giovedì 24 gennaio 2008

Caduta di governo, caduta di stile

Com'era prevedibile, il Governo non ha ottenuto la fiducia al Senato. E' caduto dopo un anno e mezzo, non per colpa dei "comunisti", ma per un "centro" furbetto, abituato a scendere ad infimi compromessi senza pagare il conto, per poi scandalizzarsi se il resto della coalizione non si prostra a sufficienza, esprimendo assoluta solidarietà. Come se non bastasse il vergognoso applauso unanimemente rivolto dal Parlamento all'uomo di Ceppaloni all'inizio del Mastellagate.



Era destinato a interrompersi il lungo e faticoso gioco di equilibrismi, frutto di una legge elettorale scellerata che ha distribuito il premio di maggioranza su base regionale, di fatto annullandolo, e condannato il Paese all'ingovernabilità. Per un anno e mezzo la maggioranza, con un solo senatore di "vantaggio", si è dovuta affidare ai senatori a vita, compresa Rita Levi Montalcini, classe 1909.
Segnali di disagio di un Paese, vittima di una classe politica mediocre e sfacciatamente arraffona, dei tanti "contropoteri", di uno scarso senso civico. Segnali rafforzati dalle scene pietose di oggi, come gli insulti, al grido di "Pezzo di m...", strillati dall'"onorevole" Tommaso Barbato, Udeur, al suo ex sodale Nuccio Cusumano, reo di aver annunciato un voto favorevole al governo, in contrasto con il suo partito.
Scene di basso livello, alle quali purtroppo mass media e politica ci hanno abituato.

Dopo aver offerto al mondo l'immagine di Napoli sommersa dai rifiuti, dopo aver visto un presidente di regione festeggiare
a suon di cannoli una condanna "non per mafia", ora abbiamo dato anche questo spettacolo. Il "Times" prova a presentare scenari foschi: "Berlusconi ha già corso in quattro elezioni come leader del centrodestra e ne ha vinte due; una quinta sarebbe un record italiano". Ma poi concede qualche speranza, almeno per una modifica alla legge elettorale: "Si ritiene più probabile che Napolitano chieda a Prodi di riformare la coalizione e provare di nuovo, o che nomini in governo tecnico per introdurre un nuovo sistema elettorale meno favorevole ai partitini".


Massimo

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