venerdì 26 novembre 2010

Un paio di emendamenti e la Gelmini ritira la riforma: coraggio!

E' un momento di grande crisi per l'istruzione pubblica, massacrata dai tagli, dal tentativo di privatizzazione totale, e in particolare dalla Riforma Gelmini (che poi sarebbe sostanzialmente un taglio di fondi). Ricercatori e studenti scendono in piazza, salgono sui tetti, portano avanti una protesta come non si vedeva da anni. Protesta quasi sempre molto civile. Ma in Italia il dissenso dev'essere presentato come ignobile violenza, ed ecco pronto l'orrido TG1 di Scondinzolini che infila i disordini dell'Aquila nel servizio sulle proteste contro la Riforma, tanto per condirle di violenza.



I problemi dell'Università italiana, mi conferma un amico che li vive sulla sua pelle, non nascono con la Riforma Gelmini. Questa li ha accentuati e, paradossalmente, ha avuto il merito di far parlare dell'Università, e far prendere coscienza dei mali che la affligono.
Dopo 3 Decreti convertiti in Legge (DL
25/06/2008, n. 112 -> Legge 133/2008, DL 01/09/2008, n. 137 -> L. 169/2008, DL 10/11/2008, n. 180 -> L. 9/2009), è il momento del Disegno di Legge 1905, già passato al Senato e in programma martedì alla Camera.

Forse per sdrammatizzare, la maggioranza prova a farci ridere su un argomento serio come la scure che si abbatte sull'Istruzione Pubblica.
Durante le accese discussioni al Senato sugli emendamenti, due ministri, compreso quello dell'Istruzione, hanno sbagliato a votare, esprimendosi a favore degli emendamenti dell'opposizione.
Nella stessa fase: "Il Pdl ha cercato di mettere tutti d'accordo provato a cercare la convergenza sulla proposta del governo che prevede che non possano partecipare ai concorsi universitari coloro che hanno uno o più parenti o affini fino al terzo grado nella commissione che giudica sul posto bandito «ad eccezione dei parenti e affini di secondo grado in linea collaterale». Il che vuol dire fratelli e sorelle". (dal sito della Corte dei Conti http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/rassegna_stampa/ocr/2010112617264306.txt).
Ma gli ultimi 2 assi nella manica sono stati estratti dalla Gelmini, che ha dichiarato che gli studenti in rivolta si fanno strumentalizzare dai baroni (e naturalmente dai centri sociali). Vedo in effetti parecchi baroni terrorizzati dai tagli che incidono sulle ore di lezione (che loro non fanno) o sull'assunzione dei precari...
Gran finale, la tremenda minaccia della Gelmini: "Mi auguro che non accada che vengano votati emendamenti il cui contenuto stravolga il senso della riforma, non sarebbe accettabile, se cosi’ fosse come ministro mi vedrei costretta a ritirarla". Cioè, minaccia quello che chiedono migliaia di ricercatori e studenti.

Massimo

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