tradizioni. È in America che tutte queste tradizioni confluirono fino a portare alle moderne celebrazioni. Inizialmente era una festa regionale, le cui caratteristiche erano legate alle culture degli immigrati ed alla fede religiosa personale. In epoca vittoriana furono gli strati più elevati della società ad impadronirsi della festa: era di moda, in America, organizzare feste, soprattutto a scopo benefico, la notte del 31 ottobre. Era necessario eliminare i collegamenti con la morte ed amplificare i giochi e la parte scherzosa della festa. Già nel 1910 le fabbriche americane producevano tutta una serie di prodotti legati unicamente a questa festa. Prende in questo periodo la connotazione di “notte degli scherzi” o “notte del diavolo” (evidenziata ad esempio in film come "Il corvo"), durante la quale ci si abbandonava all'anarchia ed erano ricorrenti gli atti di vandalismo, fino al punto da ritenere opportuno l’annullamento della festività. Con la seconda guerra mondiale si fece leva sul patriottismo americano e la festa servì a tenere alto il morale delle truppe ed il vandalismo venne eliminato. L'usanza di intagliare le zucche con facce inquietanti, e inserirvi dentro un lume, nasce dall’idea che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi (in realtà questi fuochi sono i fuochi fatui, causati dalla materia in decomposizione sulle sponde delle paludi); è bene quindi che i vivi si muniscano di una faccia orripilante con un lume dentro per ingannare i morti. Probabilmente i fuochi richiamano anche le streghe che nei tempi più remoti venivano bruciate sui roghi o impiccate. Si dice che queste vaghino nella notte (con aspetto più o meno orrendo) per rivendicare la loro morte, e ad Halloween possono approfittare di un potere ancora maggiore.

Massimo

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