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giovedì 10 ottobre 2019

Pulp Fiction - 25 anni dopo


Con l'uscita di C'era una volta a Hollywood mi è ovviamente tornata voglia di rivedere Pulp Fiction (dopo un sacco di tempo, nonostante sia nella mia personale Top 3). Qualche sera fa sono andato su Netflix ed era lì che mi puntava... come dirgli di no? So che per stare sul pezzo avrei dovrei parlare il mese scorso dell'ultima opera di Quentin Tarantino, o adesso di Joker ed El Camino, ma in questo momento mi preme di più tornare sul capolavoro di Tarantino, una vetta che - secondo me e in base ai miei gusti - non raggiungerà più.


 Fonte: sbs.com

Infarcito di musica fine anni 50/60/inizio 70 e di citazioni cinematografiche, la pellicola era divenuta immediatamente un cult e un'icona degli anni 90. È passato un quarto di secolo: secondo me Pulp Fiction è invecchiato benissimo e non è un fatto così scontato. A proposito di invecchiare: la musa di Quentin è rimasta bellissima, ma a 23 anni Uma Thurman era fuori scala.
anche mia moglie mi ha catturato a 23 anni... le coincidenze non esistono, come dice Dylan Dog :-)

Fonte: dsautomobiles.it

AMORE PER IL CINEMA
Uno degli elementi cardine dell'arte di Tarantino è il legame affettivo con la settima arte. Mescolando classicismo e innovazione, Pulp Fiction cita senza sosta cinema "alto" e "basso". Ricorrono generi e autori amati dal regista di Knoxville, a partire dal suo preferito, Sergio Leone, con gli stalli alla messicana e l'alternarsi dei primi piani presi dagli spaghetti western. La celeberrima scena del twist richiama il ballo di Otto e Mezzo di Fellini ma è ispirata a una scena di Bande à part di Jean-Luc Godard (in Italia distribuito come "Svelato meccanico"). La mossa delle dita a V passate sopra gli occhi è invece un riferimento pop "extra-cinema": è la Batusi, il ballo eseguito da Batman nella serie televisiva degli anni 60 (esordio nella prima puntata, replica - su riarrangiamento della sigla - nell'episodio 28).

Fonte: peru21.pe


I PERSONAGGI
Il film sprizzava coolness da tutti i pori, grazie soprattutto ai personaggi. Eppure quasi tutti quelli principali "rischiarono" di essere interpretati da attori differenti:
- per Mia Wallace era quasi stata scelta Jennifer Aniston (prima di diventare famosa  come Rachel di Friends: Pulp Fiction è stato girato nell'autunno 1993, mentre il telefilm andò in onda per la prima volta nel settembre 1994). La parte non andò a Julia Roberts per divergenze sul compenso. Inizialmente Uma Thruman aveva rifiutato il ruolo: Quentin Tarantino, disperato, la convinse leggendole l'intero copione al telefono.
- Vincent Vega doveva essere affidato a Michael Madsen (già nelle Iene e poi in Kill Bill), che poi rifiutò per recitare in Wyatt Earp: si propose Daniel Day-Lewis, ma la parte fu data a John Travolta.
- Jules Winnfield fu scritto pensando a Samuel L. Jackson, ma Paul Calderón fece un grandissimo provino. L'attore ispanico, essendo amico di Jackson, chiese di fargli avere una nuova audizione: alla fine il futuro Nick Fury dell'MCU ottenne la parte e a Calderón fu invece affidato il ruolo di Paul (English Bob, il barista di Wallace)
- per il pugile Butch, prima di Bruce Willis venne preso in considerazione Silvester Stallone.



MACGUFFIN
Ci si è interrogati a lungo sul contenuto della valigetta di Marcellus Wallace che devono recuperare Jules e Vincent: l'unica cosa certa è che si tratta di un MacGuffin e che il contenuto è indefinito (Tarantino nel 2003 affermò: “È qualunque cosa lo spettatore voglia che sia"). 
Il MacGuffin è un espediente narrativo, un pretesto che muove la trama, fondamentale per i personaggi, ma senza un vero significato per lo spettatore. Lo è per antonomasia la busta con i 40.000 dollari in Psycho (la fuga della donna nasce da lì, ma poi l'oggetto esce di scena e la storia prende una piega indipendente): fu lo stesso Hitchcock a coniare il termine insieme al suo sceneggiatore. Spesso non viene mostrato o, come in Pulp Fiction, lo spettatore non viene a sapere in che cosa consista il MacGuffin: talvolta non lo sanno nemmeno sceneggiatore e regista. 

 La valigetta luminosa - Fonte: snopes.com



DIALOGHI INFINITI E RACCONTO DESTRUTTURATO
Mi soffermo su due cifre stilistiche del primo cinema di Tarantino che negli anni si sono decisamente affievolite. Innanzitutto i lunghissimi e brillanti dialoghi, infarciti di filosofia spicciola e cultura pop, spesso poco funzionali alla trama ma in grado di calare lo spettatore nel mondo della storia e di umanizzare i personaggi, riducendo la distanza da quelli "estremi": se, come noi, i personaggi parlano di cose ordinarie e dei film che hanno visto, li sentiamo più "vicini" e siamo più portati a "credere" che facciano parte del nostro mondo anziché di uno fittizio. 

