mercoledì 8 febbraio 2012

Incontro con Guido Morganti, cofondatore del Sermig

Aggiornamento: è stato fissato per il 5 marzo alle 21 l'incontro con don Antonio Sciortino, direttore di "Famiglia Cristiana", su "La famiglia come risorsa".

Restituzione e commozione: le parole chiave portate dal Sermig alla parrocchia Santissimo Nome di Maria. Con Guido Morganti, cofondatore del Servizio Missionario Giovani, è iniziato lunedì 6 febbraio il ciclo di quattro incontri organizzato dal gruppo di informazione politica «Michele Pellegrino» su temi di attualità sociale ed economica.

Morganti ha sostituito brillantemente Ernesto Olivero, bloccato a Roma dal maltempo. Il tema, «La crisi è un’opportunità?», coincideva con una delle intuizioni principali del Sermig, spiegata dal cofondatore: «Quando una persona in difficoltà bussa alla nostra porta non la vediamo come un problema, ma come un’opportunità di dare un pezzo della nostra vita». A questo si collega un altro tema forte, ripreso più volte, quello della restituzione: «Non perdiamo di vista la dignità della persona, cui facciamo scoprire che ce l’ha ancora, e che ha qualcosa da dare. Non parliamo di ‘assistiti’, ma di persone che aiutiamo a riprendere in mano la propria vita. Nessuno è così povero da non poter ricambiare il dono che riceve». Altri punti fermi del Sermig: l’importanza di fissare e osservare regole, il più possibile giuste, condividere un metodo, iniziare a fare le cose senza aspettare che tutto funzioni. La fede è centrale per gli operatori del Servizio Missionario Giovani: non si può andare avanti se non ci si affida alla Parola, ai Sacramenti, alla preghiera, elementi indispensabili per fronteggiare la nostra fragilità e mettersi a disposizione di Dio.


Ispirato dal capitolo 2 di Isaia, che annuncia la trasformazione delle armi in strumenti di pace, nel 1983 il Sermig ottenne i locali dell’ex Arsenale Militare di Torino, in Borgo Dora, e li trasformò in Arsenale della Pace e Casa della Speranza. Alla finalità dei progetti per il terzo mondo, legati al sogno dei fondatori di eliminare la fame dal pianeta, si aggiunsero le esigenze locali, come l’ospitalità e il dialogo con gli immigrati, nella consapevolezza delle differenze culturali e delle difficoltà inevitabili.

Il Sermig avrebbe poi creato in terre lontane due strutture simili a quella di Torino. A Madaba, in Giordania, l’Arsenale dell’Incontro offre una scuola dove convivono bambini cristiani e musulmani, dove i disabili vengono aiutati ad emergere, in un Paese dove sono ancora molto emarginati. A San Paolo in Brasile, l’Arsenale della Speranza aiuta migliaia di persone, combatte l’analfabetismo, cura la formazione dei giovani, organizza percorsi contro l’alcol e la droga.

Un esempio significativo di restituzione viene dall’esperienza fatta molti anni fa da Morganti, proprio in Brasile: «Un contadino, non più in grado di lavorare, ci ringraziava perché la nostra attività gli consentiva di dare ancora qualcosa». Una frase che commosse Morganti. Ed è proprio la commozione che il Sermig chiede a tutti, in particolare alla classe politica e agli adulti nei confronti dei giovani, cui si consegna una situazione drammatica. Oggi la crisi è economica, ma anche di valori: occorre restituire, soprattutto ai giovani, la fiducia e le basi per la ricostruzione interiore. In tempi di crisi è ancora più forte l’invito a «restituire»: il proprio tempo, le proprie risorse materiali o intellettive, un sorriso. Tra i temi toccati nel dibattito finale, l'«Arsenale» nella Striscia di Gaza: purtroppo un'idea ancora lontana dalla realizzazione.

I prossimi incontri del ciclo saranno il 5 marzo con don Antonio Sciortino, direttore di "Famiglia Cristiana", su "La famiglia come risorsa", il 26 marzo con Daniele Ciravegna, docente universitario di economia, su "Lavoro: c'è speranza per il futuro?", e il 23 aprile con don Ciotti, fondatore del gruppo Abele, su "Etica e politica".

Massimo

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