mercoledì 2 agosto 2006

02 agosto 1980: la bomba alla Stazione di Bologna


Sabato 2 agosto 1980, ore 10.25: una bomba esplode alla stazione di Bologna uccidendo 85 persone e ferendone 200. Una tra le pagine piu' nere di quegli anni, funestati dal terrorismo e dalla strategia della tensione. Anche in questo caso la verità non è emersa, ostacolata dalle oscure e complesse trame che caratterizzavano le tragedie di quegli anni, in cui spesso erano coinvolti Servizi deviati e altri settori dello Stato dediti a fini diversi e contrastanti rispetto alla loro teorica missione.
Secondo una delle ipotesi piu' raccapriccianti la bomba alla Stazione di Bologna fu una strage compiuta per coprirne un'altra, un'intimidazione verso chi chiedeva verità e giustizia su Ustica: poche settimane prima un aereo partito da Bologna precipitò in mare poco prima di arrivare a Palermo, coinvolto probabilmente in uno scontro tra le forze armate italiane/Nato e un aereo libico. Forse i parenti delle vittime della prima strage facevano troppo rumore, e si pensò di zittirle così, con un altro spargimento di sangue. L'insabbiamento della vicenda e delle responsabilità da parte dell'Esercito e dei Servizi italiani fu evidente.
I parenti delle vittime della bomba ancora oggi chiedono la verità. Quest'anno, con il cambio di governo, l'intervento delle Istituzioni alla commemorazione della strage di Bologna non è stato fischiato. Lo interpreto come una mancanza di maturità civile e politica, nonostante io condivida l'idea che una parte politica abbia stretti legami con le parti peggiori del Paese. Di fronte a tragedie come questa, il disprezzo dovrebbe andare non tanto verso l'avversario politico di turno, quanto verso le Istituzioni che prima si rendono responsabili della morte dei cittadini, poi occultano la verità che potrebbe dare un po' piu' di senso alla sofferenza di quanti hanno perso i loro cari, morti inconsapevolmente per volontà di chi voleva cambiare il mondo uccidendo innocenti, o peggio ancora per consentire al potere di conservare se stesso sfruttando la paura del popolo.




Massimo

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