martedì 23 aprile 2013

Povera Italia, povero PD

Riprendiamo dopo quasi due mesi le considerazioni politiche (e togliamo le ragnatele dal blog).  Da fine febbraio ho cercato di approfondire con gli amici che hanno votato per il Movimento le ragioni della loro scelta. Naturalmente ho trovato motivazioni molto diverse, dalla fiducia cieca e acritica nei confronti del comico, al disgusto per tutti i partiti, ad argomentazioni più articolate.

PERCHE' NON RODOTA'?
Da oltre due mesi evidenzio dal vivo e sui social network - trascurando il blog - anomalie, difetti e contraddizioni del M5S (contestando in particolare l'arroganza e le semplificazioni di comodo), auspicando però una soluzione dignitosa che dia un governo a questa povera Italia. La vicenda Rodotà ha capovolto la situazione. 

C'era una candidatura forte, autorevole, gradita al popolo, vicina alla sinistra, con ampio consenso esterno al PD, e potenzialmente utile ad avere un governo non controllato da Berlusconi. E invece il PD ha preferito snobbare Grillo per collaborare con SB, contarsi, fallire con Marini - fatto scegliere a SB da una rosa di nomi - fallire con Prodi quando bastava la maggioranza semplice, spaccarsi, implorare a Napolitano di iniziare un altro settennato - a 88 anni - perdere consensi e credibilità.
Da giorni, come buona parte della "base", mi chiedo: "Perchè non Rodotà?". Le risposte "non c'erano i numeri" (con 200 voti extra-pd a disposizione!) e "perchè l'ha proposto Grillo" non convincono affatto. E mi chiedo anche come possa essere meglio "accordarsi" con Berlusconi anzichè aprire la strada a un accordo con il M5S, esplicitamente ipotizzato da Beppe Grillo. 
Berlusconi ha sempre perseguito i suoi interessi, con successo, e gli accordi con lui sono sempre rischiosi. Il sorriso soddisfatto di questi giorni è tutto un programma. Voleva un "moderato", ma gli andava bene il "comunista" D'Alema (quello della bicamerale, Travaglio ne ricorda mirabilmente i continui "salvataggi" in favore di SB), non il cattolico Prodi (che l'ha battuto due volte, e probabilmente sarebbe stato poco malleabile sulla firma di leggi "di interesse" per Mr. B, cui non avrebbe magari concesso grazie o il titolo di Senatore a vita).


Fonte: www.repubblica.it


E LA BASE?
Che cosa fa ora la base del PD? Ieri a Torino c'è stata un'assemblea autoconvocata degli iscritti, da cui sono emersi tre punti "senza se e senza ma": mai un governissimo con Berlusconi, reset di tutta la dirigenza, nazionale e locale, e congressi a tutti i livelli (aperti e non chiusi, come le ultime primarie). Posizione simile a Milano, dove il partito ha organizzato un referendum per prendere posizione sull'accordo con il PdL. A Bologna, i "trentenni" si ritrovano nel circolo Bolognina, in piazza Unità, vicino alla sede della celebre svolta: l'hashtag è "#resetpd". 

Se il PD si disgregherà, il problema non sarà soltanto interno. Berlusconi rimarrà li, vittorioso come sempre, come il banco. E' questo lo tsunami? Napolitano bis, Monti ancora li, spariti solo i partiti piccoli, ostili a Berlusconi, e il PD al collasso. Con il sorridente sempre in sella. bella roba!


La scissione mi pare un passo verso la dissoluzione del centrosinistra (le due-tre parti non arriverebbero, temo, nè all'identità nè al peso elettorale di Margherita e DS). Con, nuovamente, grande soddisfazione dei due comici...

