venerdì 1 febbraio 2008

Cloverfield, vecchi trucchi e viral marketing

In questi giorni sentite probabilmente parlare del film Cloverfield, da oggi nelle nostre sale. I giornali ne stanno parlando sfruttando motivazioni un po' penose di cui parlerò nelle prossime righe. In realtà io sono avanti :-)
Sono venuto a sapere della pellicola già qualche settimana fa grazie al blog "Il pozzo di Cabal",
sempre sfizioso.

Tra i motivi "esterni" di interesse, il marketing che lo ha promosso nelle scorse settimane. Sarà probabilmente l'ennesimo fumettone catastrofico con devastazione di New York e dei suoi simboli, ad opera di un mostro tipo Godzilla. Tra le particolarità spiccano le riprese, mosse e discontinue, in soggettiva, che rappresentano il punto di vista dei protagonisti, impegnati a documentare quanto sta succedendo con la loro camera digitale.

Il che rende Cloverfield un film molto
"attuale", che richiama una tendenza riscontrabile quotidianamente: qualsiasi avvenimento epocale, disgustoso o irrilevante "deve" essere immortalato con il videofonino, a rischio della propria incolumità, di quella altrui, della perdita del senso del sacro (funerali del Papa), del rispetto della persona (crimini sessuali ripresi per aumentare l'oltraggio nei confronti della vittima, o per avere un'arma di ricatto), di un minimo accettabile di compassione (vittime di incidenti che potrebbero essere soccorse anziché filmate).
La modalità di ripresa del film, sebbene difficilmente possa raggiungere i livelli "disturbanti" di "The Blair Witch Project", può letteralmente provocare la nausea. O così riferiscono i media. Ora, può anche essere, ma mi ricorda molto da vicino i cari vecchi trucchi da baraccone usati diversi decenni fa dai film horror per farsi pubblicità, in particolare con improbabili avvertimenti all'entrata delle sale cinematografiche. "L'esorcista" ad esempio era vietato ai malati di cuore, ma il pioniere di questo tipo di marketing non convenzionale è stato probabilmente il regista William Castle: nel 1958, ad esempio, per il film Macabre stipulò un’assicurazione di 1000 dollari (non valida per cardiopatici) per chi si fosse sentito male per la paura. In molte occasioni rese interattiva la sala cinematografica, predisponendo alcuni sedili per farli vibrare o per emettere piccole scosse elettriche. Alla sua figura è ispirata la pregevole pellicola "Matinèe".
Se Castle può essere considerato nostalgicamente un geniale innovatore, espedienti come le notizie di svenimenti o nausee causate dal film sembrano oggi un po' penose. Tuttavia, in una società che esalta i criminali e gli inetti, consolidati trucchi da quattro soldi (accompagnati magari dai quattro soldi) valgono ancora un un bell'articolo sui giornali, come quello sulla Stampa pubblicato giusto una settimana prima dell'arrivo del film in Italia.

Dietro la pellicola, il creatore di Lost, J. J. Adams. Forse è troppo ottimista aspettarsi da "Cloverfield" lo stesso livello qualitativo della serie TV. Per chi non è interessato a Lost: anch'io mi chiedevo come potesse risultare interessante una serie in cui un gruppo di persone naufraga su un'isola... eppure c'è tutto un mondo dietro, ed è appassionante. Quel che è certo, è che le strategie mediatiche che hanno contribuito al successo di Lost non sono state dimenticate. Da mesi girano anticipazioni su questo film, siti dedicati, annunci trionfali. E soprattutto è stato creato un alone di mistero, con progressive e studiate rivelazioni, filmati e anteprime "esclusive". In particolare, non è stato rivelato molto sul mostro. Qualche immagine molto confusa, dalle quali si potevano presumere dimensioni "standard". Si ipotizzava un rettile, ma pare che la faccenda sia più complessa.
La campagna telematica, all'insegna del
viral marketing, si è giovata anche dei siti "Ethan", legati ufficialmente al lancio di un videogioco poi risultato inesistente, e della fantomatica bevanda giapponese "Slusho", che ricorre in diverse serie prodotte da Abrams (o da amici compiacenti) e fa la sua comparsa anche in Cloverfield.

Aldilà del "contorno", i primi responsi "seri" sembrano positivi, come ad esempio la recensione di mymovies.

Visto che ho citato la serie, non posso non ricordare che oggi comincia, in America, la quarta stagione di Lost.




Massimo

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