sabato 21 luglio 2007

I veri eroi

Nel 1992 Cosa Nostra colpì il cuore dell'antimafia, eliminandone due protagonisti con altrettanti attentati a distanza di poco tempo: Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, politicamente distanti ma uniti nella lotta coraggiosa contro uno dei mali storici del Paese.



Sono passati 15 anni dalla strage di via D'Amelio, in cui morì, insieme alla sua scorta, Paolo Borsellino, procuratore aggiunto a Palermo. Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a casa di amici, Borsellino stava raggiungendo con la sua scorta l'abitazione della madre. L'esplosione di una Fiat 126 contenente un quintale di tritolo uccise Borsellino, Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Un unico sopravvissuto, Antonino Vullo. Pochi giorni prima dell'attentato, durante un incontro organizzato da Micromega, Borsellino parlò della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra, cosciente del fatto che difficilmente la mafia risparmia le sue vittime designate.
Tra i misteri legati all'attentato di via D'Amelio, la sparizione dell'agendina rossa su cui Borsellino annotava le considerazioni sulle sue indagini, e da cui non si separava mai. La moglie Agnese ricorda di avergliela vista mettere in borsa anche quella tragica domenica, eppure non venne ritrovata sul luogo dell'attentato, a differenza delle chiavi e delle sigarette. Il gip di Caltanissetta ha da poco respinto la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sul furto dell'agendina.

A Borsellino vengono attribuite due frasi particolarmente significative, uno slogan sul coraggio, «Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola» e una riflessione più articolata: «La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». A Paolo Borsellino è stato intitolato l'aeroporto internazionale di Punta Raisi (Palermo).

Il 23 maggio del 1992 era stato ucciso a Capaci il giudice Giovanni Falcone, un altro padre della lotta alla mafia, con 500 chili di tritolo che fecero saltare in aria l'auto blindata su cui stava viaggiando, nonchè il tratto di autostrada su cui stava transitando. Insieme a Falcone morì la moglie Francesca Morvillo, magistrato, e i 3 agenti di scorta: Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.
Le indagini condotte da Falcone e dal suo pool di magistrati avevano portato al primo Maxiprocesso contro la mafia, terminato il 16 novembre 1987, con 475 imputati.

Da diversi anni la vita dei due magistrati era considerata a rischio: dopo l'omicidio dei loro collaboratori Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell'estate 1985, si cominciò a temere per la loro incolumità, tanto che per motivi di sicurezza soggiornarono per qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell'Asinara.

Pochi mesi prima il Consiglio Superiore della Magistratura, nella votazione fra Falcone e Antonino Meli, basandosi sull'anzianità di servizio, nominò il secondo a capo dell'Ufficio istruzione. Da quel momento Falcone e il suo pool dovettero fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli; allo stesso periodo risale la vicenda del "corvo", una serie di lettere anonime diffamanti il Pool antimafia, che nell'autunno 1986 venne sciolto. In seguito Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio e ministro di Grazia e Giustizia ad interim, offrì a Falcone di dirigere la sezione Affari Penali del ministero. La collaborazione portò al progetto della Superprocura antimafia. Tuttavia, la vicinanza a Martelli costò a Falcone violenti attacchi da parte del PCI/PDS e del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che lo accusò di tenere nascoste le carte sugli omicidi eccellenti di mafia. Nello stesso periodo, i magistrati più vicini al PCI/PDS avversarono il progetto della Superprocura antimafia.

Resta, a distanza di 15 anni, il ricordo di due figure coraggiose, che hanno sacrificato la loro sicurezza e la loro vita per una nobile causa. Grazie.

Massimo

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