martedì 28 ottobre 2008

Il furbo Brunetta e l'"omonimia" dei manager

Come già accennato tempo fa, ritengo che l'intenzione di dare un giro di vite e moralizzare la Pubblica Amministrazione è sicuramente buona, non altrettanto intraprendere azioni demagogiche e populiste che mirano a svalutare ulteriormente l'immagine dei dipendenti pubblici, a un'operazione più di immagine che concreta. Ad esempio la visita del medico fiscale per tutti i dipendenti in malattia, è un finto risparmio, che potrebbe costare quanto le giornate di lavoro dei lavoratori assenti (il prezzo di una visita va dai 25 ai 40 euro)... sarà anche un deterrente, ma se i soggetti incaricati avessero la possibilità di effettuare tutte le visite richieste, l'ente pubblico andrebbe in perdita, a meno che tutti i dipendenti malati fossero sorpresi a passeggio, cosa abbastanza improbabile.
Aggiungerei anche la falsità di alcuni dati roboanti: l
a sbandierata differenza tra i giorni di malattia del 2007 e quelli del 2008 è gonfiata inserendo nel dato 2007 anche le ferie.
Ma, più in generale, si rileva il solito atteggiamento "forte con i deboli, debole con i potenti",. Ad esempio chi già guadagna di più e gode di maggiore libertà non deve rinunciare agli extra né essere sottoposto a controlli più rigidi che evitino fenomeni di malcostume, evidentemente esclusiva dei "plebei". E non si parla solo dei politici, ma anche dei dirigenti. D'altra parte, la crisi si abbatte sui risparmiatori, mica sui manager che portano le aziende al tracollo, prendono la maxi-liquidazione e possono anche sperare nella protezione di emendamenti criminali per evitare la "noia" del processo.
Da una vicenda riportata su Repubblica, apprendiamo quanti soldi potrebbe risparmiare la PA senza mettere in ulteriore difficoltà economica chi guadagna 1000 euro al mese.



Da repubblica.it:


Il diavoletto si nasconde nei dettagli. E questa storia insegnerà qualcosa al professor Renato Brunetta, ministro plenipotenziario e oramai sole nascente, stella polare di milioni di italiani.

Adesso che persino a palazzo Chigi sono stati installati i tornelli, che di fannulloni in giro non c'è ombra, che i baristi - l'ha detto Berlusconi! - sono disperati e confusi. Adesso che l'operazione trasparenza si può ritenere non soltanto avviata ma anche apprezzata, adesso, proprio adesso, il ministro della Funzione pubblica dovrebbe, secondo noi, riavvolgere la pellicola e rivedersi il film della guerra dichiarata, combattuta e in qualche modo anche vinta contro l'indolenza di Stato, la bugia da certificato, la piccola quotidiana malversazione.

Noi gli consiglieremmo, per esempio, di convocare attorno a un tavolo tutti i suoi direttori generali. Ottimi manager della pubblica amministrazione che sono stati i primi a dare il via alla operazione trasparenza. Hanno scelto di obbedire ed esibire: ecco quanto guadagnamo, ecco come e dove. Perfetto. E così sappiamo, per esempio, a quanto ammonta la paga del dottor Francesco Verbaro, giovane dirigente a cui è affidata l'interpretazione delle norme, i dubbi e le ansie di chi deve applicare il contratto di lavoro. Centoquarantunomila lorde annue. Né troppo né poco. Giusto per un livello così elevato.

Però un dottor Verbaro, anch'egli Francesco, sicuramente un omonimo, è membro anche del comitato direttivo dell'Aran Sicilia, l'agenzia nazionale che gestisce e fa applicare i contratti di lavoro. Incarico che in Sicilia, ha comunicato l'efficiente e preziosa segreteria generale, è retribuito con una decurtazione del trenta per cento, volontariamente decisa tempo fa. Da 113mila lordi annui a 80mila annui, sempre lordi. Il dottor Verbaro, sicuramente omonimo di quell'altro, collaboratore del ministro, si è associato alla cura dimagrante.

C'è però un altro omonimo, un altro Verbaro, un terzo Francesco, che è consulente al comune di Milazzo e fa l'esperto del sindaco del luogo per le materie giuridice. Due anni da esperto, 22mila euro più altri 22mila euro. Lordi però. Da un foglio a un altro, da un terzo a un quarto Verbaro. Un omonimo, l'ennesimo, del primo, del secondo e del terzo. Perché la Corte dei Conti, scrive il settimanale messinese Centonove, ha aperto un procedimento contro la Provincia di Messina colpevole negli anni scorsi di aver affidato con mano troppo leggera delle consulenze. Tra queste una di 127mila euro a un certo Francesco Verbaro per l'aiuto alla redazione della nuova pianta organica. Aiuto che si stima fu prestato per poche settimane e non per molti mesi, come esigeva il contratto.

Ecco, fossimo il ministro Renato Brunetta, convocheremmo attorno a un tavolo i principali dirigenti, i più fidati collaboratori e avanzeremmo il dubbio: "C'è gente che fa il consulente e ha il vostro stesso nome e cognome. Sono omonimie, questo è sicuro...". E se si volesse valutare la questione da un altro punto di vista, si potrebbe dire: al ministero della Funzione pubblica ci sono, forse, superconsulenti, ma, di sicuro, nessun fannullone!

Massimo

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