giovedì 31 agosto 2006

L'urlo di Munch: apparizioni, sparizioni...

Qualche flash (non di piu'; suvvia, per una manciata di ore siamo ancora ad agosto).

Fortunatamente la tensione è calata in Libano, speriamo che la missione Onu prenda una buona piega, il piu' possibile pacifica, e che si riesca a disarmare gli Hezbollah.

Il leader iraniano Ahmadinejad ha sfidato Bush a un dibattito televisivo sul problema del nucleare: ipotesi improbabile ma non priva di fascino. In quanto a intenzioni bellicose, nucleari e non, sarebbe uno scontro fra titani.

Sul pianeta calcio, sempre piu' gattopardesco, tutto è cambiato affinché non cambiasse nulla: capro espiatorio in B a pagare per tutti, per la gioia delle verginelle che millantano onestà o hanno ridotto al minimo i danni. Rossoneri in Champions, nerazzurri vittime con le mani in pasta, Matarrese (!) a capo della Lega.

E' stata ritrovata, in circostanze ancora da chiarire, una delle 4 versioni dell'"Urlo" di Munch, rubata due anni fa. Questi furti e ritrovamenti sono abbastanza frequenti (vedi anche mio modesto post di 3 mesi fa)... se mi lasciassi andare alla dietrologia, penserei a un piano del Governo di Oslo per far parlare periodicamente della punta di diamante della pittura norvegese.


D'accordo, mi lascio andare alla dietrologia.
Ora che i film della serie "Scream" sono terminati, qualcuno deve pur ricordare a un mondo dominato dalla cultura di massa l'esistenza di questo quadro simbolo dell'angoscia collettiva.


Riporto un'interessante presentazione del dipinto, pubblicata due anni fa su Repubblica, in occasione della sua ultima sparizione:

Era "l'urlo che attraversava la natura", come Munch stesso scrisse, quello percepito nel corso di una passeggiata, durante un tramonto "rosso come il sangue" (era il 1892), che lo spinse a mettere su tela l'angoscia che nasceva dalla sua sofferenza. Un vissuto personale di particolare tragicità: "Le malattie, la pazzia e la morte - scrisse - furono gli angeli neri che vegliarono sopra la mia culla e mi accompagnarono fin dall'infanzia". L'uomo del dipinto ha le sembianze stravolte dal terrore che lo squassa in profondità. Ed è icona del Novecento, degli orrori e della condizione esistenziale che marchieranno il secolo.
L'urlo, dunque, è espressione di sofferenza non più individuale ma collettiva. E profonda, dove le forme prendono andamento indefinito, i colori sono irreali, i contorni dissolti. Modernissimo, ispirerà il movimento espressionista europeo. E' anche la dimensione del sogno. Sono tutti gli uomini a perdersi nell'angoscia, quando capiscono che il nulla esiste, è verità partecipata. Immagine celeberrima, spesso e a sproposito utilizzata dal mondo della comunicazione, L'urlo è senza dubbio l'opera più famosa del maestro norvegese. In essa c'è il senso tragico della vita, quello stesso che aveva animato tutta l'arte scandinava fra Ottocento e Novecento. Munch fu, in pittura, quel che Ibsen (al quale l'artista fu legato da solida amicizia) e Strindberg furono in letteratura e in teatro, legati dalla poetica dell'angoscia che contraddistinse la cultura di quel Paese in quel periodo.



Massimo

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