giovedì 21 febbraio 2008

Kyoto, dal Procollo al Trattato

Venerdì scorso, 16 febbraio, ricorreva il terzo anniversario della firma del Trattato di Kyoto, documento che sancisce l'entrata in vigore del più famoso "Protocollo di Kyoto", accordo di massima firmato 1997 da 180 Paesi ma poi bloccato dall'opposizione di alcuni, Stati Uniti e Australia, che si sono rifiutati di ratificarlo.
Il Protocollo è un piano per ridurre le emissioni dei gas-serra (responsabili del riscaldamento globale), rimasto bloccato per 8 anni, fino alla decisione del parlamento russo che ha reso possibile il superamento della soglia del 55 per cento dei firmatari, sotto la quale il Protocollo restava privo di valore. Con la firma del Trattato i Paesi che non rispettano le quote di riduzione rischiano delle sanzioni, anche se non sono ancora definiti meccanismi e organismi deputati, per cui le punizioni al momento sono ancora teoriche. Inoltre il Protocollo non rinuncia a un'ottica neo-liberista, che prevede l'emission trading, una sorta di "borsa delle emissioni", che garantisce ai paesi industrializzati la possibilità di comprare "licenze di inquinamento" da quelli più poveri. Un mercato creativo che non aiuta a diminuire l'effetto serra. La nostra mediocre politica energetica potrebbe comunque incidere sulle casse statali, con centinaia di milioni di "licenze di inquinamento da comprare" per andare in pari.


"Neve, finalmente!"
"Non è neve, Babbo Natale... direi che sono i fogli del Protocollo di Kyoto"

Il Bel Paese, anziché ridurre le emissioni nella misura prevista del Protocollo è riuscito ad aumentarle (ininterrottamente
dal 1990). Invece della prevista riduzione di CO2 del 6,5%, c'è stato un aumento del 12%. Nel frattempo Germania e Francia, definendo una seria politica dell'efficienza energetica e dei trasporti, hanno ridotto le emissioni del 19 e del 14 per cento. La Germania produce con l'eolico già 16 mila mega/watt, e in generale il Nord Europa, notoriamente molto soleggiato, sfrutta e incentiva il solare molto di più dell'Italia. Perfino la Cina, in fase di crescita esplosiva, pur non essendo vincolata al protocollo in quanto "Paese in via di sviluppo" ha ridotto le emissioni del 17%: partendo da un contesto catastrofico, basato sul carbone, è "bastata" una radicale conversione al petrolio, relativamente meno inquinante.

La tardiva entrata in vigore del Protocollo è un passo avanti, ma si tratta comunque di un
insufficiente compromesso al ribasso e tuttavia è ritenuto "inaccettabile" dalla lobby petrolifera, che l'ha combattuto aspramente, finanziando tra l'altro ricerche mirate a dimostrare l'infondatezza della nozione di "effetto serra". La comunità scientifica, seppur con stime differenti sull'entità del fenomeno, non ha comunque dubbi sull'esistenza del riscaldamento globale. L"'Intergovernmental Panel on Climate Change" delle Nazioni Unite ha trovato prove ovunque: ritiro dei ghiacciai, assottigliamento della calotta polare, diminuzione delle nevi perenni, aumento delle precipitazioni e un notevole incremento delle manifestazioni meteorologiche più violente.
Oltre all'emission trading, l'ingiustizia è alimentata dal fatto che, a fronte di un maggiore inquinamento causato dai Paesi ricchi, le conseguenze ricadono principalmente su quelli poveri: la desertificazione riduce le terre coltivabili, i morti da inondazione sono migliaia ed emerge il problema dei cosiddetti "profughi ambientali".



Con colpevole ritardo, riferisco della benemerita iniziativa "M’illumino di meno", proposta dalla trasmissione radiofonica
"Caterpillar" (Radio 2) e giunta quest'anno alla quarta edizione. Venerdì scorso, 15 febbraio, è stato caratterizzato più che festa del single, da quest'iniziativa di sensibilizzazione al risparmio energetico, patrocinata dal Ministero dell'Ambiente e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'invito rivolto a cittadini, scuole, aziende, musei, multinazionali, istituzioni, associazioni, università, negozianti e artigiani, chiedeva di spegnere per 15 minuti lampadine e apparecchiature elettriche, per diminuire i consumi in eccesso e mostrare all'opinione pubblica come un altro utilizzo dell'energia sia possibile, stimolare il dibattito sul risparmio energetico.
La quarta edizione ha coinvolto, oltre alle principali piazze italiane, metropoli estere come Londra e Parigi e luoghi importanti come il Parlamento Europeo, il Castello di Edimburgo, il Prater di Vienna e numerose sedi diplomatiche.



Un'altra buona notizia ecologica, per quanto spicciola: un settantenne inventore inglese, Trevor Baylis, che negli Anni Novanta propose la prima radio a manovella, ha realizzato l'Eco Media Player, un apparecchio che funziona da radio, lettore mp3 e file video, torcia e registratore senza bisogno di alcuna forma di elettricità, grazie alla carica a manovella. «In un’epoca in cui la gente è sempre più preoccupata per il cambiamento climatico questo è un modo per limitare il consumo elettrico», ha dichiarato l'inventore, detto al domenicale Sunday Times l’inventore che punta adesso alla messa a punto del primo telefono cellulare a molla. La radio a manovella si diffuse molto in Africa nelle zone dove l’elettricità è un bene raro, costoso o addirittura inesistente. Il "Lettore Mp3 verde" sarà presto venduto nel Regno Unito a circa 190 euro. Un minuto di carica manuale lo fa funzionare per 40 minuti, l’autonomia sarà di 20 ore.



Massimo

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