 La fabula di Pulp Fiction - Fonte: visual.ly


Elemento più tecnico è la narrazione destrutturata, ottenuta non solo tramite il montaggio non lineare ma già in fase di scrittura: questa sceneggiatura valse a Tarantino il primo Oscar (il bis arriverà 18 anni dopo con Django Unchained). L'ordine cronologico viene annullato, si va ben oltre l'uso dei flash-back, l'intreccio si fa beffe della fabula: l'ultima scena in ordine cronologico è la fuga di Butch e Fabienne sul chopper (il cui rombo si sente in apertura di film, tra la definizione di Pulp e il pre-rapina), mentre la pellicola si chiude com'era cominciata, con la rapina di Zucchino e Coniglietta, mostrando in azione personaggi già uccisi e l'ultima "esecuzione" del brano di Ezechiele 25,17 (in realtà è un discorso preso da un B-movie di arti marziali del 1976, Karate Kiba, che al fondo riprende il versetto biblico) da parte di Jules, che ne dà una nuova interpretazione. 
Segnalo una sintesi di 5 minuti con le scene in ordine cronologico, utile per un breve ripasso del film, nonché le interessanti analisi tecniche di Giuseppe Gangi e di Maurizio Pessione.



Massimo

venerdì 5 febbraio 2016

Finalmente The Hateful Eight

Ieri è uscito in Italia The Hateful Eight, l'ottavo film di Tarantino (che sarebbe il nono, contando l'episodio "Deathproof" di Grindhouse, di fatto un film intero). Neanche due mesi dopo il resto del mondo, ma sapete com'è, qui c'era Checco Zalone...

Su Top Week il curatore di Dylan Dog Roberto Recchioni ha inserito film nella top 10 del 2015 (basandosi sulla data di uscita americana): "Un western in settanta millimetri girato per il 95% al chiuso. Un thriller alla Dieci Piccoli Indiani più sanguinoso di uno splatter. Il teatro reinventato al cinema come Reservoir Dog. Un omaggio, prima ancora che agli spaghetti western, al La Cosa di Carpenter (la neve, la presenza di Kurt Russell e un certo cappello non sono affatto casuali, fidatevi)".

Gli odiosi otto (Fonte: static.independent.co.uk)


FINALMENTE
Per il film più lungo della carriera di Tarantino (187 minuti la versione analogica, 167 la digitale), sono diversi i motivi di interesse, che potrebbero dare un'idea della complessità e la bellezza dell'opera. Alcuni li suggerisce lo stesso regista:
- Tarantino definisce The Hateful Eight “Le Iene formato western, con un chiaro influsso de La cosa di Carpenter”. Secondo qualcuno, è addirittura un remake del famoso horror del 1982.
- "Potrebbe essere una piéce teatrale, anzi, lo è"
- “È straordinario quando ti capita di girare un film e accorgerti che dialoga con l'attualità: in questo caso me ne sono reso conto durante le riprese e non in fase di sceneggiatura”
- "The Hateful Eight è meno ispirato a un film western che a Bonanza, Il virginiano e Ai confini dell'Arizona".
- “Questo è un film assolutamente politico. I western hanno sempre raccontato la propria epoca, molto meglio di qualunque altro film". Il regista cita in particolare i western americani degli anni ’50 (problemi della società americana di quegli anni), ’60 e ancor di più per quelli dei ’70 (prima ‘Vietnam-western’, che riflettevano gli effetti della guerra in Vietnam, poi i ‘Watergate-western’). 



70 MM
Tarantino ha voluto girare il film sulle gloriose  pellicole Ultra Panavision 70mm, un formato inutilizzato da circa cinquant'anni (è stato usato solamente una decina di volte, prevalentemente in kolossal anni '50 e '60, ad esempio il Ben Hur di William Wyler). Il rapporto base/altezza è uno stratosferico 2,76:1. La Kodak, che due anni fa era praticamente fallita, può ringraziare Tarantino e un altro pugno di registi (Christopher Nolan, J.J. Abrams e Martin Scorsese) per aver "costretto" i produttori a mantenere l'uso delle pellicole. 

La distribuzione limitata in pellicola è iniziata negli Stati Uniti il 25 dicembre scorso, due settimane prima della versione digitale. La versione da 70mm è più lunga, di circa 18 minuti, come spiega Tarantino: "ha un prologo e un intermezzo, e durerà 3 ore e 2 minuti. Quella digitale è più corta di circa 6 minuti, senza contare l'intermezzo, che dura circa 12 minuti. Certe scene risultano meravigliose e sfavillanti se viste in 70mm, ma nelle copie digitali perdono tutta la loro potenza". In Italia la pellicola 70 mm è uscita il 29 gennaio in soli tre cinema: l'Arcadia di Melzo, la Cineteca di Bologna e il Teatro 5 di Cinecittà, Roma.

Anna Maria Pasetti sul Fatto Quotidiano aggiunge: "Il quadro visivo permesso dai 70mm permette allo spettatore di scegliere la propria scena, i propri personaggi da osservare, proprio come in un grande palcoscenico dove accadono molti fatti e ciascuno può seguire quello che maggiormente lo interessa". 

L'immancabile Samuel L. Jackson (fonte: giphy.com)



LA MUSICA DI MORRICONE
La colonna sonora del film è scritta da Ennio Morricone, che torna al western dopo 40 anni. Ha vinto un Golden Globe ed è candidata all'Oscar, inoltre è la prima colonna sonora inedita di un film di Tarantino, dopo tante selezioni di brani presi da pellicole precedenti. Le musiche dello stesso Morricone vengono citate in Kill Bill e Bastardi senza gloria (e aveva composto "Ancora qui" per "Django unchained"). L'autore delle soundtrack dei film di Sergio Leone aveva dichiarato che non avrebbe più lavorato con Tarantino visto che il regista, secondo lui, utilizzava la musica "senza coerenza". 



***

Aspettavo da tempo questo film (vedi ad esempio i post precedenti che lo annunciavano e anticipavano il cast). Causa gruppo di amici da mettere d'accordo, io lo vedrò tra qualche giorno, per cui sono ancora in impaziente attesa...

Massimo
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