giovedì 26 giugno 2008

Cina d'Europa o culla della cultura?

Cito un pezzo di "Buongiorno" che oggi mi ha colpito molto, e che condivido, sebbene mi sembri incontestabile che i fondi per la cultura (reale) non devono essere risorse tolte alla sanità (reale).

Un estratto dal Buongiorno di oggi (26/6/2008 - Cinema Paradiso)

[...] E’ comprensibile che in un momento di crisi il primo ramo a essere segato sia la cultura. Ma è comprensibile ovunque, tranne che in Italia. Perché la cultura, di cui fanno parte il turismo e lo spettacolo, è il solo petrolio che abbiamo. L’unica ricchezza che ci distingue. Un'Italia senza cinema e teatro forti, senza musei ricchi, senza siti archeologici accoglienti, senza monti e litorali puliti, senza investimenti nel talento creativo perde ogni attrattiva agli occhi del mondo e si riduce alla sua dimensione economica di Cina d'Europa - terra di copioni e di paghe basse - ormai del tutto anacronistica da quando in scena ha fatto irruzione la Cina vera.

Infine, in giorni in cui la Pubblica Amministrazione viene messa in discussione, rivoluzionata, tagliata ad Brunetta, Tremonti e compagni di merende vari, riporto un dialogo avvenuto in un ente pubblico citato da un amico. Dialogo che probabilmente è avvenuto esattamente come trascritto.

I colloqui telefonici con l’empireo dell’Amministrazione sono ancora più surreali e imbarazzanti di quelli live. “Il progetto X non procede: perché?” - “Perché mancherebbe il visto del dirigente, cioè il tuo, su un provvedimento di affido.” - “Non mi interessa, il progetto dovrebbe già essere concluso. Fammi sapere”. Non gli interessa. Geniale. Mi domando quand’è che il sistema scolastico italiano si deciderà ad attivare corsi di “Sfoggio sistematico e incondizionato di potere“. Fino a quando vogliono restare chiusi nella loro torre d’avorio? Il mondo del lavoro non è tutto GANNT e marketing, sapete?

No, c'è anche lo sfruttamento di superpoteri per fini malvagi, come chiedere una cosa sapendo che la persona che se ne occupa è impegnata altrove, o aspettare pazientemente che questa persona stia per uscire per chiamarla...

Massimo

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