martedì 20 maggio 2008

Il falso, il finto e il semiserio

La farsa di Calciopoli ha provocato un senso di ingiustizia: il capro espiatorio ha pagato per tutti, altri hanno versato un obolo simbolico, mentre la vera cupola ha giocato e vinto la Champions League anziché retrocedere. Per non parlare degli organizzatori della farsa: tramite l'ex consigliere Guido Rossi (nominato commissario straordinario FIGC), e il vicepresidente Tronchetti Provera (intercettazioni della "sua" Telecom), gli amici di Moratti hanno ammorbidito una serie A troppo dura per loro, prendendosi uno scudetto pur essendo arrivati terzi a dieci punti, approfittando di un mercato falsato e di avversarie alla canna del gas per appropriarsi di giocatori come Ibrahimovic, per poi vincere un altro scudetto grazie all'assenza o la penalizzazione dei principali avversari.
Per questo, anche persone normalmente sportive hanno tifato contro, sperando in un epilogo rocambolesco che premiasse la rimonta della Roma, sottraendo lo scudetto all'Inter che era arrivata a un vantaggio di 11 punti. Per un'ora, dal vantaggio dei giallorossi a Catania, la Roma ha scavalcato l'Inter in classifica. Poi, ironicamente, proprio il rientro di Ibrahimovic dall'infortunio, dopo settimane di stop e senza i 90' nelle gambe, ha consegnato lo scudetto all'Inter, il primo "serio" dal 1989.
Nonostante gli "aiutini" e il rischio di buttare al vento un vantaggio abissale, lo scudetto di quest'anno è meritato.



A ostacolare il ritorno dell'Inter tra le squadre simpatiche (Moratti si chieda perché tanti tifavano contro), si aggiunge lo scempio dei tifosi che si sono presentati davanti allo stadio di Parma (dove non gli era consentito l'ingresso), invece di festeggiare civilmente hanno picchiato i poliziotti e devastato un asilo (!)



20/5/2008
Asilo Moratti

di Massimo Gramellini

Commentando la devastazione di un asilo di Parma da parte degli ultrà interisti, il presidente Moratti ha dichiarato al microfono di Radio Rai: «Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio». Se il microfono non ha capito male, l’assalto andrebbe dunque considerato involontario, dal momento che i vandali, poveri figli, credevano in buona fede di devastare uno stadio, mica un asilo. Ora, della gente che non distingue un asilo da uno stadio mi sembra abbia dei problemi seri con la realtà, e di certo non li risolverà passando le domeniche a credersi la reincarnazione degli unni. Ma anche se, in virtù di una congiura ordita dalla maestra di Moggi, lo stadio del Parma si fosse effettivamente truccato da asilo, con i pupazzetti alle pareti e i puffi disegnati sulle lavagne degli spogliatoi al posto del 4-3-3, quale sarebbe la logica giustificazionista del presidente nerazzurro? Che se un luogo pubblico fa parte dello stadio, allora diventa normale, o meno grave, che i tifosi lo distruggano? Che nessun ultrà farebbe mai del male a un asilo (molti, anzi, continuano a frequentarlo come ripetenti), mentre appare scontato che considerino lo stadio un territorio riservato alle loro scorribande? Se questo fosse il pensiero di Moratti (e non solo del microfono), ci toccherebbe quasi lodarne la sincerità. Infatti gli altri presidenti pensano la stessa cosa, ma hanno il pudore, o la furbizia, di non dirla.

Massimo

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