RENZI E BARCA
Il futuro "democratico", se c'è, sembra essere di Matteo Renzi, su cui sembra ora convergere la corrente dei giovani turchi (Rifare l'Italia), e Fabrizio Barca, ministro della coesione territoriale nel governo Monti (giudicato il migliore della squadra, sia dal Fatto Quotidiano sia dal Sole 24 ore)
Al primo turno delle primarie avevo votato Renzi, perchè ero già convinto che ci volesse un rinnovamento, una persona carismatica o almeno in grado di farsi ascoltare, comunicare, catturare consenso. Sottovalutando l'esigenza di cambiamento (molti volevano il cambiamento a prescindere) e sopravvalutando il segretario (e la sua segreteria), al ballottaggio delle Primarie votai Bersani, perchè il programma era più di sinistra, può vicino alle mie idee (anche se carente su rinnovamento, riduzione costi della politica, e altri temi che - come abbiamo visto - erano e sono molto sentiti dai cittadini), e si trattava di uno dei pochi dirigenti "storici" che non mi avesse - ancora - deluso. L'esito del voto, e la "stoffa" della segreteria Bersani mi hanno convinto di aver sbagliato.
Non saprei ancora giudicare Barca - che tra l'altro si è iscritto pochi giorni fa - che ha comunque un ottimo "cv", dovrebbe rappresentare l'ala sinistra e ha pubblicato un documento programmatico. Se ne può leggere una sintesi qui, ne riporto qualche passaggio: 

"Bisogna cambiare il modo in cui, nella macchina dello Stato, vengono prese le decisioni. E' sbagliata sia la soluzione del “minimalismo” (ovvero del liberismo) secondo cui 'alcuni, pochi individui, gli esperti, i tecnocrati, dispongano della conoscenza per prendere le decisioni necessarie al pubblico interesse, indipendentemente dai contesti' – sembra la descrizione del governo tecnico, di cui Barca ha fatto parte – sia un’altra soluzione oggi molto diffusa, 'pensare che la ‘folla’ possa esprimere quelle decisioni in modo spontaneo, attraverso la Rete'.
L’idea centrale per cambiare i processi decisionali è il cosiddetto “sperimentalismo democratico”, una sorta di terza via tra il governo dei tecnici e le decisioni prese attraverso la Rete: "la macchina pubblica per prendere decisioni deve costruire un processo, che, convincendo i molteplici detentori di conoscenza e esperienza a partecipare, promuova il confronto fra le loro parziali conoscenze, consenta innovazione, e lo traduca in decisioni assunte secondo le regole di responsabilità costituzionalmente previste"


ELEZIONI FRIULANE - SONDAGGI - PROSPETTIVE
In Friuli, con l'astensione al 50%, arriva una vittoria di misura ma insperata per Debora Serracchiani. Speriamo sia un buon segno. L'avvocato romano diventa governatore in una terra storicamente non di sinistra. M5S perde molti consensi, in particolare sulla lista: 13.75%, contro il 19.21% del candidato presidente. A febbraio il M5S aveva ottenuto il 27.2% alla Camera e il 25.5% al Senato.
L'esito, molto incerto, è stato deciso dal voto disgiunto, probabilmente per la  connotazione territoriale di queste elezioni: la Serracchiani ha preso qualcosa in più rispetto alla sua coalizione (39.39% contro 38.98%), Renzo Tondo, governatore uscente e candidato del centrodestra (compreso l'UDC) ha invece perso ben 6 punti percentuali (39% rispetto al 45.2% della coalizione), sostanzialmente confluiti sul candidato del M5S.

Secondo il sondaggio nazionale diffuso ieri dal Tg La 7 (EMG), il PD ha perso - comprensibilmente - il 6% in una settimana; la coalizione, ammesso che possa ancora esistere, il 4%. Molto diversa la situazione secondo il sondaggio di Skytg24 (Tecnè): tenuta complessiva del centrosinistra, che perde 1 punto in una settimana, tornando al livello del voto di febbraio (rispetto al quale il PD è addirittura in crescita, +0.6%), crescita continua del centrodestra (+3% in una settimana, e +8% rispetto a due mesi fa!), in calo M5S (-4%, 3 punti persi solo nell'ultima settimana), così come il centro (-2%).







Resta da capire se c'è la possibilità di convogliare per il bene del PD e della nazione le tante energie disponibili, e ricostruire il partito, dandogli una dirigenza non solo più giovane, ma più capace e illuminata. O se la scissione sia davvero, oltre che inevitabile, l'inizio della fine. 


Massimo

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