giovedì 21 febbraio 2013

La fabbrica dei tedeschi - per non dimenticare

Questa sera, alle 20.45, in Cascina Roccafranca (via Rubino 45, angolo via Gaidano) sarà proiettato il film "La fabbrica dei tedeschi", pellicola dedicata al dramma della ThyssenKrupp, per riflettere sul tema della sicurezza sul lavoro. La serata, dal tema "La sicurezza sul lavoro non è un optional", è organizzata dal Circolo della Circoscrizione 2 del Partito Democratico. Saranno presenti e parteciperanno al dibattito il regista del film, Mimmo Calopresti, e Antonio Boccuzzi, operaio coinvolto nell'incidente, successivamente candidato ed eletto dal PD alla Camera.

Nel prologo del film, in bianco e nero, gli ultimi istanti prima della tragedia sono rievocati dai parenti delle vittime, impersonati da Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro, Vincenzo Russo e Giuseppe Zen. Il documentario si sviluppa seguendo il filo delle dichiarazioni dei testimoni. Emerge, tra l'altro, la consapevolezza e l'accettazione, da parte delle vittime, della pericolosità della situazione.



Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, nell'impianto torinese della Thyssen, in corso Regina Margherita 400, un getto di olio bollente in pressione prese fuoco e causò la morte di sette operai. I colleghi provarono a soccorrerli ma gli estintori non funzionarono, ed emersero gravissime lacune riguardo la sicurezza. Alcuni degli operai coinvolti nell'incidente stavano lavorando da 12 ore, inoltre, secondo le testimonianze di alcuni operai, i sistemi di sicurezza non funzionarono (oltre agli estintori scarichi, gli idranti erano inefficienti e mancava personale specializzato).
L’acciaieria ormai era considerata non più produttiva, era in attesa del trasferimento a Terni. Durante i lavori di smantellamento, si lavorava utilizzando impianti molto vecchi: un cantiere senza controlli sui livelli di sicurezza. Per la sua drammaticità e probabilmente per la sua collocazione, l'incidente della Thyssen divenne il simbolo delle morti bianche. 


Fonte wikipedia
Secondo La Stampa del 14 gennaio 2008, nell'ambito dell'inchiesta seguita all'incidente, la Guardia di Finanza avrebbe sequestrato all'amministratore delegato Herald Espenhahn un documento dove si afferma che Antonio Boccuzzi, l'unico testimone sopravvissuto, «va fermato con azioni legali», in quanto sostiene in televisione accuse pesanti contro l'azienda. Il documento attribuisce la colpa dell'incendio ai sette operai, che si erano distratti. Secondo il Corriere della Sera del 18 novembre 2008, a carico dell'ad i pubblici ministeri formularono l'ipotesi di reato di omicidio volontario con dolo eventuale e incendio doloso (dolo eventuale), mentre altri cinque dirigenti furono accusati di omicidio colposo ed incendio colposo (con l'aggravante della previsione dell'evento). Fu contestata l'omissione dolosa dei sistemi di prevenzione antincendio ed antinfortunistici. Fu rinviata a giudizio anche l'azienda come persona giuridica. Secondo Repubblica del 1º luglio 2008, i familiari delle sette vittime accettarono l'accordo con l'azienda in merito al risarcimento del danno per una somma complessiva pari a 12.970.000 euro. In seguito all'accordo i familiari rinunciarono al diritto di costituirsi parte civile nel processo ai dirigenti.
Il 15 aprile 2011 la seconda corte d’assise di Torino ha confermato i capi d'imputazione a carico di Herald Espenhahn, amministratore delegato della società "THYSSENKRUPP Acciai Speciali Terni s.p.a.", condannandolo a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Altri cinque manager dell'azienda (Pucci Marco, Priegnitz Gerald, Moroni Daniele, Salerno Raffaele e Cafueri Cosimo) sono stati condannati a pene che vanno da 13 anni e 6 mesi a 10 anni e 10 mesi.





Massimo

3 commenti:

Federico Tomassetti ha detto...

Opinione personale: trovo un po' triste che un partito metta il suo simbolo su una tragedia per farsi pubblicità sotto le elezioni...

Massimo Sola ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Massimo Sola ha detto...

E' in effetti un tema delicato, ma la "firma" è molto sobria, e mi sembra importante alimentare la memoria della tragedia e del tema... Non credo fosse necessario mantenere l'anonimato, né che questa locandina (o l'evento) porti chissà quanti voti di indecisi. Mi sembra più importante la funzione "formativa" della serata.

Trovo molto più triste fare promesse vane (o nefaste, tipo restituzione dell'IMU con quel che comporterebbe per trovare le risorse necessarie), sfruttando l'ingenuità delle persone (ci sono già code e telefonate presso patronati/posta/Agenzia delle Entrate, di anziani che chiedono il rimborso), o andare sempre sul triviale (le battute da scuola media all'impiegata, o il video grezzo e omofobo) o annunciare gioiosamente apocalissi e tsunami...

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